(AGENPARL) - Roma, 8 Febbraio 2026(AGENPARL) – Sun 08 February 2026 D:, Lei parla di un clima preoccupante nel Paese. Perché?
R: Perché stiamo normalizzando ciò che normale non è. Aggressioni alle forze dell’ordine, città messe a ferro e fuoco, violenza giustificata a seconda della causa del momento. Qualche anno fa lo avremmo chiamato senza esitazioni “attacco al cuore dello Stato”. Oggi, invece, qualcuno minimizza. È questo che mi preoccupa davvero.
D: C’è chi dice che si tratti solo di protesta sociale.
R: La protesta è un diritto sacrosanto. La violenza no. Mai. Quando si cambia motivo ogni dieci minuti – prima un vertice, poi una legge, poi una guerra, oggi le Olimpiadi – e il risultato è sempre lo stesso, non siamo davanti al dissenso: siamo davanti a un metodo di destabilizzazione.
D: Secondo lei perché oggi questi episodi vengono letti in modo diverso?
R: Perché al Governo c’è Giorgia Meloni. Ed è un fatto politico evidente. Le stesse azioni che ieri avrebbero provocato indignazione unanime oggi vengono giustificate, se non addirittura applaudite, da una certa area. Questo doppio standard è pericolosissimo.
D: Chi rischia di più in questa situazione?
R: Tutti. Ma soprattutto chi pensa di poterne restare fuori. Penso a quel 50% di italiani che non vota, convinto che “tanto non cambia nulla”. Quando lo Stato viene delegittimato e indebolito, a perdere sono i diritti, la sicurezza, la libertà quotidiana. Non un governo, ma la democrazia.
D: Qual è il messaggio che vuole lanciare?
R: Qui non è in discussione destra o sinistra. È in discussione la tenuta dello Stato democratico. Uno Stato può discutere tutto, migliorare tutto, cambiare tutto. Ma non può tollerare chi usa la violenza come linguaggio politico e chi, per convenienza, fa finta di non vedere. Difendere le istituzioni oggi non è una scelta ideologica. È una responsabilità civile.