(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026Nomenclatore tariffario, farmacia dei servizi e riordino della rete laboratoristica
Opacità normativa, sotto-remunerazione e rischio di effetti irreversibili
Negli ultimi mesi, scelte normative e organizzative presentate come “semplificazioni” stanno producendo un effetto sistemico preoccupante sul Servizio Sanitario Nazionale. Deroghe ai requisiti di qualità delle cure, tariffe sottocosto e riorganizzazioni avviate senza criteri chiari stanno frammentando il sistema sanitario, creando regole diverse per prestazioni sanitarie uguali, con conseguenze dirette sui cittadini.
Le criticità che UAP intende portare all’attenzione pubblica non riguardano interessi di categoria, ma la capacità del SSN di garantire cure sicure, accessibili e di qualità, nel rispetto dei principi di equità e universalità.
1. Nomenclatore tariffario: tariffe sottocosto e riduzione dell’offerta
Il nomenclatore tariffario stabilisce quanto il SSN riconosce per ogni prestazione sanitaria. Oggi molte tariffe risultano sottocosto, danneggiando sia la sanità pubblica sia la rete privata accreditata, soprattutto nelle Regioni in piano di rientro.
Il TAR del Lazio ha già giudicato illegittime tali tariffe, riconoscendo che non coprono i costi reali delle prestazioni. Ciononostante, esse continuano a produrre effetti concreti: riduzione dell’offerta sanitaria, allungamento delle liste di attesa e aumento della mobilità sanitaria.
La sotto-remunerazione colpisce anche le aziende sanitarie pubbliche, costrette a erogare prestazioni in perdita, con ricadute sui bilanci regionali e sui servizi ai cittadini.
La Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 350) riconosce implicitamente l’esistenza del problema, prevedendo 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni di euro annui dal 2027 per l’aggiornamento delle tariffe, confermando l’insufficienza delle risorse nel breve periodo.
2. Farmacia dei servizi: deroga ai requisiti e asimmetria di garanzie
Il tema della “farmacia dei servizi” non riguarda la prestazione sanitaria in sé, ma le regole che ne disciplinano l’erogazione.
Le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate operano all’interno di un sistema rigoroso di autorizzazioni sanitarie, accreditamento, direzione sanitaria, requisiti strutturali e tecnologici, competenze professionali, gestione del rischio clinico, controlli e vigilanza, definito dalla normativa nazionale e regionale.
L’estensione delle attività sanitarie in farmacia introduce invece una deroga generalizzata al sistema dei requisiti autorizzativi e di controllo definiti e verificati dalle Regioni, determinando una asimmetria di garanzie per prestazioni sanitarie identiche.
Se il paziente è lo stesso, le tutele devono essere le stesse, ovunque la prestazione venga erogata.
3. Riordino della rete laboratoristica: riorganizzare senza criteri
Il riordino della rete dei laboratori di analisi è stato avviato prima della definizione di criteri chiari e condivisi e basato su soglie minime elevate, come il requisito delle 200.000 prestazioni annue.
Le analisi di laboratorio rappresentano la prestazione sanitaria più frequente per i cittadini e il primo presidio della medicina territoriale. Indebolire la rete di prossimità significa rendere più difficile l’accesso alle cure di base, soprattutto nei territori più fragili, in assenza di un quadro conoscitivo nazionale completo delle strutture coinvolte.
Conclusione
Nomenclatore sottocosto, deroghe ai requisiti di qualità e sicurezza delle cure e riorganizzazioni senza criteri non sono problemi isolati. Insieme producono un effetto sistemico: la frammentazione del Servizio Sanitario Nazionale e la riduzione delle garanzie per i cittadini.
UAP ribadisce che la questione non è pubblico contro privato, ma regole uguali per prestazioni sanitarie uguali.
Difendere il SSN significa difenderne la coerenza, la sostenibilità e la qualità, perché la sanità non è un mercato e la salute è un diritto costituzionale.











Nota del Presidente UAP Mariastella Giorlandino:
«Signore e Signori,
grazie per essere qui.
Questa conferenza stampa nasce da una preoccupazione semplice ma profonda: il Servizio Sanitario Nazionale sta perdendo coerenza, e quando un sistema di cura perde coerenza, a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini.
Ci siamo incontrati già due anni fa per affrontare il problema del taglio dei rimborsi provocati dal nomenclatore tariffario, ma ad oggi nulla è cambiato, nonostante il TAR ci abbia dato ragione.
Ad oggi, quindi, la situazione per le regioni in piano di rientro non è cambiata, mentre le altre regioni non in piano di rientro, che hanno potuto integrare le differenze economiche, hanno potuto fare sopravvivere la sanità italiana.
Rammento che i rimborsi delle strutture accreditate e di quelle autorizzate sono gli stessi di quelli erogati agli ospedali pubblici.
Per questo motivo non abbiamo voluto i politici, perché la sanità non è ideologia politica e siamo qui a chiarirlo.
Nei documenti allegati vi mostro le differenze economiche dei rimborsi tra le regioni in piano di rientro e quelle che non lo sono. Tutto ciò ha procurato l’acquisizione delle strutture sanitarie in difficoltà, soprattutto quelle del Sud Italia, da parte delle multinazionali, mentre le strutture del Nord Italia erano già state acquisite.
Tutto questo ci sconcerta perché alle multinazionali, al contrario di quanto accade per le strutture falane, sono permesse le acquisizioni in automatismo, che vuol dire comprare in automatico budget della regione e società, come più volte segnalato sia al Governo, che al Ministero della Salute e al MEF.
Infatti, negli ultimi mesi abbiamo assistito a questo fenomeno che viene spesso presentato come modernizzazione o semplificazione, ma che nei fatti sta producendo l’effetto opposto:
semplificazioni che in realtà sono deroghe alla qualità delle cure, tariffe sottocosto e riorganizzazioni imposte prima di definirne i criteri stanno frammentando il sistema sanitario, creando standard diseguali che il cittadino paga sulla propria pelle.
Questo è il filo rosso che lega i tre temi che oggi portiamo all’attenzione pubblica.
Il primo riguarda il nomenclatore tariffario.
Come già precisato sopra, il nomenclatore stabilisce quanto il Servizio Sanitario paga per ogni prestazione.
Oggi molte di queste tariffe non coprono i costi reali, danneggiando sia la sanità pubblica sia quella privata accreditata, soprattutto nelle Regioni in piano di rientro.
In termini semplici:
il nomenclatore paga le cure meno di quanto costano.
Non lo diciamo noi: il TAR del Lazio lo ha già affermato in più sentenze, giudicando illegittime queste tariffe.
Continuare a ignorare questo dato significa ridurre le prestazioni disponibili, allungare le liste di attesa e indebolire il SSN.
Il secondo tema riguarda la cosiddetta “farmacia dei servizi”.
Vogliamo essere chiari: il problema non è la prestazione, ma l’asimmetria delle regole.
Esami diagnostici simili vengono oggi erogati con controlli, requisiti e responsabilità differenti, perché introdotti in deroga ai requisiti di qualità e sicurezza previsti per le strutture sanitarie autorizzate, che devono adempiere a 420 requisiti per avere l’autorizzazione regionale.
Prestazioni uguali con regole diverse non aumentano l’accesso alle cure: abbassano le garanzie per i cit-tadini.
In particolare, si sottolinea che la farmacia dei servizi ha una mera autorizzazione comunale alla vendita di prodotti, non è dotata di tutti i 420 requisiti che invece sono richiesti alle strutture sanitarie per avere l’autorizzazione regionale all’esercizio di attività sanitarie. Questo significa che le farmacie non sono dotate dei requisiti strutturali e di garanzia a tutela della salute dei cittadini, sono dotate di una semplice autorizzazione igienico-sanitaria che non comprende i materiali ignifughi, antincendio, la tutela dei dati sensibili, il personale qualificato, il ricircolo dell’aria per chi ha malattie infettive e ogni tipo di messa a terra. Purtroppo, i fatti di Crans Montana ci dimostrano cosa succede quanto mancano i requisiti necessari.
Il terzo nodo è il riordino della rete laboratoristica, avviato prima della definizione dei criteri,
L’introduzione di soglie minime elevate, come il requisito delle 200.000 prestazioni annue, rischia di penalizzare i laboratori di prossimità senza chiarire come riorganizzare i centri minori.
E questo è un punto cruciale:
Le analisi di laboratorio rappresentano l’esigenza sanitaria più frequente per i cittadini e sono il primo presidio della medicina territoriale. Indebolirle significa allontanare la sanità dalle persone.
Questi tre elementi non sono separati.
Insieme producono un effetto preciso: regole diverse per prestazioni sanitarie uguali.
Per questo UAP è qui oggi.
Non per difendere interessi di parte, ma per ribadire un principio semplice e non negoziabile:
stesse prestazioni sanitarie devono corrispondere a stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per tutti i cittadini.
Il rispetto delle competenze professionali e delle regole di qualità non è un privilegio per chi cura, ma una condizione essenziale per la sicurezza di chi è curato.
La conferenza stampa di oggi è il primo passo di un percorso che proseguirà con una manifestazione nazionale il 14 marzo, perché la sanità non è un mercato e la salute non è un favore, ma un diritto costituzionale che riguarda tutti.
Grazie.»