
Le personalità dei media istituzionali stanno manifestando un senso di stanchezza dopo soli pochi giorni dalla rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, segnalando che il ritmo delle notizie generate dalla nuova amministrazione sta già sopraffacendo il panorama giornalistico. Le prime mosse di Trump, mirate a realizzare la promessa di un’ipotetica “età dell’oro dell’America”, hanno riacceso l’attenzione mediatica in un modo che molti giornalisti sembrano trovare opprimente.
Durante la precedente amministrazione Biden, i media avevano goduto di un ritmo più tranquillo, con il presidente che evitava frequentemente la scena pubblica, spesso protetto dai suoi assistenti. Al contrario, il ritorno di Trump ha portato a una valanga di ordini esecutivi, politiche controverse e dichiarazioni, tra cui la deportazione accelerata di immigrati illegali, l’abbandono dell’Accordo di Parigi sul clima e la revoca di politiche federali sulla diversità.
“Sembra il quarto mese, non il quarto giorno”, si è lamentata Tara Palmeri di Puck. Susan Glasser del New Yorker ha chiesto ai lettori: “Siete già esausti?” nel suo resoconto dettagliato sulle prime azioni di Trump, elencando decisioni che includono:
- La revoca della garanzia di cittadinanza per diritto di nascita.
- Minacce di guerra commerciale con Canada e Messico.
- Dichiarazioni di emergenza al confine meridionale.
- Perdoni per la maggioranza degli insorti del 6 gennaio 2021.
Le controversie politiche di Trump sono state affiancate da momenti più stravaganti, come la promozione di una criptovaluta con il suo nome e polemiche pubbliche con leader religiosi.
Brian Stelter della CNN ha ammesso che i media si trovano di fronte a un dilemma su come affrontare il ritorno di Trump, chiedendosi se trasmettere le sue dichiarazioni in diretta o controbilanciare immediatamente con verifiche. “Con Trump di nuovo al comando, i giornalisti tornano al ‘Trump Time’ e devono affrontare vecchi dilemmi su come gestire l’influenza che ha sul ciclo delle notizie,” ha dichiarato.
David Brooks del New York Times ha ironizzato sulla necessità di “esplorare ancora una volta le profondità del cervello di Donald Trump”, lamentando che la pausa concessa durante l’era Biden sembra ormai lontana.
Le difficoltà dei media a gestire la copertura di Trump arrivano in un contesto di crescente sfiducia del pubblico. Secondo un sondaggio Gallup del 2024, la fiducia degli americani nei media istituzionali è scesa ai minimi storici. Questo declino è attribuito alla percezione di una copertura parziale e alla promozione di narrazioni che si sono rivelate false, come il caso del laptop di Hunter Biden o le teorie di collusione russa.
Trump, consapevole delle critiche rivolte ai media, ha sfruttato la sua posizione per ribadire l’importanza della libertà di espressione. Durante un discorso al World Economic Forum di Davos, ha dichiarato: “Abbiamo salvato la libertà di parola in America”, condannando ciò che ha definito “disinformazione” promossa da alcune testate giornalistiche.
Il ritorno di Trump rappresenta una sfida significativa per i media, costretti a confrontarsi con un flusso costante di decisioni e polemiche. Mentre le sue politiche e dichiarazioni continuano a dominare il ciclo delle notizie, la crescente sfiducia nei media istituzionali suggerisce che il pubblico potrebbe cercare nuove fonti di informazione per interpretare gli sviluppi politici. La dinamica tra Trump e i media si preannuncia complessa, con entrambe le parti che cercano di plasmare la narrazione in un clima già altamente polarizzato.