
(AGENPARL) – Wed 02 April 2025 [Immagine che contiene testo Descrizione generata automaticamente]
IX Rapporto Censis sull’Avvocatura: la professione tra nuove sfide e opportunità
Nel 2024 i professionisti iscritti alla Cassa Forense subiscono una lieve flessione (-1,6%), con le donne avvocato che scendono al 46,8%, sotto il dato del 2014. In calo quanti definiscono molto critica la propria condizione lavorativa, passati dal 28,4% nel 2022 al 22,7% nel 2025, e crescono del 6,8% fra il 2022 e il 2023 i redditi medi annui. Il 27,5% degli avvocati dichiara di utilizzare l’IA nelle attività professionali
Roma, 2 aprile 2025 – Una professione in trasformazione. Il 2024 è stato caratterizzato da una nuova flessione del tasso annuo di crescita degli iscritti alla Cassa Forense, con un decremento dell’1,6%. Sul versante della distribuzione per genere, si osserva una leggera prevalenza maschile, con poco più di 124.000 uomini contro 109.300 donne. I dati più recenti indicano una diminuzione nella percentuale di donne iscritte che si attesta al 46,8%, scendendo sotto il dato del 2014 (quando erano il 47,1%), con una inversione della tendenza di crescita iniziata nel 2021, a conferma di un vero e proprio abbandono della professione da parte delle avvocate. Nel 2024, inoltre, il calo degli iscritti ha raggiunto il livello più significativo dell’ultimo decennio, segnando un saldo negativo di oltre 2.100 unità tra le avvocate. Si conferma quindi una tendenza ormai consolidata, in cui il numero di professionisti in uscita supera quello delle nuove iscrizioni, con un impatto più evidente sulla componente femminile. È quanto emerge dal IX Rapporto Censis sull’Avvocatura, realizzato dal Censis per la Cassa Forense, che contiene anche un’indagine su un campione di 28.000 avvocati.
Dei segnali di miglioramento. Dal 2022 al 2025, si è osservato un continuo miglioramento delle prospettive professionali nell’ambito legale. In particolare, mentre nel 2022, il 28,4% degli avvocati riportava una situazione molto critica, con scarsa attività lavorativa e incertezza professionale, tale percentuale è scesa al 22,7% nel 2025 (-5,7%). Le donne si mostrano più colpite da una percezione negativa della loro situazione lavorativa: il 27,5% la definisce molto critica e il 30,4% abbastanza critica. Nell’ultimo anno, è il 33,3% degli avvocati ad aver preso in considerazione l’idea di abbandonare la professione, una percentuale che conferma una tendenza già osservata in passato, ma in leggera riduzione (l’anno scorso erano il 34,6%). La principale motivazione risiede in questioni di natura economica: il 62,9% di coloro che stanno valutando l’uscita segnala infatti costi elevati e una remunerazione percepita come non adeguata. Infatti, anche se il reddito medio annuo per avvocato nel 2023 registra una variazione positiva del 6,8% rispetto al 2022, va evidenziato che il livello del reddito medio, nella categoria, si riesce a raggiungere mediamente solo una volta superati i 50 anni (e per le donne in media questo risultato non viene raggiunto).
Una difficile conciliazione. Per il 63,4% degli avvocati è ancora molto o abbastanza difficile conciliare la carriera forense con la vita personale. Sono il 73,7% degli avvocati under 40 e il 71,0% di chi ha tra i 40 e i 49 anni ad affermare di avere molta o abbastanza difficoltà a far combaciare questi due aspetti della vita. Il 70,6% delle avvocate percepisce un equilibrio tra vita e lavoro molto o abbastanza difficile da ottenere, mentre per gli uomini il dato scende al 57,0%, con una differenza di 13,6 punti percentuali.
Ancora poco appeal per l’aggregazione tra studi legali. Tra le principali ragioni che frenano l’aggregazione tra avvocati, vi è la difficoltà nella determinazione della percentuale dei profitti tra i partner, indicato dal 35,7%. Criticità che si conferma trasversale alle diverse età, pur registrando una leggera prevalenza tra i professionisti più giovani (37,6% tra gli under 40) rispetto ai colleghi più anziani (32,7% tra gli over 64), sottolineando la centralità della questione economica nei processi di aggregazione e la necessità di strumenti chiari per la gestione dei profitti.
L’adattamento all’Intelligenza Artificiale. Il 27,5% degli avvocati dichiara di utilizzare l’IA nelle attività professionali. L’impiego principale riguarda la ricerca giurisprudenziale e documentale (19,9%), confermando come l’IA venga percepita soprattutto come uno strumento di supporto nell’analisi e gestione delle fonti normative e dei precedenti. Al contrario, la maggioranza degli avvocati (72,3%) non utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Le motivazioni di questa scelta sono molteplici: il 16,3% afferma di non conoscere o non saper utilizzare tali strumenti, mentre il 6,4% considera l’investimento troppo oneroso. Un dato significativo è rappresentato dal 31,7% di professionisti che, pur non utilizzandola, sta considerando di adottarla nel prossimo futuro, segno di un interesse potenziale.
Il percorso di avvicinamento alla professione. Tra l’anno accademico 2010/2011 e l’anno accademico 2023/2024 si è verificata una riduzione di oltre 10.000 immatricolati alle facoltà giuridiche: se nel 2010 questi erano 28.029, circa 50 su 1.000 diciannovenni, nel 2023 il numero è sceso a 16.989 (su 1.000 diciannovenni se ne sono iscritti circa 30). Riguardo all’esame di abilitazione, nel 2023 il numero di candidati è sceso sensibilmente: rispetto all’anno precedente, si sono registrate 4.692 presenze in meno. Il tasso di successo è invece rimasto pressoché simile ai due anni precedenti (46,2%), ma il bacino di abilitati è stato in assoluto il più basso della serie storica 2019-2023, pari a 4.486.
Questi sono i principali risultati del IX Rapporto sull’Avvocatura realizzato dal Censis per la Cassa Forense, che è stato presentato oggi da Andrea Toma, Responsabile dell’Area Economia, Lavoro e Territorio del Censis, e discusso da Marina Elvira Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giorgio De Rita, Segretario Generale Censis, Francesco Greco, Presidente Consiglio Nazionale Forense, Anna Rossomando, Vicepresidente Senato della Repubblica, Mario Scialla, Coordinatore Organismo congressuale forense, Francesco Paolo Sisto, Viceministro della Giustizia, Valter Militi, Presidente Cassa Forense e Roberta Floris, Giornalista Tg5
C E N S I S
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