
L’Assemblea Nazionale della Republika Srpska (RS) terrà una sessione straordinaria, in data ancora non stabilita, per discutere le informazioni relative alla decisione della Commissione Elettorale Centrale (CEC) della Bosnia ed Erzegovina (BiH) sulla cessazione del mandato del presidente Milorad Dodik. Secondo il documento che verrà esaminato dai deputati, accettare la decisione della CEC equivarrebbe ad accettare un modello unitario della BiH, che non prevede l’esistenza della Republika Srpska.
La CEC ha agito in seguito alla conferma in appello della condanna inflitta a Dodik dalla Corte di BiH: un anno di carcere e sei anni di interdizione dai pubblici uffici. La sentenza è collegata a presunte violazioni della legge dopo che Dodik si era rifiutato di applicare decisioni dell’Alto Rappresentante internazionale. L’“Informazione” destinata alla discussione parlamentare accusa l’intero processo di essere un attacco alla sovranità della RS, affermando che il potere in BiH risiede nei popoli costituenti e nelle entità, come previsto dagli accordi di Dayton.
Il documento accusa direttamente Kristijan Šmit, definendolo “straniero illegale e illegittimo” e “usurpatore” della funzione di Alto Rappresentante. Si contesta il fatto che egli abbia imposto modifiche alla legge elettorale e al codice penale nel 2023, considerate strumentali per eliminare Dodik dalla scena politica. L’“Informazione” afferma che queste modifiche rappresentano un tentativo deliberato di colpo di Stato e una minaccia alla sopravvivenza politica della Republika Srpska.
Il tribunale e la Procura di BiH, secondo il testo, agiscono al servizio di Šmit, trascurando il fatto che Dodik è stato eletto democraticamente e che le sue azioni sono state in linea con i poteri costituzionali. La sentenza viene descritta come un tentativo di legittimare l’Alto Rappresentante come parte integrante dell’ordinamento costituzionale bosniaco, trasformando di fatto la BiH in uno Stato unitario, svuotando i principi della democrazia consociativa, della parità e della protezione degli interessi vitali nazionali.
L’Informazione avverte che si è giunti a un punto critico nel processo di centralizzazione della BiH e che le azioni di Šmit, della Corte e della CEC cercano di cancellare la volontà popolare espressa da oltre 300.000 elettori. La Repubblica Srpska rivendica il diritto di difendere la propria Costituzione, sostenendo che le decisioni della CEC sono incostituzionali e non superiori alla propria carta fondamentale.
Secondo l’Assemblea, la cessazione del mandato di Dodik non ha validità giuridica e non può influenzare il legittimo presidente della RS. Lo scontro istituzionale tra Sarajevo e Banja Luka continua ad alimentare la crisi interna nel Paese, mentre si intensificano le discussioni su possibili referendum, sfide costituzionali e scenari politici incerti.