(AGENPARL) - Roma, 20 Gennaio 2026(AGENPARL) – Tue 20 January 2026 https://www.aduc.it/articolo/fossili+come+archivi+biochimici_40526.php
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Fossili come archivi biochimici
Nessuno avrebbe scommesso che quelle ossa, sepolte da milioni di anni sotto la polvere dell’Africa orientale, avessero ancora qualcosa da dire. Erano piccole, fragili, scolorite dal tempo. Sembravano mute. E invece, dentro di loro, sopravviveva qualcosa.
Un gruppo di ricercatori, guidato dal professor Tim Bromage, antropologo biologico della New York University, ha deciso di ascoltarle. Armati di strumenti capaci di leggere molecole minuscole, invisibili, eppure straordinariamente eloquenti. Cercavano tracce di vita, impronte chimiche lasciate da organismi che respiravano, correvano, si nutrivano quando i primi esseri umani muovevano i loro passi incerti.
Quelle tracce si chiamano metaboliti. Sono come briciole lasciate lungo il sentiero del metabolismo: minuscole ma capaci di raccontare tutto. Come vivevi. Cosa mangiavi. In che ambiente ti muovevi. E, soprattutto, come interagivi con il mondo che ti circondava.
Le ossa analizzate provenivano da alcuni dei siti paleoantropologici più importanti del continente africano: la Gola di Olduvai in Tanzania, i Chiwondo Beds in Malawi, Makapansgat in Sudafrica. Erano fossili di elefanti, antilopi, suidi e altri mammiferi che condividevano il paesaggio con i primi ominidi. Animali ma che hanno lasciato qualcosa di sottile e sorprendente: il loro metabolismo fossilizzato.
Gli scienziati hanno preso in mano quei frammenti li hanno puliti, osservati, fotografati. Poi hanno iniziato ad analizzare ciò che nessuno aveva mai pensato potesse sopravvivere: le molecole intrappolate nelle loro strutture mineralizzate.
Dentro quelle ossa, in minuscole cavità d’acqua rimaste intrappolate durante la fossilizzazione, erano sopravvissute molecole che non avrebbero dovuto essere lì. La fossilizzazione, infatti, è un processo che tende a cancellare, non a conservare.
Gli scienziati hanno scoperto che durante la mineralizzazione un sottile filtrato dei vasi sanguigni dell’animale — un fluido ricco di metaboliti — può rimanere intrappolato in tasche d’acqua nanoscopiche. Una quantità d’acqua così piccola da essere quasi inconcepibile, eppure sufficiente a custodire un’intera storia biologica.
Questa “piscina nanoscopica” diventa una capsula del tempo: protegge i metaboliti, li isola, li conserva per milioni di anni.
È come se le ossa fossero diventate diari chimici, scritti senza parole.
Le molecole trovate nelle ossa appartengono a due grandi categorie: metaboliti endogeni sono quelli prodotti dall’animale stesso e quelli esogeni che provengono dall’ambiente circostante
Analizzando quei metaboliti, grazie a tecniche avanzate di spettrometria e proteomica (studio delle proteine), gli scienziati hanno visto comparire un mondo perduto.
Nella parte più antica della Gola di Olduvai, circa due milioni di anni fa, il paesaggio era dominato da boschi d’acqua dolce, radure erbose, zone umide dove gli animali si muovevano tra ombra e luce. Un ambiente ricco, dinamico, con risorse idriche abbondanti.
Nelle porzioni più recenti, invece, il quadro cambiava: boschi più secchi, paludi stagionali, un clima più caldo e più umido rispetto a oggi. Un paesaggio in trasformazione, segnato da oscillazioni climatiche che avrebbero influenzato anche l’evoluzione dei primi Homo.
Ogni molecola era un frammento di quel mondo.
La ricerca pubblicata su “Nature” apre una nuova frontiera nello studio del passato: la paleometabolomica la disciplina che analizza i metaboliti conservati nei fossili. Una finestra biochimica che permette di leggere la vita di animali vissuti milioni di anni fa come se fossero ancora qui.
La parte più sorprendente non è solo ciò che i metaboliti raccontano, ma il fatto stesso che possano raccontarlo. Per la prima volta, non stiamo solo guardando i fossili. Stiamo ascoltando ciò che hanno da dire.
Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 20 gennaio 2026
Primo Mastrantoni, presidente Comitato tecnico-scientifico di Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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