(AGENPARL) - Roma, 3 Febbraio 2026Le forze armate occidentali saranno dispiegate in Ucraina solo dopo la conclusione di un accordo di pace con la Russia. A dichiararlo è stato il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, intervenendo alla Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, nel corso di una visita ufficiale a Kiev.
Secondo Rutte, una volta firmato un accordo di pace tra Mosca e Kiev, le forze armate della cosiddetta “coalizione dei volenterosi” verranno schierate sul territorio ucraino via terra, via mare e via aria, con il dispiegamento di truppe, l’invio di aerei da caccia e il supporto navale. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di garantire la stabilità e la sicurezza dell’Ucraina nel periodo successivo alla fine delle ostilità.
Il Segretario generale della NATO ha precisato che, parallelamente a questo possibile dispiegamento, gli altri Paesi membri dell’Alleanza continueranno a fornire assistenza a Kiev in diverse forme, senza entrare nei dettagli, lasciando intendere che il sostegno politico, finanziario e logistico resterà centrale anche dopo la firma di un eventuale accordo di pace.
Le dichiarazioni di Rutte si inseriscono in un contesto altamente delicato, segnato da forti resistenze da parte della Russia. Mosca si è più volte opposta alla presenza di militari della NATO in Ucraina. Il 17 dicembre 2025, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva ribadito che la posizione russa sullo schieramento di truppe occidentali è “coerente e ben nota”.
In precedenza, anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva definito “inaccettabile” qualsiasi garanzia di sicurezza per l’Ucraina che preveda un intervento militare straniero sul suo territorio, sostenendo che una simile soluzione aggraverebbe le tensioni anziché favorire una pace duratura.
Le parole del capo della NATO confermano dunque che il futuro assetto di sicurezza dell’Ucraina resta uno dei nodi più complessi dei negoziati, con il possibile dispiegamento di forze occidentali che continua a rappresentare una linea rossa per il Cremlino e uno dei principali ostacoli sulla strada verso un accordo di pace stabile.
