(AGENPARL) - Roma, 16 Dicembre 2025Nel corso dell’esame parlamentare della Legge di Bilancio 2026, FederTerziario rivolge un pressante appello al Governo e al Parlamento affinché si proceda all’abrogazione dell’articolo 26 del Ddl Bilancio che estende a tutte le imprese la norma, finora applicata solo a banche e intermediari finanziari, che vieta la compensazione dei crediti d’imposta con i debiti previdenziali e contributivi. A rischio migliaia di imprese, centinaia di migliaia di posti di lavoro e l’intero tessuto produttivo nazionale.
“La norma, così come proposta, non colpisce solo chi utilizza fraudolentemente crediti non spettanti – spiega Nicola Patrizi, presidente FederTerziario -, ma penalizza anche le imprese oneste, obbligate a dimostrare la legittimità dei crediti e a subire conseguenze negative sulla liquidità. Le imprese già affrontano gravi difficoltà di accesso al credito, aggravate da criteri bancari più rigidi e tassi in aumento. In questo contesto, la compensazione dei crediti d’imposta rappresenta uno strumento essenziale per sostenere i flussi di cassa e garantire continuità operativa. La sua limitazione o rimozione può provocare un improvviso shock finanziario, particolarmente grave per i settori con margini ridotti e risorse limitate“.
La manovra introduce una possibile stretta sulle compensazioni fiscali: secondo il testo in bozza, dal 1° luglio 2026 i crediti non derivanti da dichiarazioni fiscali non potranno più essere utilizzati per compensare debiti previdenziali e assicurativi (INPS, INAIL). Il divieto, inizialmente limitato ai bonus edilizi, verrebbe così esteso a tutti i contribuenti e a tutti i crediti diversi da quelli liquidati in dichiarazione, generando un impatto significativo soprattutto sulle micro e piccole imprese.
“La norma – aggiunge il Consigliere Confederale, Giuseppe Mallardo – rischia inoltre di ridurre l’efficacia degli incentivi per investimenti, innovazione, ricerca e sostenibilità, compromettendo la modernizzazione delle imprese e la credibilità delle politiche pubbliche. L’estensione del divieto a tutti i contribuenti, comprese micro e piccole imprese, può essere percepita come una ‘cambiale in bianco’, minando la fiducia necessaria a programmare investimenti, assunzioni e sviluppo“.
FederTerziario riconosce l’esigenza di contrastare le frodi fiscali, ma ritiene necessario adottare strumenti selettivi, che colpiscano solo chi utilizza i crediti in modo illecito, senza paralizzare le imprese virtuose. “Proponiamo – conclude Nicola Patrizi – delle verifiche mirate basate su parametri di rischio, evitando divieti indiscriminati, l’istituzione di una white-list di imprese virtuose cui garantire la piena possibilità di compensazione, delle clausole di salvaguardia per crediti già maturati, dei regimi transitori e deroghe specifiche per micro e piccole imprese e il potenziamento dei sistemi di monitoraggio e tracciabilità dei crediti, con controlli successivi e sanzioni più severe per frodi reali“.

