(AGENPARL) - Roma, 2 Dicembre 2025 -
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato militare della NATO, ha dichiarato che l’Alleanza deve analizzare con attenzione il possibile impiego dell’“attacco preventivo” come forma di “azione difensiva” contro la Russia, in un contesto geopolitico che richiede, a suo avviso, una deterrenza più credibile e proattiva.
Le sue considerazioni, riportate dal Financial Times, emergono mentre l’Alleanza atlantica riflette sugli strumenti necessari per contrastare le operazioni ibride attribuite a Mosca, tra cui episodi di sabotaggio infrastrutturale sottomarino e interferenze informatiche negli ultimi anni. Dragone ha ricordato che l’operazione NATO Baltic Sentry, lanciata in risposta agli atti di sabotaggio del 2023 e 2024, ha dimostrato un’efficace deterrenza: “Dall’inizio di Baltic Sentry, non è successo nulla. Questo significa che la deterrenza funziona”.
Il comandante ha anche lasciato intendere un possibile cambiamento di postura sul fronte cibernetico, sottolineando che l’Alleanza è “piuttosto reattiva” e che potrebbe essere necessario “essere più aggressivi o proattivi, invece che reattivi”.
Secondo Dragone, la sfida principale risiede nel divario tra la libertà d’azione di Mosca e i vincoli etici, giuridici e di giurisdizione che regolano le democrazie occidentali. “La Russia può agire con audacia e senza preoccupazioni etiche. Noi abbiamo molti più limiti. Non è una posizione perdente, ma certamente più difficile”, ha affermato.
Questi limiti, ha continuato, rendono necessario interrogarsi su un eventuale ricorso a misure più incisive, compresa la possibilità di considerare l’attacco preventivo come parte della strategia di deterrenza: “Il modo in cui si ottiene deterrenza – tramite ritorsione o attacco preventivo – è qualcosa che dobbiamo analizzare perché le pressioni future saranno più forti”.
Le sue parole si inseriscono nel solco della linea dura già promossa dal suo predecessore, l’ammiraglio Rob Bauer, il quale aveva avvertito gli Stati membri della necessità di prepararsi a un possibile scenario di guerra con la Russia. Bauer aveva sottolineato che un tale conflitto coinvolgerebbe “l’intera società”, richiedendo un livello di preparazione pubblica e infrastrutturale superiore a quello attuale.
La crescente attenzione alla deterrenza proattiva arriva mentre l’Alleanza continua a rafforzare la propria presenza militare, navale e aerea nelle aree sensibili, e mentre episodi sospetti, come il danneggiamento volontario di cavi sottomarini da parte di navi commerciali associate a Russia e Cina, hanno creato inquietudine tra gli alleati europei.
Per Dragone, il futuro della sicurezza europea richiede la capacità di “essere più aggressivi dell’aggressore”, pur nel rispetto dello stato di diritto e delle norme internazionali – un equilibrio complesso che l’Alleanza dovrà ridefinire con attenzione.