(AGENPARL) - Roma, 18 Dicembre 2025(AGENPARL) – Thu 18 December 2025 UNTERBERGER (SVP): ITALIA SCELGA L’EUROPA E L’UCRAINA, BASTA AMBIGUITÀ
“Il Governo abbandoni ogni ambiguità e collochi con chiarezza l’Italia dalla parte dell’Europa e dell’Ucraina, per lavorare a una pace giusta e per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono all’Unione europea di essere più forte, unita e credibile”.
Lo ha affermato ieri in Aula la Presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger, intervenendo nel dibattito in vista del Consiglio europeo iniziato questa mattina.
“Dopo il fallimento del piano di pace proposto da Trump, il cancelliere Merz ha assunto l’iniziativa politica per riportare l’Europa al centro della scena internazionale. E qualcosa, finalmente, si muove.
Esiste un elemento che accomuna Meloni a Merz. Sono tra i pochi leader europei in grado di dialogare direttamente con Trump. Ma, a differenza della Meloni, Merz dimostra la capacità di porre dei No netti e inequivocabili. Non accetta in silenzio gli attacchi all’Europa né le provocazioni che arrivano fino a definirla un Quarto Reich.
Sul sostegno all’Ucraina – ha aggiunto – a parole il Governo è impeccabile, meno nei fatti. Gli aiuti per il 2026 non sono ancora stati rinnovati. Ed esclude, fin da ora, una partecipazione italiana al contingente internazionale che sarà chiamato a garantire la pace.
Ancor più gravi sono le reticenze sull’utilizzo degli asset russi congelati dall’Unione europea. E invece destinare quelle risorse alla difesa di Kyiv rappresenterebbe un segnale politico di straordinaria forza e coesione europea.
Il contesto globale – ha ricordato Unterberger – è segnato dal ritorno della legge del più forte e da trasformazioni profonde, dall’intelligenza artificiale alla crisi climatica. In questo scenario solo un’Europa più integrata e politicamente solida è in grado di reggere l’urto.
Eppure il Governo italiano continua a ostacolare proprio i passaggi decisivi in questa direzione: si oppone alla difesa comune europea, difende il diritto di veto che consente a singoli Stati di paralizzare l’Unione ed è l’unico esecutivo a non aver ancora ratificato il MES, uno strumento essenziale per la stabilità del sistema bancario europeo.
L’Europa si fonda sul principio della solidarietà. L’Italia non può beneficiare dei maggiori aiuti messi in campo durante la pandemia e, allo stesso tempo, voltare le spalle ai Paesi del fianco orientale che avvertono in modo diretto e concreto la minaccia russa.
Il problema – ha concluso – è che all’interno del Governo ci sono tre linee diverse di politiche estera. La Presidente del Consiglio guarda a Trump, Salvini alla Russia e solo Tajani all’Europa. In questo modo non si va da nessuna parte e non si fa l’interesse dell’Italia. Questo lo si difende rafforzando l’Europa e continuando a sostenere con convinzione l’Ucraina, per arrivare a una pace che dia garanzie di sicurezza per Kyiv come per tutta l’Europa.”
UNTERBERGER (SVP): ITALIEN SOLL ENDLICH FARBE BEKENNEN
„Schluss mit Zweideutigkeiten. Italien gehört eindeutig an die Seite Europas und der Ukraine. Nur ein geeintes Europa kann einen gerechten Frieden garantieren.“
Das erklärte gestern im Plenum des Senats die Vorsitzende der Autonomiegruppe, Julia Unterberger, in der Debatte im Vorfeld des heute begonnenen Europäischen Rates.
„Nach dem Scheitern des von Trump vorgeschlagenen Friedensplans hat Bundeskanzler Merz die politische Initiative ergriffen, um Europa wieder ins Zentrum der internationalen Bühne zu rücken – und erstmals kommt spürbar Bewegung in die Angelegenheit.
„Es gibt ein Element, das Präsidentin Meloni und Kanzler Merz verbindet“, erklärt Unterberger. „Beide gehören zu den wenigen europäischen Regierungschefs, die einen direkten Draht zu Trump haben. Im Unterschied zu Meloni, zeigt Merz jedoch auch die Fähigkeit, klare und unmissverständliche „Nein“ zu artikulieren. Er nimmt keine rhetorischen Attacken auf Europa stillschweigend hin.
Was die Unterstützung der Ukraine betrifft, ist die Regierung mit Worten tadellos, in den Taten jedoch deutlich weniger. Die Hilfen für 2026 wurden bislang nicht erneuert, und bereits jetzt schließen Italien eine Beteiligung an dem internationalen Kontingent aus, das den Frieden sichern soll.
Nicht zielführend sind auch die Vorbehalte hinsichtlich der Verwendung der von der Europäischen Union eingefrorenen russischen Vermögenswerte. Dabei würde die Zweckbindung dieser Mittel für die Verteidigung Kiews ein politisches Signal von außerordentlicher Stärke und europäischer Geschlossenheit darstellen.“
Unterberger erinnerte daran, dass der derzeitige globale Kontext vom Prinzip des Rechts des Stärkeren und von tiefgreifenden Umbrüchen geprägt sei – von der rasanten Entwicklung der künstlichen Intelligenz bis zur eskalierenden Klimakrise. Nur ein stärker integriertes und politisch handlungsfähiges Europa könne diesen Herausforderungen standhalten.
Ausgerechnet die italienische Regierung behindert jedoch weiterhin jene entscheidenden Schritte, die in diese Richtung führten: Sie lehne eine gemeinsame europäische Verteidigung ab und beharre auf das Vetorecht, das es einzelnen Mitgliedstaaten erlaube, die Union zu blockieren. Außerdem sei sie die einzige Regierung, die den Europäischen Stabilitätsmechanismus (ESM) – ein zentrales Instrument zur Sicherung der Stabilität des europäischen Bankensystems – bislang nicht ratifiziert habe.
Europa, so Unterberger weiter, gründe auf dem Prinzip der Solidarität. Italien könne nicht von den beispiellosen Coronahilfen profitieren und zugleich den Staaten an der Ostflanke den Rücken kehren, die die russische Bedrohung unmittelbar und konkret erlebten.
Abschließend kritisierte Unterberger, dass es innerhalb der Regierung drei unterschiedliche außenpolitische Linien gebe: Die Ministerpräsidentin orientiere sich an Trump, Salvini an Russland und nur Tajani an Europa. Auf diese Weise komme man nicht voran und vertrete nicht die Interessen Italiens. Diese ließen sich nur wahren, indem Europa gestärkt und die Ukraine weiterhin mit Überzeugung unterstützt werde – mit dem Ziel eines Friedens, der Sicherheitsgarantien für Kiew ebenso biete wie für ganz Europa.“