
(AGENPARL) – Thu 21 August 2025 *Convenzione Stadio-Clinica, il grande ricatto di Bandecchi: la pistola
puntata alla tempia dei ternaniIl Comune ha voluto firmare senza garanzie:
ora, se il progetto salta, a pagare il conto da 44 milioni per lo stadio
saranno i cittadini*
Nel cuore del progetto Stadio-Clinica è annidato un virus silenzioso: il
conflitto d’interessi del sindaco Bandecchi. Se scatenato, questo
meccanismo può scaricare l’intero costo di un’opera incompiuta sulle spalle
dei cittadini ternani e umbri, trasformando un finto partenariato
pubblico-privato in una gigantesca speculazione ai danni dei ternani.
La convenzione firmata il 1° agosto 2025 tra il Comune di Terni e la
Stadium S.p.A. poggia su una crepa strutturale: tutto il Piano Economico
Finanziario (PEF) regge solo se la clinica privata ottiene dalla Regione 80
posti letto in convenzione. Senza quel via libera, l’intero impianto
economico crolla.
Il cuore del problema è tutto qui: la clinica che dovrebbe essere
realizzata su un terreno di proprietà della Ternana Women S.p.A.,
controllata da Unicusano di proprietà del sindaco Bandecchi e che dovrebbe
contribuire per 14 milioni di euro in dieci anni al progetto stadio.
Tuttavia, questa clinica non è ancora costruita né accreditata, quindi la
concessione dei posti letto da parte della Regione è tutt’altro che
scontata. Concessione che perfino potrebbe essere demandata, nel bando che
dovrà essere fatto per l’assegnazione dei posti letto convenzionati,
addirittura alla prossima legislatura. Proprio qui si crea una condizione
di ricatto istituzionale: se salta la clinica, il progetto lo pagano i
ternani !
La convenzione (artt. 28–31) è chiara: se il progetto va in squilibrio
economico-finanziario, le parti devono sedersi al tavolo per cercare un
nuovo equilibrio. Ma se l’intesa salta – ad esempio perché i 14 milioni
promessi da Bandecchi non arrivano, visto che la Regione ad oggi non può
concedere gli 80 posti letto per una clinica che non esiste – scatta la
risoluzione anticipata del contratto. In quel caso, il Comune di Terni
sarebbe obbligato, per legge e per contratto, a rimborsare alla Stadium
S.p.A. tutte le opere realizzate fino a quel momento, purché collaudate e a
regola d’arte. Un conto che può arrivare fino a 44 milioni di euro. Pagati
con soldi pubblici.
Tradotto: il Comune si troverebbe a pagare milioni di euro (che non ha) per
un impianto potenzialmente incompleto, magari demolito o a metà, senza
alcuna garanzia di continuità e senza che l’opera venga conclusa da altri
soggetti. La clausola contrattuale prevede che, se entro 120 giorni dalla
risoluzione non si trova un altro concessionario (art. 36), il contratto
decade e il Comune deve comunque liquidare i lavori già realizzati.
In sintesi, l’eventuale mancato accreditamento della clinica rappresenta un
evento critico che genera automaticamente un disequilibrio insanabile, a
meno che non venga coperto con fondi pubblici. In poche parole questo
comporterebbe un nuovo dissesto da parte del Comune di Terni con un’opera
che resterebbe incompleta per molti anni.
Chi doveva vigilare per evitare questo rischio mortale per le finanze del
Comune? Il Comune stesso amministrato da Bandecchi, poiché la Conferenza
dei Servizi Decisoria ha demandato proprio a lui il compito di verificare
che tutte le prescrizioni siano rispettate prima del rilascio del permesso
a costruire. Il Comune di Terni, però, ha dato il via libera
accontentandosi della delibera n.1399 del 28 dicembre 2023 della Giunta
Tesei che non assegna i posti alla clinica, ma si limita a dire che 80
posti letto convenzionabili sono disponibili in provincia di Terni, ma
senza tra l’altro prevederli nel Piano Sanitario Regionale. Nessuna
garanzia quindi, solo un’ipotesi. Ma intanto il contratto è stato firmato.
E a rischiare di pagare siamo tutti noi.
A rendere ancora più allarmante questo scenario è il colossale conflitto
d’interessi in cui si trova il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi. Il
terreno su cui dovrebbe sorgere la clinica privata appartiene alla Ternana
Women S.p.A., società presieduta da Bandecchi stesso e controllata da
Unicusano, l’università privata di cui Bandecchi è fondatore e
proprietario. In pratica, il Comune firma una convenzione per un progetto
in cui la clinica sorgerebbe su un terreno di proprietà di un’altra società
privata del sindaco. Un gioco delle parti che non è solo un cortocircuito
etico. È un precedente che richiama direttamente la legittimità dell’atto
amministrativo, perché viola in pieno il principio di imparzialità della
pubblica amministrazione, sancito dalla Costituzione e dai codici di
comportamento degli amministratori pubblici.
Come se non bastasse, il 19 luglio 2025 (una settimana prima della firma
della convenzione) Bandecchi ha superato ogni limite istituzionale. In
un’intervista a La Nazione, nella sua ormai consueta doppia veste – sindaco
della città e imprenditore interessato all’operazione – ha dichiarato che,
se l’iter amministrativo non sarebbe proceduto rapidamente, avrebbe
diffidato il Comune da lui stesso amministrato, per “tutelare” gli
interessi della sua società privata. La frase testuale che ha pronunciato è
stata: “C’è di nuovo un certo immobilismo nella pratica che deve portare
alla firma. Questo sta causando alla Ternana Calcio un grave danno
operativo e d’immagine. È in ballo un progetto che è stato dichiarato di
pubblico interesse. Devo seguire la questione anche da imprenditore e per
questo stallo dell’iter potrei appunto fare causa al Comune come presidente
della Ternana Women” (La Nazione, 19 luglio 2025).
Mai nella storia amministrativa della città di Terni un sindaco aveva
minacciato di agire contro i dirigenti del proprio Comune, colpevoli – a
suo dire – di non firmare in fretta un atto in cui lui stesso ha interessi
diretti. È una degenerazione istituzionale senza precedenti.
Il Movimento 5 Stelle di Terni ritiene che il combinato disposto tra
convenzione, PEF e pressioni pubbliche configuri un meccanismo di ricatto
istituzionale ai danni della Regione e della città. A fronte di
un’operazione milionaria, progettata in modo da essere sostenibile solo a
patto che la Regione approvi l’accreditamento dei posti letto a una clinica
privata che sorgerà su un terreno appartenente a chi amministra il Comune,
si impone un immediato intervento politico e giuridico.
Per questo motivo, il gruppo consiliare del M5S Terni:
• pretende che venga discusso pubblicamente nel prossimo Consiglio Comunale
la necessità di accantonare un fondo a garanzia dell’eventuale mancato
raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario che qualora avvenisse
lascerebbe le casse del Comune in ginocchio;
• pretende la sospensione immediata degli effetti della convenzione fino a
che non venga dimostrato, nero su bianco, che la clinica è autorizzata
dalla Regione e che le condizioni della Conferenza dei Servizi sono state
pienamente rispettate;
• invita il Prefetto e l’ANAC a valutare l’opportunità di una verifica di
legittimità sull’intera operazione alla luce dell’evidente conflitto
d’interessi.
Terni merita di essere amministrata con trasparenza, non con i ricatti. Chi
ha giurato di servirla non può usarla come garanzia per i propri
investimenti. A pagare non devono essere i cittadini.
*Gruppo Territoriale Movimento 5 Stelle Terni*