
(AGENPARL) – ven 23 febbraio 2024 Ufficio Stampa / Press Office
ETNA | Conclusa la spedizione per studiare lo scivolamento del vulcano
nel Mediterraneo
[Roma, 23 febbraio 2024]
Dopo 13 giorni di navigazione al largo delle coste di Catania, si è conclusa la
spedizione Meteor M198 organizzata dal Centro di Ricerca Oceanografica
GEOMAR di Kiel (Germania).
Alla crociera scientifica, il cui scopo principale è stato indagare le porzioni
sommerse del fianco sud-orientale dell’Etna in costante movimento sotto le
acque del Mediterraneo, ha partecipato anche l’Istituto Nazionale di Geofisica
e Vulcanologia (INGV).
“L’INGV monitora da diversi anni i lenti ma progressivi movimenti dell’Etna”, spiega
Alessandro Bonforte, ricercatore dell’INGV che era a bordo della spedizione
M198. “Questi piccoli movimenti, che non coinvolgono solo la parte emersa del
vulcano, non sono di norma particolarmente pericolosi; tuttavia, in alcuni casi e in
particolari condizioni possono diventare più consistenti e dare origine, oltre ai ben
noti terremoti che periodicamente interessano il fianco orientale, anche, ad
esempio, a frane sottomarine”.
La spedizione ha coinvolto un team di ricerca internazionale che tenta di
comprendere se il fianco sud-orientale del vulcano stia scivolando verso lo Ionio
come blocco unico o in più porzioni e quali siano le origini di questa dinamica.
“L’obiettivo più ambizioso della nostra spedizione è stato evidenziare come le
osservazioni e le misurazioni subacquee siano fondamentali per comprendere
meglio strutture come l’Etna e fenomeni complessi come lo scivolamento in mare
del fianco di un vulcano, sia esso costiero come l’Etna o insulare. In questo
contesto, affiancare i dataset provenienti dal mare a quelli elaborati a terra
attraverso rilievi strutturali, GNSS e satellitari consente di avere a disposizione un
vero e proprio osservatorio a 360° sul vulcano”, prosegue Bonforte.
Per ottenere i dati necessari, i ricercatori a bordo della nave Meteor hanno
adottato un approccio multidisciplinare. Oltre alla raccolta di campioni di roccia
e di sedimenti e alla mappatura del fondale marino effettuata grazie a sonar
multibeam e a sofisticati droni subacquei, tecniche geodetiche hanno
consentito di sfruttare una rete di sensori acustici già installati sui fondali al
largo di Catania nel 2016 per calcolare, sulla base dei tempi di propagazione delle
onde sonore, i relativi movimenti di scivolamento tra i vari punti della rete.
Tali misure hanno già consentito di rilevare la deformazione attiva sulla
prosecuzione della nota faglia di Acitrezza, almeno fino a 1200 metri di
profondità.
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È rientrata nel porto di Catania la nave oceanografica con a bordo un team internazionale di
ricercatori che ha raccolto dati importanti per comprendere meglio le cause e l’entità dei
movimenti sottomarini dell’Etna
Inoltre, la missione è stata l’occasione per sperimentare una tecnica finora mai
applicata ai vulcani che ha previsto l’installazione di due piezometri per
misurare le variazioni di pressione e di temperatura dell’acqua contenuta nei
primi 5 metri di sedimento sul fondo del mare in prossimità della faglia.
L’obiettivo, in questo caso, è provare a capire se, come già evidenziato nel caso di
alcuni terremoti, un movimento del fianco del vulcano sia accompagnato o possa
essere anticipato da cambiamenti nelle caratteristiche dei fluidi presenti al suo
interno.
“Il paradigma che stiamo adottando è quello di ‘rimuovere l’acqua’, almeno come
limite mentale. La linea di costa che delimita tutte le mappe non è infatti un limite
geologico o geodinamico, ma solo un limite alle nostre capacità osservative. L’Etna
è tra i vulcani meglio studiati al mondo, un laboratorio a cielo aperto, e ciò ha
consentito un enorme avanzamento della conoscenza dei fenomeni geologici che la
caratterizzano; questo rende ancora più evidente la lacuna di conoscenza sul fianco
della montagna che prosegue al di sotto del livello del mare”, aggiunge Alessandro
Bonforte.
“Ogni campagna oceanografica aggiunge un tassello all’enorme spettro di
osservazioni che si possono e si devono condurre sui fondali prospicienti al vulcano
e pone nuovi quesiti a cui si cercherà di dare risposta con le campagne successive. È
l’essenza del nostro lavoro di ricercatori e del progresso della conoscenza, uno
stimolante percorso pieno di interrogativi da sciogliere”, conclude Bonforte.
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Osservatorio Etneo (INGV-OE)
Geomar
Seguono immagini
—–VDP/SaSt
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INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
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Nelle foto seguenti: alcune delle attività (carotaggio notturno, dragaggio, preparazione del drone
sottomarino) svolte durante la spedizione Meteor M198
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