(AGENPARL) - Roma, 18 Dicembre 2025(AGENPARL) – Thu 18 December 2025 Cia in piazza a Bruxelles. Agricoltura non si svende, con riforma Pac a
rischio
Con i tagli alla PAC gli agricoltori della Basilicata perderebbero tra i 50
e i 60 milioni di euro rispetto ai 453 milioni previsti per il periodo
2023-2027. Le conseguenze sono pesanti su ogni azienda agricola lucana che
in media ha ricevuto 3.770 euro di contributi Pac Le ragioni della
protesta della Cia-Agricoltori a Bruxelles oggi sono così condensate. In
prima linea nella manifestazione la folta delegazione Cia, riunita sotto lo
striscione “Ursula, basta bugie”, con cartelli che parlano chiaro: “Pac
post 2027: non è una riforma, è la fine dell’agricoltura”, “Agricoltori
senza Pac, Europa senza cibo” e “Terra chiama Ursula, la sicurezza siamo
noi”. Una presa di posizione netta, a tutela di tutti i cittadini europei,
contro la proposta della Commissione targata von der Leyen, che vuole
tagliare le risorse del 22%, sottraendo all’Italia 9 miliardi di euro, e
far confluire la Pac in un fondo unico, generando competizione tra settori,
mettendo a rischio il mercato comune e colpendo al cuore il sistema
produttivo europeo e nazionale. Da Cia Potenza-Matera si sottolinea
l’importanza dei fondi PAC per le aziende agricole:* “I fondi PAC sono un
sostegno vitale per le aziende agricole, soprattutto in annate difficili.
Ridurre questi fondi significherebbe compromettere la sopravvivenza di
molte aziende e, di conseguenza, la sicurezza alimentare e l’occupazione in
agricoltura**”.* In Basilicata nel 2023 – il primo anno del quinquennio Pac
in corso – le aziende agricole hanno ricevuto in media 3.770 euro di
contributi Pac contro i 7.810 euro ad azienda della Lombardia, i 6.620 euro
del Piemonte, i 6.320 euro della Sardegna. Secondo i dati dell’Agea le
aziende con oltre 100 ettari rappresentavano il 2% delle imprese agricole
italiane che hanno fatto domanda e hanno ricevuto il 23% dei fondi Ue a
disposizione. Al contrario, le aziende con un’estensione inferiore ai 10
ettari rappresentano il 69% delle imprese agricole italiane ma hanno
ricevuto solo il 23% dei finanziamenti comunitari. Di qui la proposta della
Cia-Agricoltori: «occorre introdurre un tetto massimo ai contributi per le
aziende di grandi dimensioni, per evitare la concentrazione delle risorse
su pochi beneficiari».
Un allarme che non è solo politico, ma supportato da dati concreti. Secondo
le stime di Cia, infatti, se confermata, la proposta di riforma della Pac
post 2027 con meno risorse e fondo unico potrebbe avere effetti devastanti
per l’agricoltura italiana, mettendo a rischio la sopravvivenza di 270mila
aziende del settore, pari a quasi un terzo del totale (31,65%), a partire
dalle più piccole e vulnerabili. Le conseguenze sarebbero diffuse su tutto
il territorio: -26% al Nord, -33% al Centro e fino al -51% al Sud,
colpendo in modo particolare le aree rurali e interne e aggravando divari
economici e sociali già profondi. Guardando ai singoli comparti, il prezzo
più alto ricadrebbe sui seminativi (-64%), sull’olivicoltura (-27%) e sulla
zootecnia (-5%).
“Non è una riforma tecnica, è un vero e proprio cambio di paradigma -ha
evidenziato il presidente di Cia Cristiano Fini-. La Pac è la politica più
antica, più solida e più europea che esista. Ha garantito per oltre 50 anni
stabilità, reddito, presidio del territorio e sicurezza alimentare.
Smantellarla significa indebolire l’Europa”. Una scelta che appare ancora
più miope e pericolosa se letta nel contesto globale. “Non possiamo
permetterci che l’Ue disinvesta sull’agricoltura -ha sottolineato Fini-
mentre gli altri grandi attori mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina,
stanziano risorse sempre più importanti a difesa e sostegno del settore
primario”.
È in questo scenario che si inseriscono anche le altre ragioni della
mobilitazione, dalla richiesta di una linea europea più ferma sugli accordi
commerciali, per contrastare la concorrenza sleale e garantire reciprocità
nelle regole e nei controlli, fino alla necessità di una semplificazione
reale che liberi le imprese agricole da burocrazia e vincoli inutili.
“Quella che arriva oggi non è una protesta di categoria, ma un richiamo
politico a tutte le istituzioni Ue. La Pac non è il passato dell’Europa, è
una scelta strategica per il suo futuro -ha concluso il presidente di Cia-.
Senza una politica agricola forte e autonoma non c’è cibo sicuro, tutela
dell’ambiente, resilienza dei territori e futuro delle comunità. Ora è il
momento che Bruxelles stia dalla nostra parte e scelga davvero di essere
alleata di chi produce. Noi non ci fermeremo qui: continueremo a far
sentire la nostra voce, con determinazione e senza arretrare di un passo”.
