(AGENPARL) - Roma, 4 Gennaio 2026Sono scoppiate proteste in diverse città degli Stati Uniti, tra cui New York City e Philadelphia, dopo l’annuncio della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle autorità statunitensi. La notizia ha acceso forti reazioni contrastanti all’interno della comunità venezuelana e tra gruppi politici e attivisti contrari all’intervento degli Stati Uniti in America Latina.
A New York, numerosi manifestanti hanno marciato per le strade, in particolare nella zona di Times Square. Video diffusi sui social network mostrano persone con cartelli recanti slogan come “Liberate il presidente Nicolás Maduro e Cilia Flores, ora!” e “Niente sangue per il petrolio”. Secondo i partecipanti, la cattura di Maduro non sarebbe legata a questioni di narcotraffico o di difesa della democrazia, ma rappresenterebbe un’operazione finalizzata al controllo delle risorse energetiche e al rafforzamento dell’influenza statunitense nella regione.
Le reazioni tra i venezuelani residenti negli Stati Uniti sono state divise. Alcuni hanno accolto con favore la notizia della cattura, mentre altri hanno espresso timori per la sicurezza dei propri familiari rimasti in Venezuela. Marilla Moreira, fuggita dal Paese quasi trent’anni fa durante l’era Chávez, ha dichiarato di sentirsi sollevata e felice. Di segno opposto la testimonianza di Kenia Fernandez, arrivata negli Stati Uniti solo un anno e mezzo fa, che ha raccontato la paura della madre rimasta in patria, preoccupata persino di comunicare tramite telefono o social media.
Anche a Philadelphia si sono registrate manifestazioni. Oltre cento persone hanno marciato dal municipio fino a un centro di reclutamento delle forze armate statunitensi, esponendo cartelli con scritte come “Nessuna guerra al Venezuela” e “Basta con l’imperialismo statunitense”. Gli organizzatori hanno chiesto al Congresso di riprendere il proprio ruolo decisionale, sottolineando che scelte di tale portata dovrebbero spettare al popolo.
Secondo alcuni leader della protesta, l’obiettivo principale della mobilitazione è difendere la sovranità del Venezuela. “Siamo qui perché crediamo che il Venezuela debba essere libero dall’aggressione e dalla violenza imperialista degli Stati Uniti”, ha affermato uno degli organizzatori, venezuelano-americano residente a Philadelphia.
Le proteste sono esplose dopo l’annuncio del presidente Donald Trump, che ha dichiarato che Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sarebbero stati catturati e portati fuori dal Paese in un’operazione condotta dagli Stati Uniti. Successivamente, il procuratore generale Pam Bondi ha comunicato che entrambi sono stati incriminati nel distretto meridionale di New York con accuse che includono narcoterrorismo, traffico di droga e possesso di armi pesanti.
La situazione resta tesa e continua a suscitare forti reazioni politiche e sociali, sia negli Stati Uniti sia tra le comunità venezuelane all’estero.
