(AGENPARL) - Roma, 8 Gennaio 2026(AGENPARL) – Thu 08 January 2026 Giustizia; costa (FI), “Anm organica a Comitato fioccheranno le richieste astensione. Processi a rischio”
“L’Associazione Nazionale Magistrati è il sindacato al quale è iscritta la quasi totalità dei magistrati; in occasione del Referendum sulla Separazione delle Carriere l’Anm ha promosso ufficialmente la nascita di un Comitato per il No. Lo statuto di tale Comitato, denominato Giusto dire No, all’articolo 2 specifica che “…il Comitato darà attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato Direttivo Centrale della Associazione Nazionale Magistrati (CDC), collaborerà con le Commissioni istituite dal CDC dell’Associazione Nazionale Magistrati e in particolare con la Commissione Riforme, con la Commissione Comunicazione e con la Commissione GES…”, l’articolo 3 precisa che “Il Comitato ha sede legale in Roma, Palazzo di Giustizia, piazza Cavour, presso l’Associazione Nazionale Magistrati”. A ciò si aggiunga che il Presidente dell’Anm è componente del direttivo del Comitato e che, come recita l’articolo 5: “Alle riunioni del Consiglio direttivo partecipa anche senza diritto di voto il responsabile della comunicazione dell’ANM”, l’Anm, per bocca del Segretario Generale, ha confermato di aver finanziato il Comitato Giusto dire No; il Segretario Generale dell’Anm ha inoltre dichiarato che “il Comitato ha raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente, con una donazione volontaria e, parallelamente, l’Anm ha deliberato mesi fa uno stanziamento massimo fino a 500mila euro, proprio perché in una campagna referendaria esistono spese inevitabili: nulla si fa gratis”. Quindi il Comitato Giusto dire No, promosso dall’Anm, indirizzato organicamente dall’Anm, con sede presso l’Anm in Cassazione, finanziato dall’Anm, gode anche di finanziamenti ulteriori e privati; pertanto i magistrati in servizio iscritti all’Anm, attraverso i loro organi rappresentativi, promuovono, indirizzano e finanziano il Comitato attraverso le quote associative, e sono affiancati da soggetti privati che contribuiscono economicamente a pagare le iniziative. Questo schema crea uno stretto legame, non solo politico, ma anche formale tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finiscono per praticare una forma di finanziamento indiretto all’Anm, in quanto finanziano il ‘suo’ Comitato. Cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all’Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in Tribunale un finanziatore del comitato? Si asterrebbe per gravi ragioni di convenienza?’ Cosa accadrebbe se si trovasse a discutere un procedimento in cui sono parti contrapposte un finanziatore del No ed un sostenitore del Sì? C’è una ragione se i magistrati in servizio non possono essere iscritti a partiti politici. E qui andiamo anche oltre, perché tocca profili ulteriori, non è una questione marginale, ma un tema che interessa l’imparzialità dei giudizi ed il buon andamento della giustizia, perché da un lato c’è il nesso che si crea tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati finanziatori del Comitato, dall’altro il contrasto, anche formale, tra gli stessi magistrati ed i sostenitori del Sì: e questo non può essere liquidato sul piano politico, verificandosi un palese intreccio di interessi da una parte e una netta contrapposizione formale dall’altra.
Prevedo che fioccheranno le richieste di astensione per gravi ragioni di convenienza, ma siccome se le decidono tra loro, verranno rigettate. Ma la questione non può essere elusa e metterà a rischio la credibilità della giustizia, comunque vada il referendum. Se ne dovrebbe interessare il Csm, ma mi viene da sorridere al solo pensiero.” Così Enrico Costa, deputato di FI, in un post su X.
Ufficio Stampa Gruppo Forza Italia -Berlusconi Presidente
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