(AGENPARL) - Roma, 27 Gennaio 2026(AGENPARL) – Tue 27 January 2026 Oggetto: comunicato stampa
Commozione e applausi per la posa della pietra dinciampo per Francesco
Grasselli
Il figlio Franco: Avevo poco più di un anno quando è stato arrestato ed è
morto di polmonite in un ospedale da campo a Berlino. Sono molto fiero di
lui che ha scelto di non combattere per chi stava dalla parte del male
ALBINEA (27 gennaio 2026) E stato il figlio Franco, di 84 anni, insieme
alla sindaca Roberta Ibattici e ad alcune studentesse, a posare la pietra
dinciampo per il padre, Francesco Grasselli, nel piccolo spazio ricavato
alloccorrenza allincrocio tra via Olivero e via Filippo Re, ad Albinea. Un
grande applauso e tanta commozione hanno fatto da cornice alla cerimonia,
andata in scena questa mattina, nei pressi dellabitazione in cui Francesco
viveva prima di partire per il fronte. Una partenza senza ritorno visto
larresto da parte dei soldati tedeschi avvenuto il 15 settembre del 1943 a
Fiume, la deportazione in un campo di prigionia a Berlino e la morte, per
polmonite, l1 gennaio del 1944 in un ospedale da campo.
Oggi, in occasione della Giornata della memoria, Albinea ha voluto ricordare
questo suo concittadino che, nonostante gli fosse stata promessa la libertà
a patto di rientrare in Italia e combattere con la Repubblica Sociale
Italiana e i nazifascisti, si rifiutò di stare dalla parte sbagliata della
storia e pagò con la vita questa scelta di campo.
Grazie a Istoreco la storia di Francesco è stata portata allinterno di due
classi della scuola secondaria di primo grado: la terza D di Albinea e la
terza B di Borzano. Questa mattina gli studenti hanno letto i loro elaborati
realizzati sotto forma di ricerca storica, articoli di giornale e a anche di
lettera, scritta da loro mettendosi nei panni di Francesco e rivolta alla
sua famiglia.
Liniziativa, oltre a Istoreco, ha avuto come promotori il Comune, Anpi
Albinea e la Provincia di Reggio.
Questa mattina, alla presenza degli studenti e di diversi cittadini, hanno
preso la parola sia il direttore di Istoreco Matthias Durchfeld, che la
sindaca di Albinea Roberta Ibattici. Oltre ai ragazzi e alle ragazze delle
medie, ha parlato anche Franco Grasselli: Avevo poco più di un anno quando
mio papà è stato arrestato e deportato ha spiegato Ha fatto in tempo a
vedermi appena nato e poi è morto lontano da Albinea. Sono fiero e felice di
essere qui oggi a ricordarlo perché il gesto che ha fatto non è da tutti. Ha
rifiutato di combattere per i nazifascisti ed è morto per questo. Grazie a
tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata – ha concluso Franco
con le lacrime agli occhi. Poi rivolto ai giovani ha detto: Ricordatevi di
studiare la storia perché è fondamentale per capire limportanza dei fatti e
cercare di orientarsi nel presente.
La pietra è stata posata allincrocio tra via Oliveto e via Filippo Re.
Questultima è una strada vicinale sterrata e, percorrendola per circa 300
metri, si arriva alla casa in cui aveva vissuto Francesco. Oltre alla pietra
è stato installato un leggio che contiene la storia di Francesco e di parte
della sua famiglia. Al temine della cerimonia gli studenti hanno deposto
rose accanto alla pietra, mentre la sindaca ha sistemato nello stesso luogo
alcune primule. Appoggiato al leggio è stato collocato un quadretto con la
foto di Grasselli e la sua data di nascita: 1 settembre 1010 e di morte: 1
gennaio 1944.
La salma di Francesco riposa oggi nel cimitero italiano donore nella
foresta di Zehlendorf, a Berlino insieme a più di 1.000 soldati italiani.
Il 22 aprile del 2023 una delegazione di Albinea aveva deposto una corona di
fiori sulla sua lapide per onorarlo.
CHI E FRANCESCO GRASSELLI
Francesco Grasselli nasce il 1° settembre 1910 a Montericco. È il
primogenito di Giacomo Grasselli e Teresa Valenti. La sua è una famiglia
contadina. Il padre lavora come bracciante nel podere Palazzina, che oggi si
trova in via Filippo Re.
Pur avendo famiglia, Giacomo Grasselli viene arruolato nella Prima guerra
mondiale e impiegato nelle operazioni nella zona del monte Sabotino. Parte
lasciando a casa la moglie e quattro figli: Francesco; Ezio, nato nel 1910;
Giuseppina, nata nel 1913; Guerrino, nato nel 1915, che muore alletà di
otto anni. Giacomo rientra dalla guerra e successivamente ha altri due
figli: Alberta, nata nel 1919, e Guerrino, nato nel 1925.
Nel 1941 Francesco sposa Silvia Rinaldi, dalla quale ha un figlio, Franco.
Con linizio della Seconda guerra mondiale viene chiamato a svolgere il
servizio militare. Il 15 settembre 1943, alletà di 33 anni, viene catturato
a Fiume (oggi Rijeka, in Croazia).
Successivamente viene caricato su una tradotta, più simile a un carro
bestiame che a un treno passeggeri, e deportato a Berlino, in Germania.
Durante il viaggio, che allepoca può durare diversi giorni, il treno fa una
sosta a Conegliano il 21 settembre. In quelloccasione Francesco riesce a
consegnare a una donna, recatasi in stazione per offrire cibo ai deportati,
un biglietto con lindirizzo della sua famiglia, chiedendole di avvisare i
suoi parenti del suo arresto. La famiglia viene così a conoscenza della sua
sorte.
Come molti soldati italiani, Francesco viene detenuto in un campo di
prigionia perché rifiuta di tornare in Italia a combattere per la Repubblica
Sociale Italiana. Le condizioni di vita nei campi sono molto dure e
Francesco si ammala di polmonite. Muore il 1° gennaio 1944 nellospedale da
campo 119 di Berlino. Il funerale si tiene il 20 gennaio ed è celebrato da
don Vittorio Gloniani. Il corpo viene sepolto nel cimitero militare di
DoberitzElsgrund.
Alla sua morte lascia i genitori, la moglie Silvia e il figlio Franco, di un
anno e mezzo, oltre a due fratelli e due sorelle: Ezio, soldato disperso in
Grecia, che riesce a tornare a casa alla fine della guerra ma muore poco
dopo i quarantanni; Guerrino, soldato di leva, che riesce a sfuggire alla
cattura dei tedeschi nel Veronese e a rientrare a casa camminando di notte e
nascondendosi di giorno; Giuseppina e Alberta. Lascia anche il cognato
Silvio Benassi, marito di Alberta, fatto prigioniero dagli americani in
Sicilia, poi deportato in Algeria e rientrato a casa nel settembre 1945, e i
nipoti Savino, figlio di Ezio, e Remo, figlio di Alberta.
Tra il 1955 e il 1957 viene creato il Cimitero italiano donore nella
foresta di Zehlendorf, a Berlino, in seguito ad accordi tra Italia e
Germania e su iniziativa di don Luigi Fraccari, sacerdote italiano in
missione in Germania. Il cimitero viene inaugurato il 21 dicembre 1958 e
successivamente sistemato nel 1995 e nel 2009. Si tratta di unarea di 6.540
metri quadrati, nella quale sono sepolti più di 1.000 soldati italiani
provenienti da oltre settanta cimiteri.
Anche i resti di Francesco Grasselli, esumati dal cimitero di Doberitz, sono
oggi sepolti nel cimitero di Zehlendorf.
Il 22 aprile 2023 una delegazione di Albinea, composta tra gli altri
dallallora sindaco Nico Giberti, dallattuale prima cittadina Roberta
Ibattici e dal presidente della Pro Loco Corrado Ferrari, ha deposto una
corona di fiori sulla lapide di Grasselli nel cimitero di Zehlendorf.
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Marco Barbieri
