(AGENPARL) - Roma, 3 Gennaio 2026 - Il mercato globale dei PC rischia una brusca frenata nel 2026. A lanciare l’allarme è IDC (International Data Corporation), che in un aggiornamento delle proprie previsioni ha avvertito che le spedizioni di computer personali potrebbero diminuire fino al 9%, spinte verso il basso da una crescente carenza di memoria e dall’aumento vertiginoso dei prezzi della RAM.
Secondo quanto riportato anche da Tom’s Hardware, la situazione è destinata a peggiorare a causa della profonda trasformazione in atto nel settore dei semiconduttori. I produttori di memoria stanno infatti riallocando gran parte della capacità produttiva di DRAM e NAND verso soluzioni ad alto margine destinate al mondo enterprise, come la memoria ad alta larghezza di banda (HBM) e la DDR5 ad alta densità, fondamentali per sostenere la domanda degli hyperscaler impegnati nello sviluppo delle infrastrutture di intelligenza artificiale.
Questa riallocazione non appare temporanea. IDC sottolinea che, a differenza dei tradizionali cicli di espansione e contrazione dell’industria dei semiconduttori, la pressione esercitata dall’AI potrebbe protrarsi per diversi anni. L’effetto diretto sarà un aumento dei prezzi medi dei PC fino all’8% nel 2026, un fattore che rischia di frenare ulteriormente la domanda in un mercato già maturo e poco incline agli aggiornamenti.
I grandi produttori globali come Dell, HP, Lenovo e ASUS sembrano meglio posizionati per affrontare questo scenario complesso, grazie alla loro scala industriale, alla capacità di gestire le scorte e a contratti di fornitura a lungo termine. Al contrario, i marchi regionali più piccoli, i costruttori white-box e gli assemblatori fai-da-te risultano molto più vulnerabili, soprattutto nel segmento dei PC da gaming, dove l’uso di grandi quantità di RAM è ormai uno standard.
Secondo l’analista Sweeney, “l’aumento dei prezzi della RAM rappresenterà un vero problema per il gaming di fascia alta per diversi anni”. Una previsione che mette in difficoltà appassionati e utenti esperti, costretti a rimandare aggiornamenti o a ripiegare su configurazioni meno potenti per contenere i costi.
Alla base di tutto c’è la crescente priorità data ai data center per l’intelligenza artificiale, disposti a pagare cifre molto più elevate per assicurarsi forniture di memoria avanzata rispetto al mercato consumer. Questo squilibrio sta spingendo i produttori a rivedere le proprie strategie, penalizzando l’offerta destinata ai PC tradizionali.
La conclusione di IDC è prudente ma netta: il boom dell’AI sta rimodellando profondamente il mercato dell’hardware consumer, riducendo l’offerta, gonfiando i prezzi e creando un contesto sfavorevole proprio mentre le GPU restano scarse e mancano forti incentivi all’aggiornamento. Per il settore dei PC, il 2026 si profila come un anno particolarmente difficile.
