

L’autonomia differenziata approvata in Parlamento è un attentato all’unità nazionale. L’autonomia, parola di altissimo valore anche politico, è stata oggetto di un inganno politico. Il governo delle destre non è autonomista. Altrimenti avrebbe dato forza al popolo, ai territori di prossimità, alle città, ai comuni, ai borghi, alle periferie, alle aree interne, ai sindaci, ed invece no. L’autonomia differenziata concede poteri immensi alle regioni, ossia il luogo meno autonomo e di prossimità. Le regioni sono caratterizzate da un fortissimo centralismo politico e burocratico, non di rado attraversate da pratiche clientelari ed episodi frequenti di immane sperpero del denaro pubblico ed infiltrazione di poteri criminali. Avremo un paese più diseguale e con più discriminazioni territoriali, sociali ed economiche. Il contrario di quello che serve all’Italia. I ricchi saranno sempre più ricchi e più sostenuti, i poveri sempre più poveri e lasciati al loro destino. Avremo una sanità e un diritto alla salute sempre meno garantito in maniera uniforme sul territorio nazionale. Programmi scolastici diversificati e regionalizzati, anche l’istruzione quindi non sarà più un elemento fondante dell’unità nazionale. Normative ambientali differenti da regione a regione su questioni di interesse nazionale. Per arrivare poi alle migrazioni economiche e ai salari diversificati tra nord e sud. Una riforma che acuisce l’assenza di coesione e di armonia sociale. Le destre colpiscono al cuore l’unità nazionale anche perché il centro-sinistra negli ultimi venti anni ha costruito l’autostrada alla secessione dei ricchi: modifica del titolo V della Costituzione, provvedimenti governativi e regionali, intese stato-regioni. Per le destre è stata sinora una passeggiata, per colpa di troppi traditori politici ed istituzionali. Fuori dal Parlamento sarà un’altra storia: opposizione sociale, lotte giuridiche, difesa popolare della costituzione. La lotta non finisce con una decisione parlamentare in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione. Tocca ora al popolo sovrano scrivere la storia.