(AGENPARL) - Roma, 4 Febbraio 2026(AGENPARL) – Wed 04 February 2026 **Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano**
Comunicato del 04/02/2026, ore 18:16
Nota ai media!
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I lavori del plenum vengono trasmessi in diretta sulla homepage http://www.consiglio-bz.org e sul canale YouTube del Consiglio provinciale. Su quest’ultimo è possibile interrompere lo streaming per rivedere i passaggi precedenti, in caso di interesse a specifici interventi. Alla pagina web http://www.consiglio-bz.org/it/filmati-delle-sedute-del-consiglio è disponibile invece, di norma dal giorno successivo alle riprese, una riproduzione strutturata delle stesse, con la possibilità di cercare e selezionare la discussione su un determinato atto e gli interventi dei singoli consiglieri/delle singole consiglieri.
Consiglio
Lavori consiglio: Commercio equo, Libertà d’espressione
**Mozioni di JWA Wirth Anderlan, Vita. La seduta di questo pomeriggio è terminata.** Nel pomeriggio di oggi, Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha presentato in Consiglio provinciale a Bolzano la Commercio equo solo a parità di condizioni, con la quale proponeva di esortare la Giunta provinciale, i parlamentari della Provincia autonoma di Bolzano a Roma e l’europarlamentare della Provincia autonoma di Bolzano a dare un chiaro segnale a sostegno dell’agricoltura locale e a far sì che i generi alimentari esenti da dazio o con dazi agevolati possano essere importati nell’UE, e in particolare in provincia di Bolzano, solo se prodotti alle stesse condizioni e nel rispetto degli stessi standard previsti per la produzione alimentare europea o altoatesina. Particolare attenzione andrà rivolta alla sostenibilità, al salario minimo, alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e alla salvaguardia dell’ambiente. In tal senso dovranno essere applicati gli stessi standard previsti per la produzione alimentare europea. Nelle premesse, il consigliere spiegava che dopo oltre 25 anni di negoziati, l’Unione europea ha firmato un accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay): viene così a crearsi una zona di libero scambio comprendente oltre 700 milioni di persone e quindi una delle più grandi aree economiche a livello globale. Il nocciolo dell’accordo è la sostanziale eliminazione dei dazi su oltre il 90% delle merci scambiate. In merito, gli agricoltori, le organizzazioni dei consumatori e diversi Stati membri mettono in guardia contro i rischi considerevoli per le aziende agricole locali, la qualità degli alimenti e la sicurezza dell’approvvigionamento. I Paesi del Mercosur hanno spesso standard ambientali, sociali e di salvaguardia del benessere degli animali di molto inferiori a quelli europei; ci sono differenze anche per quanto riguarda i pesticidi; sostanze vietate nell’UE per motivi sanitari e ambientali in Sudamerica possono continuare ad essere utilizzate. Queste differenze strutturali determinano una forte pressione sui prezzi delle aziende europee: mentre gli agricoltori locali sostengono costi elevati per l’energia, gli stipendi, la burocrazia nonché per investire nell’ambiente e nel benessere degli animali, essi si trovano a dover competere con le importazioni da Paesi con costi di produzione significativamente più bassi. Le associazioni degli agricoltori parlano quindi di una “sistematica concorrenza sleale”: un commercio agricolo esente da dazi tra continenti con standard ambientali, sociali e di benessere degli animali fondamentalmente diversi è ingiusto e mette a repentaglio l’agricoltura europea, accelerando la scomparsa delle piccole realtà agricole e minando la fiducia dei consumatori nella qualità degli alimenti di origine locale.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha evidenziato che per materie prima ed energia si dipende da altri Paesi, e che alleanze strategiche del passato vengono messe in discussione. i mercati sono in subbuglio e vengono erette barriere, è necessario cercare nuovi partner commerciali e cercare una maggiore indipendenza. Giusto è cercare nuovi mercati, ma rispettando gli standard europei, per non essere invasi da prodotti a prezzi di dumping e mantenere gli standard locali. Ha chiesto di votare separatamente premesse e dispositivo.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) ha sottolineato la necessitá di garantire trasparenza e sicurezza per i consumatori, rilevando che oltre oceano c’è un maggiore spazio di manovra: per esempio, il biologico europeo non può essere confrontato con il biologico dell’America del sud, dove sono usati fitofarmaci giá da tempo vietati nella UE e c’è meno attenzione alla salute del consumatore: gli alimenti sono il carburante del corpo. Si potrebbe anche scegliere un’altra strada: si parla sempre tanto degli agricoltori locali, ma bisogna anche sostenere queste filiere locali.
Nel complesso, la zona di libero scambio Mercosur è importante per l’Europa, ha detto Paul Köllensperger (Team K), perché garantisce anche uno sbocco ai prodotti lattiero-caseari europei. Il problema è imporre gli standard europei agli altri Paesi: questo è impossibile, ecco perché si interviene con i dazi. Dopo 25 anni di trattative, anche grazie all’intervento dell’Italia sono stati aggiunti alcuni meccanismi di tutela, quale un’eventuale reintroduzione dei dazi in situazioni di riduzione eccessiva dei prezzi. Ovviamente, la UE pensa più alle grandi imprese che a quelle piccole. I ricercatori economici prevedono effetti ridotti sul mercato europeo: per esempio, 1,5% di carne dal Mercosur, che non incide tanto sul mercato. Più preoccupante sarebbe l’entrata nella UE dell’Ucraina, perché lì andrebbero i fondi agricoli.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che i dazi sono solo uno degli aspetti: bisogna considerare gli effetti sulle condizioni quadro dell’agricoltura. L’agricoltura locale deve rispettare degli standard molto alti, che altrove non valgono, con controlli importanti; dall’altra, si fanno accordi con paesi difficilmente controllabili, con certificati che bisogna accettare come sono. Questo è un danno per le piccole imprese, ed ecco il perché delle proteste.
L’ass. Luis Walcher ha sottolineato che la questione è di grande attualità. ha ricordato che il 21 gennaio il Parlamento europeo aveva chiesto un parere alla Corte di giustizia: la ratifica ne potrebbe quindi andare avanti per le lunghe. In tempi di instabilità c’è bisogno di certezza per mercati sicuri e adeguati alla produzione europea. UE e Paesi Mercosur hanno firmato il contratto a gennaio, esso verrà attivato in estate; ci sono dei meccanismi di protezione, come le quote, clausole di tutela soprattutto per prodotti agricoli sensibili, viene prevista anche la garanzia di standard sanitari come quelli europei. La Ue farà controlli sulle importazioni, sarà controllato il rispetto degli standard europei e l’eventuale presenza di prodotti tossici: non ci sarà ammissibilità automatica dei prodotti e bisognerà rispettare gli standard europei. Per i prodotti altoatesini, questa è la possibilitá per entrare in nuovi mercati, di Paesi dove c’è forte domanda. la mozione non puó essere accolta perché riguarda esperienze esclusive della UE. Sul tema ci sono tanti incontri, cui partecipano anche il presidente della Provincia e l’europarlamentare Dorfmann, al fine di garantire la sopravvivenza di aziende piccole e masi di montagna, affinché il numero di agricoltori non cali ulteriormente. Wirth Anderlan ha chiesto se l’assessore crede veramente a ció che ha detto, e se sa che dietro ai controlli ci sono grandi catene come Lidl e Aldi, che vogliono solo prezzi bassi. Ha fatto riferimento a quanto successo in merito ai grandi carnivori,, e detto con veemenza all’assessore che lui non rappresenta i contadini sudtirolesi, che hanno bisogno di una risposta, ma quelli argentini e americani. L’assesore e Dorfmann distruggono l’agricoltura. Messa in votazione, la mozione è stata respinta: le premesse con 8 sì, 2 no e 3 astensioni, la parte deliberante con 8 sí, 18 no e 7 astensioni. L’ass. Walcher è quindi intervenuto per fatto personale: gli va bene che ciascun consigliere esprima la propria opinione, ma il tono è importante, non ci si trova in un bar, e aver alzato cosí la voce non va bene.
Prima della discussione del successivo punto all’ordine del giorno, il Scuola plurilingue come offerta supplementare (presentato dai conss. Foppa, Oberkofler e Rohrer), Renate Holzeisen (Vita) ha chiesto una garanzia della trattazione della propria mozione in questa sessione: essa era stata sospesa in attesa della traduzione di un emendamento. Il presidente Arnold Schuler ha detto che è prassi rinviare la trattazione di un documento in attesa di una traduzione. Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha suggerito di iniziare con la trattazione della proposta di Holzeisen, se la modifica non riguardava la parte deliberante, e questa posizione è stata condivisa da Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit). Brigitte Foppa ha confermato, e si è detta disponibile a discutere la propria proposta domani.
Renate Holzeisen (Vita) ha quindi presentato la La libertà di espressione in Occidente, specialmente in Europa, è sottoposta a forti pressioni: persino il Papa esprime preoccupazione, con la quale, evidenziando che nel suo discorso di Capodanno in Vaticano Papa Leone XIV aveva espresso molto chiaramente la sua preoccupazione per la massiccia limitazione della libertà di espressione in Occidente, e che durante il cosiddetto periodo del coronavirus, sia l’amministrazione Biden (cioè l’ex governo statunitense guidato dai cosiddetti “democratici”), sia la Commissione europea e i Governi degli Stati membri avevano imposto ai media la verità da propagandare – dietro lauti compensi – e li avevano esortati a censurare brutalmente le opinioni contrarie, invitava i componenti del Consiglio provinciale ad esprimere – nell’ambito di una dichiarazione congiunta da redigere dai rappresentanti dei gruppi consiliari e da trasmettere successivamente dal Presidente del Consiglio Provinciale ai media – in modo chiaro il loro impegno a favore della libertà di espressione nel senso dell’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, dell’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti Umani e dell’art. 11 della Carta dei Diritti e delle Libertà Fondamentali dell’UE, nonché a ricordare ai media che il loro compito fondamentale è quello di dare spazio alle opinioni rappresentate nella società, in particolare anche alle opinioni (peraltro il più delle volte solo presunte) minoritarie, al fine di consentire e proteggere una società multipolare nel vero senso democratico. Secondo gli Epstein files, ha detto Holzeisen, risulta che in Europa è stata praticata la censura di opinioni americane, e nello stesso tempo trasmissioni e interventi giornalistici vengono censurati in Italia e in Europa. Ci si trova in un mondo ipocrita; anche in Alto Adige, su Rai Südtirol, il caporedattore di un giornale ha parlato in maniera spregiativa dei No Vax, che invece hanno avuto spesso ragione, come dimostrano gli stessi Epstein files. La stessa Commissione europea alimenta la censura con atti quali il “Digital Services Act (DAS)” e lo “European Democracy Shield”. In qualsiasi Parlamento, ha concluso la consigliera, le opinioni hanno il diritto di essere espresse, a meno che non comportino violazioni penali.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha detto che nella mozione era citato Russia Today come esempio della libertà di espressione, mentre si trattava di un esempio di propaganda russa; in Russia quando le persone esprimevano liberamente la propria opinione vengono incarcerate – gli europei, invece, sono privilegiati, in quanto vivono in un continente dove possibile esprimere liberamente la propria opinione. La parte dispositiva della mozione, ha aggiunto, prima cita la libertà di espressione, poi vuole dettare ai media come lavorare. Ha quindi fatto riferimento alla citata trasmissione RAI sul divieto dei social media ai minori di 16 anni, in cui si era discusso degli effetti di questi sui bambini, anche con riferimenti al pericolo di pedofilia: l’affermazione citata era stata riprodotta senza contesto dall’AfD tedesca per creare scalpore.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che in quanto al lavoro dei media in questa provincia spesso ci si chiede: “Ma di quale Consiglio provinciale stanno parlando?”: spesso si tratta di una certa rappresentazione di determinati consiglieri. Aveva dato un’intervista alla Tageszeitung, “probabilmente l’ultima”, ma le sue parole erano state riportate in maniera sbagliata, senza una rettifica, e questo senza conseguenze. Il giornalismo dovrebbe essere oggettivo, a partire dalla scelta di chi parlare. Anche durante il periodo della pandemia, l’informazione andava sempre nella stessa direzione. Ha citato quindi la RAI, orientata al “verde”, e l’esclusione di persone che si dichiarano contrarie a un certo concetto.
Paul Köllensperger (Team K) ha detto che Holzeisen aveva ragione in merito all’Europa, ma la situazione era ben peggiore in Russia e negli USA. In questi giorni, Meta, Tik Tok e google censurano post di critica sull’ICE, e lo spazio per la libera espressione, in Occidente, si riduce rapidamente. Nell’Occidente citato dal papa, gli USA sono inclusi, ma proprio JD Vance è venuto a dare lezioni di libertà d’espressione!. Anche nella UE, negli ultimi anni, le cose sono peggiorate. Vero è che i media hanno un atteggiamento poco trasparente: spesso le opinioni rappresentate da certi media non rispettano le opinioni di minoranza; proprio nelle trasmissioni pubbliche c’è un problema in questo senso. Un problema sarebbe il controllo sulle chat chieste da Von der Leyen col pretesto della lotta alla pedofilia. Non si può essere comunque contrari a una richiesta di libertà di espressione.
Waltraud Deeg (SVP) ha detto che nel dispositivo Holzeisen introduceva quella che è la base della democrazia e della costituzione, cioè la libertà d’espressione; tutti i giorni bisogna darsi da fare per questo, tuttavia a fronte di quanto detto da Vance e di quanto succede a Minneapolis, è chiaro che non si rispettano i diritti umani. Questa è una contraddizione storica. Ci sono in ballo interessi economici, e si sfrutta l’occasione per fare in modo di scardinare le istituzioni democratiche e portare avanti grandi affari in Europa per singoli soggetti. Tuttavia, non è necessario chiedere il rispetto dei diritti fondamentali con una mozione: bisogna farlo con l’agire quotidiano, altrimenti bisognerebbe confermare 139 articoli della Costituzione.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha ribattuto che invece è necessario farlo, anche perché in altri Paesi ci sono persone che vengono arrestate. Ha ricordato le penalizzazioni per chi non aveva il certificato di vaccinazione. La Rai, ha aggiunto, aveva parlato di cocktail di pesticidi sui meleti dell’Alto Adige, ma questo servizio ora non era più condivisibile sui social: la libertà d’espressione, o c’è o non c’è. La situazione in Alto Adige non è cos grave, ma in Austria e Germania ci osno persone che sono state arrestate, e anche qui molti non hanno il coraggio di esprimere la propria opinione perché vengono etichettate com estremisti di destra o no vax. ha quindi sostenuto la mozione.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che in provincia ognuno puó esprimere la propria opinione; il problema è che essa viene orientata, perché le fonti mediatiche sono sotto controllo di determinati soggetti. I Verdi sono spessissimo presenti nelle trasmissioni RAI locali; la STF è la seconda forza per numero di consiglieri ma non viene mai interpellata. false informazioni vengono volutamente diffuse, senza rettifica. I rappresentanti dei media dovrebbero invece garantire la molteplicità delle opinioni, anche perché ottengono soldi pubblici.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha ricordato di aver spesso ripetuto che non si distingue tra media pubblici e privati; comunque è sempre successo che fossero di parte. In Alto Adige c’è una situazione storica, c’è un’azienda molto potente ma anche pluralismo, ma da un’emittente pubblica come la RAI egli ha aspettative diverse rispetto a quelle che ha rispetto a un privato; si aspetta anche domande critiche, nonché che vengano presentati dati precisi.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha detto che è necessario far lavorare giornalisti e media in indipendenza e libertà, riconoscendo la capacità di valutazione di un giornalista su ciò in merito a cui vuole informare e commentare. Questa libertà va garantita, considerando anche l’esistenza di un codice etico dei giornalisti.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha fatto riferimento alla disaffezione della politica, rilevando che i media vi contribuiscono, pubblicando sempre gli stessi volti e le stesse opinioni. Chi difende i giornalisti è proprio chi viene riportato spesso sui media, i quali, se non si condivide una certa opinione, mettono nel silenzio: ne è un esempio che non è mai stato intervistato sul caso della richiesta di una pedagogista italiana a Villandro, pur abitando egli là e avendo 4 figli.
Madeleine Rohrer (Gruppo verde) ha detto che si constatava quanto i media sono importanti per il lavoro dei consiglieri, e ritenuto che non spetti a loro dire ai giornalisti come devono lavorare. Va osservato che il giornalismo si trova in una crisi: c’è tanta concorrenza, anche da parte dei social media, poco tempo per la ricerca e pressione finanziaria aumentata. La politica deve predisporre la cornice, anche finanziaria, per garantire un giornalismo indipendente.
Harald Stauder (SVP) ha fatto riferimento alla citane di Papa Leone, che aveva parlato di un aspetto sempre tematizzato: ovvero la limitazione della possibilità di parlare liberamente. Non per questo era lecito, partendo da queste affermazioni, mettere certi media alla gogna. A volte non si riesce a riconoscere chi dice il vero, chi riporta i fatti e chi no; la Costituzione difende il principio della libertà d’espressione, ed è questo che va considerato.
Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha letto una nota trasmessa alla caporedattrice RAI nel 2024 in cui esprimeva perplessità, per esempio sull’uso dell’inglese e del linguaggio di genere, a cui la maggior parte della popolazione germanica è risultata contraria. Ha aggiunto che RAI Südtirol ha un incarico culturale e politico che va rispettato, e le critiche di larga parte della popolazione vanno considerate. In parte gli era stato dato ragione, ma non era cambiato nulla.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher, premettendo che questa settimana si discuteva di temi importanti, ha aggiunto che partendo dalla libertà di espressione si era passati a parlare dei media locali, ma libertà d’espressione non è certo dire ai media cosa devono scrivere. Quando si esprime un’opinione, c’è sempre una reazione nell’ambiente circostante; ma se questa reazione è organizzata, allora si tratta di una limitazione della libertà di opinione. Non serve a nulla rafforzare tutti i principi citati nella parte deliberante, per questo respinge la proposta; inoltre, non può condividere che si dica che va rafforzata la libertà d’espressione perché in Alto Adige c’è un problema: ci possono essere pressioni o temi tabú, ma certo non è vietato esprimere la propria opinione. Holzeisen ha parlato della pandemia, ma nessuno era stato arrestato per aver espresso opinioni in quel frangente, e non è certo vietato che chi vota a destra o in maniera conservativa diventi giornalista. Non si può certo dire alle persone cosa devono scrivere, va comunque ricordato che, essendo un’impresa statale, per la RAI c’è una commissione di vigilanza composta di maggioranza e opposizione. D’altro canto, non si può certo dire che Russia Today garantisca la libertà di espressione. C’è bisogno di pluralismo mediatico e di giornalisti che fanno bene il proprio lavoro senza preconcetti, ma di questa mozione non c’è necessità.
La replica della proponente avverrà domani. La seduta di questo pomeriggio è terminata. **MC**
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