(AGENPARL) - Roma, 26 Gennaio 2026(AGENPARL) – Mon 26 January 2026 https://www.aduc.it/articolo/legalizzazione+droghe+dobbiamo+scordarcela_40552.php
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Legalizzazione droghe. Dobbiamo scordarcela?
Dopo il blitz degli Usa di Trump in Venezuela e il rapimento di Maduro, la politica sulle droghe illegali si è ridimensionata. Cambio di forma e sostanza che coinvolge sia gli assertori dell’attuale assetto proibizionista che chi ipotizza, con le cosiddette battaglie antiproibizioniste, il passaggio ad un regime di legalizzazione.
Gli Usa sono andati in Venezuela per impossessarsi/gestire il petrolio di quella terra. Si deve anche ricredere chi ha ipotizzato il blitz auspicando l’instaurazione di un regime democratico liberale: sembra che agli Usa vada bene il regime in essere, tant’è che ci sono buoni rapporti col subentro della ex-vicepresidente Delcy Rodriguez alla carica di presidente. Maduro era un ostacolo per il petrolio, ed è stato rimosso. Punto.
Le droghe illegali che invadono gli Usa e i tanti attacchi ai battelli che la trasportavano? Tutto finito. Il narco-cartello de Los Soles, che avrebbe avuto Maduro come capo, è una invenzione per giustificare i fatti dei primi di gennaio (1). Gli impegni di Trump in campagna elettorale per la legalizzazione federale della cannabis… svaniti…. forse perché il Tycoon non ha ancora ben chiaro il business che ne può ricavare. Si pensi alle criptovalute, osteggiate in passato, ed oggi business privato di Trump e famiglia in un conflitto di interessi che forse farà storia per la spudoratezza.
Il fatto che questo ridimensionamento delle politiche sulle droghe parta da ciò che ha origine in Usa, è la presa d’atto della centralità di questo Paese in materia. Sia perché sono il maggiore mercato di consumatori di droghe illegali al mondo, sia perché sono artefici di quella “war on drugs” che ha fatto diventare il proibizionismo l’approccio principale a queste droghe in tutto il mondo. Cioé: se qualcosa deve cambiare nel mondo, non può non passare dalle politiche Usa. Il resto è a cascata. Certo, ci sono Paesi che hanno legalizzato (Canada, Uruguay, per esempio) a prescindere di quanto accadesse in Usa. Ci sono non pochi Stati degli Usa che hanno legalizzato per loro conto senza aspettare le decisioni federali. Ma, a parte i facili entusiasmi di alcuni antiproibizionisti, stiamo parlando di nicchie isolate, alcune delle quali anche un po’ in crisi (si pensi alla Thailandia, che ha fatto marcia indietro).
Prendere atto di questa situazione, dando la giusta dimensione alle piccole conquiste di legalizzazione fatte fino ad oggi (la Germania, a cui in Europa tutti guardavano, oggi è in stallo), crediamo sia importante. In Italia, per esempio, ci sono solo pochi intellettuali, qualche gruppetto e micro-partiti che sembra si parlino addosso. Mentre i grandi che si dicono favorevoli si ricordano della legalizzazione solo nelle feste comandate e in occasione di campagne elettorali.
Questo non vuol dire che gli assertori della legalizzazione debbano ripartire da zero. Facciamo tesoro di quanto fatto fino ad oggi e del quadro politico a cui ci dobbiamo rivolgere.
Ci vuole creatività, innovazione e migliore comunicazione.
Ché, per esempio, se oggi qualche gruppo raccogliesse le firme per un referendum, il problema non sarebbe di superare le tagliole della Corte Costituzionale (che in passato si è inventata di tutto pur di non far tenere la consultazione), ma di portare le persone a votare (elezioni di ogni tipo registrano partecipazione inferiore al 50%).
Dal nostro osservatorio rileviamo – per dare un contributo alla comunicazione – che si è fatto troppo poco, e talvolta anche male, sul fronte dei danni e delle ricadute del proibizionismo sul quotidiano di ognuno, consumatore o meno di sostanze. Anzi, si è data molta prevalenza al diritto di un consumatore che, come avviene per il contribuente nei rapporti col fisco, non è molto interessato ad acquistare una canna dal tabaccaio (o ad avere fiscalità minore per non dover evadere), ma a poterla consumare di per sé, come l’attuale regime proibizionista consente in modo semplice (o – per il parallelo col contribuente/evasore – ad avere condoni che gli consentano di continuare ad essere tale).
Occorrerebbe, cioè, riuscire a parlare e stimolare anche il più tenace contrario al consumo di una qualche droga, per fargli capire che l’assenza di legalizzazione mina le sue certezze e il suo patrimonio.
Non è che questa maggiore, quanto diversa, attenzione per creare una sensibilità legalizzatrice sia di per sé foriera di chissà quale rivoluzione per incidere sullo stallo attuale. Potrebbe, però, stimolare meglio i decisori, nell’ambito di una molto più ampia campagna che faccia diventare la politica non avversaria dei cittadini, ma strumento per benessere e felicità.
Difficile, molto difficile.
1 – https://www.aduc.it/notizia/cartel+de+los+soles+cui+capo+sarebbe+stato+maduro_141894.php
Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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