
(AGENPARL) – Thu 03 April 2025 Un team internazionale, guidato da ricercatrici e ricercatori italiani
del National Biodiversity Future Center (NBFC),
ha dimostrano lefficacia degli interventi di restauro degli ecosistemi
marini
Negli ultimi 100 anni luomo ha distrutto o danneggiato una larga parte
degli ecosistemi marini. Non fa eccezione il nostro Paese dove più del 30%
delle praterie del coralligeno e di piante marine sono state danneggiate da
impatti antropici e le foreste di alghe brune e i banchi di ostriche hanno
perso fino all80% della loro estensione.
La Commissione Europea ha fortemente voluto la legge sul Restauro della
Natura che porterà nei prossimi mesi tutti i paesi membri a definire gli
obiettivi e le priorità di restauro degli ecosistemi danneggiati dalluomo.
In particolare, la legge spingerà i paesi membri dellUE a restaurare il 20%
degli habitat marini degradati entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il
90-100% entro il 2050.
Per creare un consenso diffuso e sviluppare un piano nazionale di restauro
degli ecosistemi marini e al tempo stesso incentivare gli investimenti in
questa direzione è necessario dimostrare che gli interventi hanno successo e
che sono economicamente vantaggiosi. In questo modo, sarà possibile anche
coinvolgere la società civile ed imprese private per stimolare lo sviluppo
di nuovi settori imprenditoriali e nuova occupazione. A titolo di esempio,
nel Progetto Europeo REDRESS, interventi di restauro stanno portando allo
sviluppo di nuove tecnologie, con robot in grado di operare negli ambienti
profondi.
In questo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications
(https://www.nature.com/articles/s41467-025-57254-2), ricercatrici e
ricercatori italiani e di altre 15 nazioni, hanno analizzato i risultati di
764 interventi di restauro di ecosistemi marini in tutto il mondo. Gli
habitat restaurati includono le praterie di piante marine, le barriere
coralline tropicali, il coralligeno del Mediterraneo, le foreste di
macroalghe, le foreste animali, le mangrovie e anche gli ambienti profondi.
Questa analisi ha dimostrato che il restauro degli ecosistemi marini ha un
elevato successo in oltre 64% dei casi. Gli interventi di restauro ecologico
sono stati sorprendentemente efficaci anche in aree in cui l’impatto umano
non è stato completamente rimosso, dimostrando che è possibile avviare il
restauro anche in siti di interesse nazionale, come il complesso industriale
di Bagnoli (Napoli) o in aree caratterizzate da impatti multipli come
lAdriatico. Questi risultati dimostrano l’immediata fattibilità di un piano
globale di “ripristino blu” anche per gli ecosistemi profondi colpiti dalla
pesca a strascico.
I benefici del restauro, secondo i calcoli riportati in questo studio sono
molteplici, dalla mitigazione dei cambiamenti climatici alloccupazione.
inoltre, i benefici economici possono rendere vantaggiosi gli investimenti
nel settore. Ad esempio, il restauro delle foreste di macroalghe produce un
valore compreso tra 55.000 e 190.000 euro/ettaro/anno. Quelli delle piante
marine possono produrre circa 20.000 euro/ettaro/anno. Restano tuttavia
elevati i costi di restauro degli ambienti marini profondi, che possono
costare da 5 a 50 volte di più rispetto agli ecosistemi costieri. Questo
potrebbe rendere le attività estrattive minerarie dei noduli polimetallici
non convenienti considerati i costi di restauro che si rendono necessari in
seguito a queste attività fortemente distruttive.
Oggi, già oltre 350 aziende europee sono pronte a lanciarsi in questo
settore che vedrà un mercato crescente nel campo del ripristino ambientale