(AGENPARL) - Roma, 5 Gennaio 2026(AGENPARL) – Mon 05 January 2026 Foreste regionali e crediti di carbonio: Angela Cestari (Ser-Gruppo
Cestari), un primo passo avanti
“L’avvio delle procedure per l’iscrizione delle Foreste regionali della
Basilicata al Registro Nazionale dei Crediti di Carbonio Volontario è un
primo passo avanti per superare il gap esistente nel nostro Paese: solo
il 7% dei crediti acquistati dalle aziende italiane è generato sul
territorio nazionale, mentre il restante 93% proviene da progetti esteri,
soprattutto in paesi in via di sviluppo”. Così Angela Cestari, ceo Ser
(Strategic Energy Resources -Gruppo Cestari), ricordando che la società è
attiva in diversi Paesi africani per strutturare progetti per la
certificazione dei crediti di carbonio, come accade nella Contea del Kenia
che prende il nome dal fiume Thana dove la scorsa estate è stato
sottoscritto un Memorandum quadro di assistenza, progettazione e attuazione
di progetti innovativi e di sviluppo. I progetti proposti -precisa – sono
sostenibili dal punto di vista ambientale, socialmente inclusivi e
potenzialmente idonei a ottenere crediti di carbonio certificati a livello
internazionale. Guardando le aree geografiche dei progetti, sono cresciuti
i ritiri di crediti generati da progetti sviluppati in Africa (+28,5
milioni), mentre sono risultati in calo quelli derivanti da progetti in
Asia (-6 milioni) e in Sud America (-7 milioni).
Per essere validi, i crediti – sottolinea la ceo Ser – devono rispettare
criteri rigorosi e per questo le riduzioni delle emissioni dei progetti
devono essere reali, misurabili, permanenti e addizionali, cioè non dovute
a obblighi normativi e non realizzabili senza il finanziamento derivante
dalla vendita dei crediti. Per generare crediti di carbonio, i progetti
devono essere certificati e verificati periodicamente.
A livello internazionale, la COP30 di Belém – a cui ha partecipato
attivamente il Gruppo Cestari – ha inaugurato un cambio di passo con il *Belém
Package*, 29 decisioni che puntano a rendere operativi gli impegni
climatici degli ultimi anni. Il pacchetto prevede il triplicamento dei
finanziamenti per l’adattamento entro il 2035, il lancio del *Global
Implementation Accelerator* per accelerare l’attuazione delle politiche
climatiche, e l’avvio della *Belém Mission to 1.5°C*, con l’obiettivo
dichiarato di riportare il mondo su una traiettoria compatibile con il
limite di 1,5°C. Parallelamente, alla COP30 sono arrivati
aggiornamenti sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, il meccanismo che
regola la governance globale dei crediti di carbonio. Il Supervisory Body
delle Nazioni Unite (l’organo incaricato di definire le regole operative)
ha esteso fino a giugno 2026 il passaggio dal vecchio sistema CDM, nato con
il protocollo di Kyoto, al nuovo PACM, previsto dall’Accordo di Parigi.
Per le aziende, il ricorso a crediti di carbonio di qualità – sottolinea
ancora Angela Cestari – rappresenta un elemento sempre più strategico dal
punto di vista reputazionale e commerciale, quando inserito all’interno di
una traiettoria credibile di riduzione delle emissioni. Le imprese che
dimostrano impegni climatici credibili risultano più attrattive per
investitori e partner, più competitive nell’accesso a gare e bandi e capaci
di rafforzare la fiducia dei consumatori, sempre più attenti alla coerenza
tra dichiarazioni e azioni ambientali. Sul piano operativo, l’integrazione
di crediti certificati all’interno della strategia climatica aziendale
contribuisce a strutturare una governance più solida.
