
(AGENPARL) – gio 02 gennaio 2025 Oggetto: KICS da HHV-8: un nuovo protocollo diagnostico e terapeutico salva i
trapianti d’organo
Alle redazioni in indirizzo
COMUNICATO STAMPA
Pubblicato sull’American Journal of Transplantation lo studio frutto della
collaborazione tra ISMETT, UNIMORE e RIMED, che definisce una nuova sindrome
citochinica associata al virus HHV-8 e introduce un protocollo innovativo per la
diagnosi precoce e la terapia nei pazienti trapiantati, con rilevanti implicazioni
cliniche a livello internazionale.
È stato appena pubblicato su American Journal of Transplantation, la prima rivista
mondiale di Trapiantologia, un lavoro condotto durante gli ultimi 12 anni ad ISMETT con la
collaborazione stretta del laboratorio di ricerca ISMETT e RIMED e della Ematologia clinica
e di laboratorio Unimore ed AOU Modena, che ha reso possibile la definizione di una nuova
Sindrome Citochinica denominata KICS (Kaposi sarcoma herpesvirus Inflammatory
Cytokine Syndrome) e provocata dal virus HHV8.
La malattia neoplastica e non neoplastica causata dal virus erpetico umano di tipo 8
(HHV-8) rappresenta una complicanza potenzialmente letale per i riceventi di trapianto di
organo solido. Nel 2010, il Prof. Mario Luppi, Ordinario di Malattie del sangue presso
Unimore e Direttore dell’UOC di Ematologia dell’AOU di Modena, assieme al suo team,
documentarono sul New England Journal of Medicine il primo caso accertato di
trasmissione del virus HHV-8 da un donatore di rene a due riceventi, uno dei quali sviluppò
un sarcoma di Kaposi (SK) disseminato, mentre l’altro manifestò una forma di “sepsi
virale,” mai descritta in precedenza. Quest’ultimo paziente, trattato unicamente con antivirali
e immunoglobuline, morì entro un mese a causa di insufficienze d’organo.
Nel 2012, questa esperienza fu richiamata alla memoria dal Prof. Luppi quando la Dott.ssa
Alessandra Mularoni, responsabile del Servizio di Malattie Infettive dell’Istituto
Mediterraneo per i Trapianti e le Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT-IRCCS) di
Palermo, lo contattò per discutere una grave sindrome clinica non maligna correlata
all’infezione primaria da HHV-8. Il caso riguardava un ricevente di trapianto combinato
fegato-rene, ma situazioni analoghe si erano verificate anche in altri pazienti, principalmente
trapiantati di fegato e, in alcuni casi, di polmone, in un’area geografica endemica per il virus.
Lo screening sierologico e la sorveglianza molecolare nei pazienti ad alto rischio di
infezione da HHV-8 trasmessa dal donatore, quindi coloro che ricevono un organo da un
donatore sieropositivo per HHV-8, assicurano il riconoscimento precoce e la terapia
efficace delle KICS, con antivirali, anticorpo monoclonale anti-CD20, e farmaci
immunosoppressori, capaci di garantire risposte immunologiche antivirali efficaci ed
eliminare i linfociti B, portatori dell’infezione virale. “Le implicazioni di questo lavoro saranno
molto importanti sia a livello nazionale che internazionale potendo modificare addirittura i
protocolli di screening di riceventi e donatori di organo” commentano i ricercatori.
“Durante questi anni la nostra strettissima collaborazione ci ha guidato nella gestione di casi
clinici molto difficili e siamo riusciti a portare la mortalità di queste severe manifestazioni