(AGENPARL) - Roma, 5 Febbraio 2026(AGENPARL) – Thu 05 February 2026 Cia-Agricoltori: difendere le produzioni ortofrutticole
“Il settore ortofrutticolo italiano è entrato in una fase di transizione
violenta. Tra crisi climatiche, tensioni geopolitiche e squilibri
commerciali, le nostre imprese non possono più restare sole a gestire
l’urto di un mercato globale sempre più sbilanciato, senza regole comuni,
senza reciprocità negli scambi e senza tutele adeguate per il reddito”. È
il monito lanciato da Cia-Agricoltori Italiani, in occasione di Fruit
Logistica a Berlino dove è in vetrina l’eccellenza ortofrutticola “made in
Basilicata”. La produzione ortofrutticola in Basilicata, concentrata
principalmente nell’area del Metapontino, destinata al fresco e alla
trasformazione industriale, è un pilastro economico regionale che si
distingue in fiere e rassegne internazionali come sui mercati per
l’eccellenza in fragole
, pesche
, nettarine
, albicocche
, agrumi
(clementine
e uva da tavola
Il settore, con oltre 21mila ettari, vanta produzioni di alta qualità
(DOP/IGP), oltre alla fragola, come il Peperone di Senise e fagioli,
generando un valore significativo per l’economia agricola locale. Il valore
della produzione commercializzata nel 2023 dalle Organizzazioni di
Produttori lucane è stato di circa 267 milioni di euro, che rappresenta il
68.51% del totale del valore della produzione ortofrutticola regionale
Per Cia la transizione va governata rimettendo al centro il ruolo degli
agricoltori e riequilibrando i rapporti lungo la filiera, prima ancora di
affrontare i singoli dossier commerciali. Perché l’ortofrutta non è una
semplice voce statistica, ma il cuore pulsante del Made in Italy agricolo:
con 18,9 miliardi di euro di valore, 150mila aziende coinvolte e oltre un
milione di ettari coltivati, rappresenta il primo comparto nazionale e
incide per un incredibile 28% sulla produzione agricola totale. “Dietro
questi numeri -ha ricordato il presidente Cristiano Fini- ci sono
competenze, biodiversità e presidio dei territori. Un patrimonio che il
sistema Paese e l’Europa hanno il dovere di proteggere”.
Proprio per rispondere all’attuale fase di forte instabilità e difendere il
settore, il presidente di Cia ha illustrato in fiera priorità e richieste
strategiche dell’organizzazione per il 2026:
*RAFFORZAMENTO DELLA POSIZIONE DEGLI AGRICOLTORI –* Il riequilibrio dei
rapporti di filiera e la maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi
sono nodi centrali per garantire un giusto reddito agli agricoltori.
Occorre istituire un Osservatorio dei prezzi e dei costi europeo, per
monitorare l’andamento dei costi agricoli e contrastare distorsioni e
sperequazioni tra la remunerazione dei produttori e i prezzi allo scaffale.
*SEMPLIFICAZIONE E AGGREGAZIONE –* Resta fondamentale la creazione e il
rafforzamento di Op e Aop, le fusioni tra Op, il sostegno a Op
transnazionali e a progetti integrati, per aumentare la massa critica sul
mercato. È quindi necessario sburocratizzare l’accesso agli aiuti
comunitari e garantire che, nella futura Pac, il settore ortofrutticolo
organizzato continui a ricevere un sostegno adeguato, evitando che le
scelte di co-finanziamento nazionale generino distorsioni tra Stati membri
o tra settori all’interno di ciascun Paese.
*RECIPROCITA’ REALE NEGLI SCAMBI –* Serve l’applicazione delle clausole a
specchio in tutti gli accordi commerciali, a partire dal Mercosur, per
impedire l’importazione di prodotti che non rispettano gli standard
ambientali, fitosanitari e sociali europei.
Sul fronte commerciale, d’altronde, l’export ortofrutticolo italiano resta
sotto pressione. Se l’accordo Ue-Usa ha evitato un’escalation tariffaria, i
dazi al 15% in vigore da agosto 2025 continuano a rappresentare un freno
significativo per l’ortofrutta nazionale. Allo stesso tempo, per Cia la
crescente pressione competitiva del Nord Africa – con Paesi come Marocco ed
Egitto che hanno raggiunto 4,5 miliardi di dollari di export ortofrutticolo
– impone all’Italia un’accelerazione su innovazione, qualità certificata e
organizzazione per mantenere la leadership nel Mediterraneo. D’altra parte,
però, il rispetto degli stessi standard dell’Ue per i Paesi terzi non deve
essere più un’opzione ma un obbligo, una condizione di equità per evitare
che gli agricoltori italiani siano schiacciati da prodotti ottenuti con
l’uso di sostanze vietate e costi del lavoro non regolamentati.
“Non chiediamo protezionismo, ma regole uguali per tutti -ha concluso
Fini-. In questo scenario, la fermezza diplomatica sui criteri di sicurezza
e reciprocità deve andare di pari passo con dinamismo commerciale e
innovazione. Solo così il nostro settore ortofrutticolo potrà continuare a
generare valore nei territori e consolidare il proprio ruolo di traino
dell’economia. Non può esserci alcuna transizione efficace se a pagarla
sono sempre gli agricoltori”.