
(AGENPARL) – gio 30 maggio 2024 Il primo ateneo al mondo dedicato alla gastronomia festeggia 20 anni
*Comunicato stampa, 30 maggio 2024*
*Educazione alimentare: nasce all’Università di Scienze Gastronomiche di
Pollenzo l’alleanza dell’agroalimentare italiano per formare nelle scuole i
gastronomi di domani*
*Il primo ateneo al mondo dedicato alla gastronomia, nato da un’intuizione
di Carlo Petrini, festeggia i suoi venti anni riunendo 800 rappresentanti
delle più importanti aziende agroalimentari italiane*
*Scopri qui le foto della giornata*
«La sfida dei prossimi anni sarà quella di superare le divisioni, di
lavorare sulla condivisione e la cooperazione. Se non andiamo oltre la
logica della competitività, se non consideriamo il settore alimentare come
un bene comune, non saremo in grado di affrontare questo lungo periodo di
transizione. Il cambio di paradigma necessario nei nostri comportamenti è
all’ordine del giorno: o intraprendiamo questa strada in maniera armonica
con la natura e tra di noi, o la situazione diventerà irreparabile» ha
dichiarato *Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e presidente
dell’Università di Scienze Gastronomiche*, in occasione dell’apertura dei
festeggiamenti per i 20 anni di Pollenzo, davanti a una platea di 800
persone in rappresentanza di più di 300 realtà dell’industria alimentare
italiana, delle principali istituzioni del territorio e 12 rettori di
atenei piemontesi e del resto della penisola. «Agli studenti qui presenti
dico che la missione per i prossimi anni è avere uno sguardo aperto verso
il mondo, verso le altre culture gastronomiche: abbiamo fatto della
multidisciplinarietà il valore di questa università, adesso dobbiamo
compiere un altro passo e superare l’eurocentrismo. La capacità del
gastronomo è capire la complessità del mondo a partire dal cibo e questa è
la più grande gioia che una università possa dare».
Nata nel 2004 e promossa dall’associazione Slow Food con la collaborazione
delle Regioni Piemonte ed Emilia-Romagna, quella di Pollenzo è stata la
prima, e tutt’ora l’unica, università al mondo interamente dedicata allo
studio del cibo dal punto di vista delle scienze gastronomiche. Ed è
proprio a Pollenzo che le scienze gastronomiche hanno ottenuto dignità
accademica: nel 2017 infatti il MIUR ha definito due nuove Classi di Laurea
in Scienze Gastronomiche basandosi sul modello UNISG. In vent’anni di vita
oltre 3800 gastronomi si sono laureati, il 45% dei quali provenienti da 101
paesi del mondo.
Carlo Petrini ha rivolto alle realtà più importanti della produzione
agroalimentare italiana un appello affinché diffondano la potenzialità
culturale e politica che ha il settore alimentare, sostenendo l’appello *Col
cibo si educa, col cibo si cambia**,* con cui UNISG e Slow Food Italia
esortano il Governo a inserire l’educazione alimentare tra le materie di
studio nelle scuole di ogni ordine e grado
.
A venti anni dalla nascita dell’Università di Pollenzo, saper leggere il
mondo attraverso le lenti delle scienze gastronomiche risulta ancora più
necessario per interpretare le grandi crisi che stiamo vivendo e che le
ragazze e i ragazzi di oggi saranno chiamati a fronteggiare. Sfide per le
quali occorrono risposte e soluzioni efficaci, che solo una formazione
professionale in grado di coniugare le esigenze del mondo produttivo con
una visione del cibo che sappia rispondere alle sfide economiche, sociali,
ambientali e climatiche attuali, può assicurare.
«La logica che deve guidare il sistema alimentare non può essere che “bio”
in senso etimologico, cioè imperniata sulla vita. Nessuno sviluppo degno di
questo nome, infatti, oggi può essere disgiunto da un approccio che lo
renda prima di ogni cosa sostenibile, durevole, armonico. In antitesi al
cibo come “commodity”: prodotto per essere venduto, invece che per nutrire
il corpo e lo spirito; prodotto per i mercati finanziari e soggetto a
speculazioni; cibo che viene sprecato, a livello globale, per un terzo
della produzione complessiva: ecco che l’educazione alimentare ci insegna
la cultura del necessario per contrastare lo spreco» ha sottolineato *Barbara
Nappini, presidente di Slow Food Italia*, promotore dell’appello insieme a
UNISG, alle Comunità Laudato si’, all’Università degli studi di Torino,
l’Università del Piemonte Orientale e il Politecnico di Torino. «E che dire
dei recenti dati italiani secondo cui due milioni di persone sotto i 16
anni soffrono di disturbi alimentari: è urgente ricostruire un corretto
rapporto col cibo e con la terra che lo produce. In quest’ottica credo che
l’educazione alimentare nella scuola, debba essere un progetto collettivo,
un luogo in cui sperimentare nuove forme di apprendimento. Un futuro che
tenga insieme dati tecnici e saperi tradizionali, visione globale e
valorizzazione delle diversità territoriali, lucida analisi e intelligenza
affettiva, ricerca scientifica e bellezza».
Ad accogliere il mondo accademico e i circa 500 alumni che in questi giorni
stanno arrivando a Pollenzo, portando il loro bagaglio di esperienze umane
e professionali in giro per il mondo, il *Magnifico Rettore dell’Università
di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Bartolomeo Biolatti*.
Sostenitore dell’appello per l’educazione alimentare anche *Maurizio
Martina, Direttore Generale Aggiunto FAO*, che in un video messaggio ha
sottolineato come «Attraverso l’educazione alimentare si può sviluppare un
percorso di formazione non solo al cibo ma alla cittadinanza. Conoscere i
popoli attraverso il cibo, vuol dire conoscerne virtù e fragilità e in una
situazione geopolitica e ambientale così complicata, pensare di investire
sul cibo come strumento di educazione alla cittadinanza è un atto
rivoluzionario».
«L’educazione alimentare può essere un primo passo di un nuovo welfare
dedicato ai più piccoli: abbiamo generazioni di ragazzi che vengono educati
da influencer e vivono dentro i telefonini, senza la possibilità di potersi
confrontare con la comunità intorno, con la realtà, con le storie e i
valori che sono dietro al cibo. E invece abbiamo bisogno di un nuovo
umanesimo per riuscire a stare dentro i limiti della natura, altrimenti
nessuna tecnologia potrà salvarci. Ciò che mi dà speranza è che i giovani
di oggi hanno una consapevolezza istintiva della protezione ambientale che
le generazioni come la mia non hanno, perché siamo nati in un periodo in
cui tutto era dato per scontato. Dobbiamo interpretare correttamente il
termine sostenibilità, che vuol dire stare dentro i limiti della natura e
non che la natura e l’umanità devono portare il peso del capitalismo. Alle
grandi industrie oggi presenti chiedo quindi di mettere l’etica davanti a
tutto, perché il profitto è importante ma dobbiamo pensare ai nostri figli
e al futuro della terra», ha sottolineato *Sveva Sagramola, autrice e
conduttrice televisiva*.
*Alessandro Barbero, professore di storia medievale all’Università del
Piemonte Orientale* ha evidenziato il ruolo dell’istituzione scolastica:
«Si chiede alla scuola di fare un altro sacrificio, un altro sforzo,
introdurre l’educazione alimentare. Allora io penso che ci si dovrebbe
rivolgere a questo mondo partendo da una premessa e cioè che le scuole sono
un pezzo importantissimo, sacro, senza il quale questo Paese non avrebbe
futuro. Un valore che non viene mai abbastanza riconosciuto ma che ha la
possibilità di fare il miracolo, di non trasmettere solo contenuti e una
direzione per il proprio futuro professionale, ma di aprire le teste e far
ragionare i ragazzi».
A sottolineare l’esigenza di inserire l’educazione alimentare nelle scuole
anche due interventi scientifici: per Carmine Garzia, professore di
Economia Aziendale presso UNISG e coordinatore scientifico del Food
Industry Monitor, consumatori consapevoli sono in grado di generare una
domanda di qualità, che porta a sua volta una offerta di qualità; mentre
per il *climatologo e divulgatore scientifico, Luca Mercalli*, negli stessi
20 anni di esistenza di Pollenzo si è manifestato l’aumento delle
temperature e la sempre maggiore frequenza dei fenomeni atmosferici
violenti, in una corsa del clima che sta cambiando troppo e troppo in
fretta perché gli essere umani possano adattarsi.
Tra le oltre 300 aziende, i rappresentanti del mondo della produzione
agroalimentare, del retail, delle associazioni di categoria agricole.
«Sono passati 20 anni… davvero in fretta. Ma ne ha fatte di cose questa
Università. Ha assolto pienamente, dal mio punto di vista, al ruolo che
deve ricoprire un’Università: far crescere belle menti, creare progetti,
lanciare sfide e avviare ricerche allo scopo di migliorare il mondo. Nel
suo campo specifico, cioè quello delle Scienze Gastronomiche, l’UNISG, in
questi 20 anni, dopo essere partita per prima al mondo, lo ha migliorato
davvero questo mondo. Se oggi esistono menti e cuori, in diverse parti del
Pianeta, che operano per un equilibrio nuovo e migliore tra natura e