
Egregio Direttore di Agenparl le scrivo alla luce delle numerose richieste e osservazioni che mi sono giunte dopo la pubblicazione delle prime quattro parti di questa lettera aperta. Alcuni contestavano perché abbiamo taciuto sulle debolezze della Fondazione GOI in passato; altri ci accusavano di eccessivo tecnicismo. A entrambi rispondiamo ora con chiarezza: quando l’ente era ONLUS, i dati gestionali non erano pubblici. Da ora, con l’iscrizione al RUNTS, i documenti obbligatori saranno disponibili. Il tecnicismo è una necessità: richiede pazienza, studio e coerenza. In questa quinta parte cercheremo invece di parlare più direttamente, nei toni e nel contenuto, sperando di raggiungervi con la semplicità e la chiarezza che vi si addicono.
1. Distacco tra scopo statutario e attività reale
La Fondazione GOI appare formalmente concepita per realizzare progetti di solidarietà, seguendo la tradizione massonica. Tuttavia, anche dopo il passaggio a ETS, la trasformazione è restata solo formale. I dati disponibili mostrano un netto scarto tra dichiarazioni pubbliche e fatti reali. Nel 2023 la Fondazione ha incassato circa 2,46 milioni €, ma ha speso solo 424.000 € in totale — al netto degli ammortamenti, le attività di beneficenza, cultura e assistenza sono quasi inesistenti. Questo schema si ripete nel 2022, quando i ricavi erano di 2,47 milioni € e le spese appena 275.000 €¹ Grande Oriente d’Italia – Sito Ufficiale+11Agenparl+11Agenparl+11. Ogni anno il patrimonio netto è aumentato di oltre 2 milioni €, mentre i Fratelli attendevano iniziative pratiche sul territorio o in favore del popolo.
2. Governance chiusa e conflitti di ruolo
La struttura statutaria della Fondazione prevede un unico socio fondatore, il GOI, che nomina il Consiglio senza alcun pluralismo esterno. Il presidente della Fondazione è stato per anni Stefano Bisi, Gran Maestro dal 2014 al 2024, cui si affiancano altri dirigenti massonici come Antonio Seminario. Questo assetto è durato fino alla Gran Loggia 2025, quando sono stati avviati formalmente i rinnovi ETS. Nel frattempo, si sono verificate contestazioni sulla legittimità dell’avvicendamento, con sospensioni e ricorsi giudiziari² Wikipedia. L’organo di controllo, qualunque esso sia, è designato dallo stesso socio fondatore e non pubblica relazioni approfondite: la sua unilaterale nomina e silenzio pubblico alimentano scarsa trasparenza³ Agenparl.
Questa continuità diretta tra GOI e Fondazione — una stessa cerchia che decide apporto, uso e destinazione delle risorse — disegna uno schema decisionale insolitamente chiuso, esposto a conflitti di interesse e lontano da ogni accountability. Il rischio è quello di operare come una cassa interna di gestione patrimoniale, non come un ente aperto alla società.
3. Normativa vigente e obblighi di trasparenza
Con l’obbligo di iscrizione al RUNTS a partire dal novembre 2021, l’ente ETS è tenuto a pubblicare non solo i bilanci, ma anche il bilancio sociale qualora superi 1 milione € di entrate annuali. Inoltre, se vuole accedere alle quote del 5×1000, deve seguire le procedure stabilite dal Ministero e dal RUNTS per comunicare l’Iban e l’accreditamento⁴ uisp.it+3cantiereterzosettore.it+3fisco7.it+3.
La Fondazione GOI ha ritardato tale iscrizione fino al 2025, e anche dopo l’iscrizione tardiva, non risultano ancora pubblici bandi o policy etiche per l’assegnazione di contributi o il trattamento dei conflitti. La normativa vigente prevede invece l’adozione di regolamenti interni, codici etici, e procedure pubbliche di selezione.
4. Proposte per un’effettiva riforma solidale
Se vogliamo veramente riconciliare la Fondazione con la Tradizione massonica:
a. Pluralismo nel Consiglio: i consiglieri dovrebbero essere eletti o designati da un organismo collegiale delle Logge, non nominati unicamente dal Gran Maestro. Mandati vincolati e rotazione obbligatoria dovrebbero evitare la cristallizzazione del potere.
b. Separazione delle cariche tra GOI e Fondazione: il Gran Maestro non può presiedere né far parte del CdA della Fondazione. Può esercitare poteri di vigilanza strategica, ma la gestione operativa e finanziaria deve essere affidata a una leadership autonoma.
c. Adozione di regolamenti interni pubblici: criteri di selezione dei progetti, policy sulle donazioni vincolate, codice etico, procedura di dichiarazione dei conflitti di interesse. Tutto reso pubblico.
d. Obiettivo minimo di spesa solidale: uno statuto riformato dovrebbe prevedere che almeno il 50% delle entrate annue venga destinato a progetti concreti di solidarietà, cultura o beneficenza, evitando accumuli inutili — salvo riserve tecniche limitate.
e. Coinvolgimento della base massonica: canali di comunicazione diretta durante le Gran Logge, mozioni da parte delle Logge, Consiglio consultivo delle Logge: la Fondazione deve diventare patrimonio e strumento condiviso di tutta l’Obbedienza.
5. Conclusione
Non si tratta di una critica sterile, ma di un’appello all’azione. Alla base di questa fondazione vi è una grande potenzialità: dotazioni patrimoniali, sedi di pregio, cultura rituale e filantropica. Ma finora l’uso principale di questi beni è rimasto interno e autoreferenziale, mentre la società attende risposte tangibili. È tempo di riallineare le parole con i fatti.
Come massoni, siamo chiamati a difendere l’onore dell’Istituzione con coraggio, onestà e rinnovamento. Solo un impegno concreto potrà restituire credibilità alla Fondazione e farla diventare, veramente, uno strumento da cui fiorisce la carità collettiva.
Ci attendono mesi decisivi: GOI e Fondazione, ora pienamente ETS, avranno l’occasione di dimostrare la loro vocazione operativa. Chiediamo a fratelli coraggiosi ed illuminati di unirsi a questo spirito di riforma e di azione. Dalla nostra base può solo nascere una rivoluzione silenziosa, ma potente quale può essere l’azione collettiva di un intero corpo iniziatico.
Basilio Valentino