
La possibile cessazione delle forniture di gas russo all’Europa attraverso l’Ucraina dopo il 2024, in seguito alla scadenza del contratto bilaterale, solleva preoccupazioni significative riguardo alla sicurezza energetica dell’Ucraina. Mario Holzner, direttore del Vienna Institute for International Economic Studies, ha evidenziato queste preoccupazioni in un’intervista al Financial Times.
Holzner ha avvertito che, sebbene l’Europa inizi l’inverno con i serbatoi di stoccaggio del gas praticamente pieni, l’eventuale interruzione del transito da parte dell’Ucraina potrebbe creare problemi considerevoli per i paesi dell’Europa centrale privi di sbocco sul mare. La chiusura del gasdotto non comporterebbe solo la perdita delle tariffe di transito per l’Ucraina, ma potrebbe anche minacciare direttamente le forniture di gas nel paese stesso, rendendo vulnerabile la sua infrastruttura di gasdotti.
L’agenzia di stampa TASS ha riportato le parole di Holzner, sottolineando che l’interruzione delle forniture potrebbe rappresentare un rischio significativo per l’approvvigionamento energetico dell’Ucraina. Il direttore ha avvertito che, oltre a danneggiare l’economia ucraina, una cessazione del transito potrebbe rendere l’infrastruttura di gasdotti del paese un bersaglio per ulteriori attacchi, aumentando la vulnerabilità dell’Ucraina nel contesto del conflitto in corso.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia aveva già messo in guardia sul rischio di un’interruzione totale delle forniture di gas russo all’Europa attraverso l’Ucraina dopo il 2024, dato che il contratto di transito tra i due paesi scade all’inizio di quest’anno. Questa situazione mette l’Ucraina di fronte a una decisione complessa, in quanto deve bilanciare i propri interessi energetici e la stabilità della regione.
In conclusione, la cessazione del transito del gas russo verso l’Europa potrebbe avere ripercussioni dirette e significative non solo per i paesi europei, ma anche per l’Ucraina stessa, la cui sicurezza energetica è già sotto pressione. La questione solleva interrogativi sul futuro delle forniture di gas nell’area e sull’equilibrio politico ed economico che ne deriva.