(AGENPARL) - Roma, 23 Gennaio 2026(AGENPARL) – Fri 23 January 2026 UFFICIO STAMPA
COMUNICATO STAMPA
Giornata della Memoria 2026
Inaugurata a Palazzo Civico la mostra “Sauro Cavallini. L’opera di un internato”
Le sculture del Maestro spezzino dedicate alla memoria della deportazione in esposizione a Palazzo Civico dal 23 gennaio al 27 febbraio 2026
La Spezia, 23 gennaio 2026 – In occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria 2026, è stata inaugurata questa mattina a Palazzo Civico la mostra “Sauro Cavallini. L’opera di un internato”, un’esposizione dedicata alle sculture del Maestro Sauro Cavallini, artista spezzino internato nel 1943, la cui opera più intensa trae origine proprio dall’esperienza della prigionia.
La mostra è stata inaugurata al primo piano di Palazzo Civico dal Sindaco Pierluigi Peracchini, dal Presidente del Consiglio Comunale Salvatore Piscopo, dal Presidente del Centro Studi Cavallini Teo Cavallini, alla presenza delle Autorità cittadine.
Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Sauro Cavallini è un artista spezzino di grande rilievo che ha portato le sue opere in tutta Italia e anche nel cuore dell’Europa, con l’“Inno alla Vita” collocato a Strasburgo davanti al Palazzo del Consiglio d’Europa, contribuendo a rendere La Spezia conosciuta a livello nazionale e internazionale.Questa mostra nasce dalla volontà di fare del Giorno della Memoria non solo un momento di commemorazione, ma un’esperienza di riflessione profonda e condivisa, e al tempo stesso di rendere omaggio al decennale della sua scomparsa, avvenuta il 27 luglio 2016.Portare questa esposizione a Palazzo Civico significa collocare la memoria nel cuore delle istituzioni, nel luogo in cui ogni giorno si esercita la responsabilità verso la comunità.Le opere di Sauro Cavallini conducono lo spettatore a rivivere l’esperienza dell’internamento, che l’artista subì nel 1943, una condizione che privava della libertà personale, e con questa esposizione si trasforma il dolore in testimonianza e responsabilità collettiva. Ricordare il 27 gennaio significa assumersi un dovere civile: custodire la storia, respingere ogni forma di indifferenza e trasmettere alle nuove generazioni il senso profondo della libertà”.
L’esposizione, visitabile fino al 27 febbraio 2026, parte dall’Atrio del Palazzo Civico e prosegue nel corridoio del primo piano di fronte alla Sala Consiliare, offrendo un percorso immersivo attraverso le opere e la testimonianza dell’artista.L’ingresso è libero.
La rassegna presenta un nucleo di opere in ferro e ottone realizzate tra il 1961 e il 1963 che rievocano la drammatica esperienza vissuta da Cavallini nei campi di internamento. Le sculture, caratterizzate da forme tese e dolorose, riproducono la fragilità dei corpi emaciati e il tormento dei prigionieri, modellati con la tecnica della “goccia su goccia”, che fonde scarti metallici in un linguaggio espressivo potente e immediato.
Accanto a esse, 13 pannelli realizzati dal Centro Studi Cavallini, in collaborazione con il Museo della Deportazione di Prato e la Fondazione Fossoli, presentano fotografie e documenti storici: ogni pannello riproduce un’opera dell’artista fotografata all’interno del campo di concentramento di Fossoli.
Cavallini porta nella sua opera una ferita originaria: l’internamento del 1943. Un tempo inciso nella carne della giovinezza, che non si chiude mai del tutto e che si trasforma in linguaggio, materia e gesto.Nei primi anni Sessanta questa memoria trova una forma inattesa nella tecnica del goccia a goccia: non un espediente formale, ma una disciplina dell’attesa. La forma cresce lentamente, goccia dopo goccia, come una stalattite di dolore, una presenza che si deposita senza clamore.
Ogni goccia è una lacrima trattenuta nei giorni dell’internamento, un piccolo rito laico in cui l’artista affida alla gravità ciò che non può essere detto. La materia attende, come attendeva il corpo recluso, caricandosi di memoria e di una dignità silenziosa.
Sono le mani di Cavallini a guidare questo processo: mani che conoscono il peso del tempo e la delicatezza necessaria per non spezzarlo. Le stesse mani che ritroviamo anni dopo negli angeli del fango di Firenze, immerse nella melma per salvare opere e frammenti di bellezza. Mani che non si sottraggono, che entrano nel fango come erano entrate nel dolore.
Umberto Baldini, in un suo saggio, ricordava proprio quelle mani, in un’immagine intima: Cavallini che accarezza il figlio mentre lui saliva a Fiesole. Un gesto semplice, domestico, eppure carico della stessa cura che percorre il suo lavoro artistico.
Oggi che Sauro Cavallini non c’è più, quella linea non si interrompe: sono le mani del figlio Teo a proseguire il dialogo. Mani che allestiscono le mostre, che lucidano e puliscono le sculture nel silenzio che precede l’inaugurazione, riconoscendo ancora il ritmo della goccia a goccia originario.
Nella mostra della Spezia, nel cuore delle celebrazioni del 27 gennaio, queste mani diventano memoria attiva. Non solo conservano: rinnovano. Una continuità viva tra generazioni, tra opera e vita.
La Spezia e il Giorno della Memoria
La mostra sarà parte del programma cittadino del Giorno della Memoria, che comprende la seduta straordinaria del Consiglio Comunale e la consegna della Borsa di Studio “Franco Cetrelli e Adriana Revere” da parte di ANED La Spezia.
L’iniziativa è realizzata con il patrocinio della Provincia della Spezia e di ANED La Spezia.
Crediti
Titolo: “Sauro Cavallini. L’opera di un internato”Periodo di apertura: 23 gennaio – 27 febbraio 2026Percorso espositivo: Atrio del Palazzo Civico → corridoio del primo piano fronte Sala ConsiliareIngresso: liberoA cura di: Centro Studi Cavallini – Direzione artistica: Maria Anna Di PedeCollaborazioni: Sixteen Art & More, Fondazione Fossoli, Museo della Deportazione di PratoPatrocini: Provincia della Spezia, ANED La Spezia
