
[lid] Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo
Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11-2-1952
Centro di Cultura per l’Educazione Permanente “ Raffaele Carnevale”
L’ INGIUSTIZIA DELLA STORIA :
IL DRAMMA DELL’ IGNORANZA INCOLPEVOLE
A cura di ALBA PUGLIESE
LA STORIA DI UN’ IDEA: I CENTRI DI CULTURA POPOLARE
In Italia, nel quadro generale di impegno civico e democratico che segui’ la fine della
seconda guerra mondiale e del Fascismo , si inserisce la nascita dell’ U.N.L.A, fondata il 2
Dicembre 1947, su iniziativa di un gruppo di studiosi di altissimo profilo( suo Primo Presidente è stato Franceso Saverio Nitti ) con l’ obiettivo di creare un movimento popolare di
carattere culturale per la lotta contro l’ analfabetismo tra le popolazioni del Mezzogiorno di
Italia. La ricerca e la progettazione pedagogica di questo disegno trovarono un terreno con-
creto prima con la creazione dei Comitati Comunali (1947-48), poi con la creazione dei
Centri di Cultura Popolare (dal 1948 in poi ) Su richiesta del Provveditore agli Studi,
in attuazione della legge speciale del 17 Dicembre, che prevedeva l’ avvio di 11.000 corsi
pubblici popolari, l’ UNLA istitui’ 37 Centri di Cultura Popolare, concentrati soprattutto
nel Mezzogiorno. I primi Comitati Comunali, formati dal sindaco, dal maestro, e dal sin-
dacalista( allora la C.G.I.L. era ancora unitaria ) sorsero per opera della Segreteria Regionale Lucana ( in Lucania dopo il censimento del 1951 era presente il 48% di analfabeti) ed
erano orientati nello stesso tempo verso l’ analfabetismo e la soluzione del problema Meri-
dionale. Il M.P.I., preoccupato per questa specie di rivoluzione comunale, con circolare
21 ottobre 1948, dispose l’ istituzione di Comitati Ministeriali Comunali per la lotta contro
l’ Analfabetismo, escludendone i sindacati e la componente popolare. I Comitati Comunali,
ideati e realizzati come associazioni democratiche, passate alle dipendenze del M.P.I.
diventarono associazioni burocratiche. Di fatto, l’ intervento del Ministro ritardò di otre 25
anni un’ esperienza di democratizzazione della scuola a livello locale, che si realizzerà in
parte molti anni dopo con i Decreti Delegati.
I Centri di Cultura Popolare, organismi periferici di educazione degli adulti, nacquero
ad opera dell’ UNLA dall’ esperienza dei Comitati Comunali, dei quali mantenne le caratte-
ristiche: la partecipazione popolare, il movimento per l’ alfabetizzazione come punto di at-
tacco per la trasformazione della società. Fino al gennaio 1948, quando fu aperto il primo
Centro di Cultura Popolare “Tor di Quinto”, la lotta contro l’ Analfabetismo era stata effet-
tuata nel mondo con corsi scolastici, in genere serali, della durata da tre a sei mesi e un ap-
prendimento strumentale del leggere e dello scrivere. Con la nascita di questi Centri ,
attraverso la gestione democratica diretta delle attività e dei mezzi, il problema dell’ Anal-
fabetismo viene affrontato attraverso la creazione di un organismo permanente di educa-
zione degli Adulti, dove l’ adulto viene accolto come adulto con le sue esperienze di vita e
i suoi problemi di lavoro,il sapere considerato non come trasmissione univoca, ma come
“ incontro di esperienze”. Le attività di educazione degli adulti, a vari livelli, vengono inte-
grate da attività di formazione civica, sanitaria, professionale, in modo da realizzare nel
Centro di Cultura Popolare quella sintesi culturale adatta a rispondere ai bisogni delle po-
polazioni, un’ educazione permanente di cui ricchi e poveri hanno ugualmente bisogno per
entrare nel campo aperto della società. L’ idea di Centro di Cultura Popolare fu voluta e at-
tuata dalla pedagogista ed illustre studiosa Anna Lorenzetto, alla quale si deve non solo la
la concezione, sul piano filosofico e pedagogico, di un nuovo modo di intendere il rapporto
educativo con gli adulti, ma anche l’ attuazione pratica , che costituisce verifica sperimen-
tale, ma anche esperienza esistenziale. L’ esperienza dei Centri di CulturaPopolare ha riso-
nanza mondiale e i Centri diventano meta di numerosi studiosi, esperti e responsabili dei
vari paesi, borsisti dell’ UNESCO, dell’ ONU e di Paesi del Terzo Mondo che visitano l’ UN-
LA per stages pratici di aggiornamento. Con il Centro di Cultura Popolare, la lotta contro l’
analfabetismo veniva legata all’ educazione degli adulti e considerata momento di questa,
in anticipo di 10 anni rispetto a quanto sarà codificato nella conferenza di Montreal,
realizzando, secondo l’ UNESCO, il legame alfabetizzazione- educazione permanente, in
grado di realizzare una sintesi culturale adatta a rispondere ai bisogni delle popolazini e
alla loro attiva partecipazione al rinnovamento della società Nel 1951 Anna Lorenzetto in-
contra Maria Montessori, che la informa di un “progetto” relativo ad metodo che avrebbe
voluto sperimentare sui contadini analfabeti del Sud. Furono scelti 6 maestri, 3 del Centro
di Cultura Popolare di Roggiano Gravina e tre del Centro di Torre Ruggero in Calabria. La
Montessori dedicò l’ introduzione ad un metodo per insegnare a leggere e a scrivere agli
adulti “ Ai maestri dell’ Unione Nazionale per la lotta all’ analfabetismo:i più diretti coope-
ratori alla ricostruzione sociale, basata sui Diritti dell’ Homo”. Sfortunatamente la speri-
mentazione è rimasta interrotta a causa della morte di Maria Montessori.
Dal 4 al 6 Aprile 1951 si tiene a Roma il “ Convegno Internazionale sull’ Educazione degli
Adulti” indetto dall’ UNLA con il patrocinio dell’ UNESCO e del M.P.I. Questo Convegno,
di colpo, portò l’ Italia ad un ruolo di guida nel campo di quella che verrà chiamata poi
l’ “Educazione Permanente”. Anna Lorenzetto si fece interprete dell’ esigenza di rinnova-
mento di tutta l’ educazione in una società in mutamento e della nuova idea di Educazione
Permanente e fu certamente testimone critica e protagonista sia sul piano nazionale che
internazionale. Finito il Convegno, l’ UNESCO riconobbe l’ UNLA “ Organizzazione per
progetti associati”.Nella Confernza Mondiale sull’ Educazione degli Adulti, tenutasi a Mon-
treal dal 21 al 31 Agosto 1960, vengono ribaditi i principi sui quali il lavoro dei Centri di
Cultura Popolare dell’ UNLA è stato impostato fin dall’ inizio e dato il giusto rilievo alla
grande speranza di riscatto che l’ attività dei Centri ha rappresentato per le popolazioni
del Mezzogiorno d’ Italia. I promotori della nascita dei Centri erano guidati dalla convin-
zione di fondo che nel Mezzogiorno e nelle isole e in genere in tutte le aree di sottosviluppo
era necessario unire la lotta contro l’ Analfabetismo, il semi-analfabetismo e l’ istruzione
professionale nel quadro di una larga opera di cultura popolare, di educazione civica e de-
mocratica. E’ questo uno degli apporti originali che i Centri hanno dato all’intero movimen
to internazionale di educazione degli adulti; il dramma del sottosviluppo non è dato solo
dalla situazione economica o dal diffuso analfabetismo, ma dai problemi più gravi che
esistono prima dell’ alfabeto e che lo seguono: problemi di cultura, di educazione democra-
tica, di inserimento nella vita della società moderna. Da qui la polifunzionalità dei Centri,
la possibilità dell’ incontro tra l’ alfabeto e l’ analfabetismo, tra un alfabeto minore quale
conquista dello strumento del leggere e dello scrivere e un alfabeto maggiore quale
conquista del sapere, del lavoro, della cultura;caratterizzati da un’ impronta internazio-
le, ma anche da una struttura locale che deriva ai Centri dalla loro democrazia interna che
è democrazia diretta. Questo vuol dire che ogn Centro è diverso dall’ altro perchè frutto del
lavoro fatto in prima persona da persone diverse e perchè profondamente radicato nell’
ambiente in cui nasce, diversi sono i problemi fondamentali della loro vita, del loro lavoro
e dei loro paesi. Da qui lo sforzo costante di compenetrare il piano umano con quello orga-
nizzativo e del metodo e essere luogo di esperienze diverse e del fatto che nessuno insegna
soltanto e che nessuno impara soltanto. Tutto questo significa cercare di armonizzare
l’educazione organizzata degli adulti con l’ educazione spontanea che tanta parte ha nello
sviluppo degli adulti, ma che, a differenza della prima, è variamente operativa perchè è
quella intrinseca alla vita che si vive, alle cose che si vedono e alle azioni che si compiono.
Se la educazione e la vita al limite coincidono, se l’ educazione di fatto è permanente, allora
avrà valore educativo qualsiasi iniziativa che fornirà all’ individuo nuove esperienze e
nuovi stimoli, soprattutto se essa non sarà occasionale, ma consapevolmente orientata.
Nella sua molteplice attività, la prof. Anna Lorenzetto, in veste di consulente di vari Or-
ganismi Internazionali e autrice dei Rapporti sulle Missioni effettuate per conto dell’ Une-
sco, quale membro di rilievo dell’ Unesco, viene incaricata, in occasione della campagna di
alfabetizzazione di Cuba, di condurre uno studio sul progetto cubano. La Campagna di Al-
fabetizzazione a Cuba, voluta da Fidel Castro nel 1961, rappresenta uno degli eventi educa-
tivi di maggior rilievo dei nostri tempi, un fatto che i Cubani rivendicano come il pi ù rivo-
luzionario dopo la rivoluzione stessa. Oggi Cuba è l’ unico paese “libero dall’ analfabe-
tismo” di tutta l’ America Latina, ma anche quello che ha il più alto livello di istruzione.La
campagna di alfabetizzazione ebbe inizio ufficialmente il 1° gennaio 1961, anno che prese il
nome di “ Anno dell’ Educazione”. Il 22 Dicembre 1961 Fidel Castro proclamava solenne-
mente Cuba “Territorio libero dall’ Analfabetismo” . La grande campagna era finita. Co-
minciava, a Cuba, il “seguimiento” e la superaciòn “obrera i campesina”. “ IL Rapporto
sulla Campagna di Alfabetizzazione a Cuba” fu redatto da A. Lorenzetto e adottato come
Rapporto Ufficiale dal Governo Cubano.
Nel primo Convegno Mondiale “ Alfabeto e Società”, l’ Italia ha dato un contributo impor-
tante alle idee e al progetto della campagna mondiale di alfabetizzazione deciso dall’ ONU ,
elaborato in seguito dall’ UNESCO.La Stampa italiana e estera annunciano: “L’ UNESCO
ha dichiarato guerra all’ Analfabetismo”. Il 24 settembre 1962, a Roma, presso il
Palazzo della Civiltà del Lavori si sono aperti lavori del Convegno “Alfabeto e Società”,alla
presenza delle più alte cariche dello Stato e del Governo, le rappresentanze dell’ UNESCO e
diplomatiche . La prolusione fu affidata al Prof. Arangio Ruiz, presidente dell’ UNLA e alla
Prof. Anna Lorenzetto. L’ organizzazione dell’ importante riunione, che ha fatto il punto
sulla situazione internazionale sulla scorta delle ultime inchieste, è stata assunta dall’ UN-
LA; su inziativa dell’ UNLA, era stato trasmesso a tutti gli Stati del Mondo un questionario
allo scopo di raccogliere il maggior numero di dati da presentare ai congressisti quale base
di studio ai loro lavori. L’ elaborazione dei dati e delle notizie sarà utilizzato per la realizza-
zione del Repertorio dell’ analfabetismo e dell’ alfabetizzazione nel mondo che non solo fu
di grande utilità al Convegno, ma ancora oggi rappresenta un importante documento, per
la ricchezza delle notizie sulla situazione dell’ analfabetismo in quel tempo. Al questionario
dell’Unione risposero 58 paesi: 10 dell’ Africa, 15 delle Americhe, 20 dell’Asia, 13 dell’ Eu-
ropa. Il Convegno Mondiale ha avuto un’ eco notevolissima sulla stampa italiana e sui
maggiori organi di informazione: 63 quotidiani ditutte le tendenze politiche e di ogni
regione d’ Italia hanno dato notizia del Convegno e 38 di essi hanno seguito con attenzione
lo svolgimento dei lavori, hanno reso noti i principali problemi dibattuti e i risultati
conseguiti dal Convegno.Alcuni quotidiani hanno colto l’ occasione per pubblicare una se-
rie di articoli sull’ analfabetismo in Italia e nel mondo e sulle esperienze fatte in Italia e al-
l’ estero dagli Stati e dalle Associazioni, e fare conoscere la nostra Unione, fare il punto
sulla situazione. La scelta della Capitale come sede dei lavori del Convegno, decisa
dall’ UNESCO, ha avuto un valore morale perchè ha riconosciuto al nostro Paese il merito
di avere adottato metodi nuovi che non si limitavano a sanare la piaga dell’ analfabetismo,
ma si preoccupavano anche di inserire nel ciclo della vita associata gli ex-analfabeti adulti,
assicurando nuove forze sociali.Particolare considerazione è stata data al lavoro dell’ UNLA
che, con sistemi razionali e iniziative idonee, ha affrontato nelle zone depresse della Peni-
sola la lotta contro la più grande piaga socialeI centri sociali dell’ UNLA sono stati prescelti
come istituti-pilota per molte regioni dell’ Africa e dell’ Asia , con opportuni adattamenti.
L’ Italia assunse grande rilievo nei confronti dei popoli del Terzo Mondo, in virtù della sua
posizione di ponte, sul Mediterraneo, tra i paesi del Nord Europa e i paesi Africani e della
sua politica culturale non colonialistica e neppure ex-colonialistica ha portato un contribu-
to decisivo in favore dei Paesi in via di Sviluppo, impegnati nella dura lotta per conquistare
all’ alfabeto un posto nell’ Educazione degli adulti.I risultati sono stati considerati notevoli,
il metodo d’ azione italiano è stato ritenuto il più indicato per combattere l’ analfabetismo
nel mondo, che all’ epoca riguardava oltre 700 milioni di persone, un numero di poco infe-
riore alla metà dell’ intera popolazione mondiale, come indicavano studi recenti.
I Paesi rappresentati al Convegno furono 45 e comprendevano le rappresentanze di 5 Con-
tinenti; ai lavori presero anche parte 20 delegati delle organizzazioni sindacali e scolastiche
che nel mondo si occupavano della lotta contro l’ analfabetismo. Il Congresso non si è
limitato ad un utile scambio di informazioni tra le 65 delegazioni mondiali e ad un esame
comparativo dei sistemi adottati da ciascun paese, ma ha stabilito una base comune di
rilancio fra tutti i paesi indicando gli strumenti più idonei per intensificare, in tutto il mon-
do, la lotta contro l’ analfabetismo.
Il Congresso Mondiale dei Ministri dell’ Educazione, che ebbe luogo a Teheran( 8-19 Sett.
1965), raccomandò, con una mozione approvata all’ unanimità, di collegare strettamente la
lotta contro l’ analfabetismo ai piani di sviluppo dei vari paesi, dal momento che l’ alfabe-
tizzazione degli adulti andava considerata “ un elemento essenziale dello sviluppo generale,
strettamente collegato alle priorità economiche e sociali, imperativo di giustizia e condizio-
ne essenziale per l’ effettiva realizzazione dei diritti dell’ uomo e per il progresso”.A Tehe-
ran Anna Lorenzetto presenta la relazione “ La nuova educazione degli adulti che na-
sce dall’ alfabetizzazione”; la relazione, definita ufficialmente “ La Tesi Italiana” suscita
grande interesse in vari paesi tant’ è che viene tradotta in varie lingue, fra le quali l’ arabo e
il vietnamita.
Del 1967 è il libro “La storia di un’ idea”, in lingua italiana, spagnola, francese, inglese.
con testo di A. lorenzetto, dedicato dall’ UNLA a tutti i paesi e a tutti i popoli che hanno
partecipato alla campagna mondiale di alfabetizzazione. Descrive il lavoro che i Centri di
Cultura Popolare hanno realizzato nei primi 10 anni nel campo dell’ alfabetizzazione nel
Sud d’ Italia; la sua pubblicazione è stata offerta dalla Fondazione I.O.S( Ginevra-Svizzera).
Alcune delle bellissime fotografie presenti all’ interno sono state fornite dall’ UNESCO, ma
la maggior parte sono state tratte dai due film-docimentario “Cristo non siè fermato ad
Eboli e “Non basta solo l’ alfabeto” di Michele Gandini, che hanno conseguito il Gran Pre-
mio della specifica categoria, rispettivamente nel 1953 e nel 1959, alla Mostra Internazio-
nale del Film Documentario di Venezia. Nei due preziosi documentari degli anni ’50 sono
narrate le diverse fasi della costituzione e della conduzione dei primi Centri di Cultura
Popolare in un paese della Lucania ad opera di un maestro “pioniere” , pieno di entusiasmo
Nel 1950 era nata La Cassa per il Mezzogiorno come organismo straordinario per la crea-
zione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo econmico del Sud. Solo dopo alcuni an-
ni, la Casa per il Mezzogiorno recepi’ l’ idea di accompagnare la sua azione con interventi
sul” fattore umano”e decise di intervenire per la creazione delle infrastrutture umane. La
Cassa, dopo tormentate vicende, a partire dal1963, decise di fare propria la politica degli
Enti che operavano nel Mezzogiorno, iniziarono in tal modo i finanziamenti a favore delle
attivià promosse dall’ UNLA attraverso i suoi Centri di Cultura Popolare, che vengono fi-
nanziati prima in misura parziale e poi in misura totale in virtù della Legge di Rilancio del-
la Cassa per il Mezzogiorno. Si è trattato di una scelta strategica considerata la struttura
democratica e non paternalistica dei Centri di Cultura Popolare, ma anche meridionalisti-
ca perchè il Centro di Cultura Popolare, per la sua tradizione e l’ azione svolta, costituiva
il filone di un Meridionalismo nuovo fatto di azione alla base, nella convinzione che la
componente culturale era essenziale allo sviluppo economico.
La Legge.n. 717 del 1965 per il Mezzogiorno nel settore dell’ Educazione degli Adulti deci-
se l’ istituzione dei “Centri di ServiziCulturali “ per “ favorire il progresso civile delle
popolazioni meridionali sono promosse e finanziate attività di carattere sociale ed educati-
vo “. La gestione di questi Centri dipendeva dallaCassa per il lato Amministrativo e dal
Formez per il lato guida culturale e metodologica. Con l’ istituzione dei Centri di Servizi
Culturali veniva a cadere l’ idea di Centro comunitario come espressione di partecipazione
della popolazione alla gestione delle attività. Il progetto di interventi sociali ed educativi
presentato dall’ UNLA nell’ ottobre 1966 rispondeva ad una visione unitaria del Sud sul
piano delle attività educative e una visione globale dell’ intervento. Il 31 ottobre 1966 la
Cassa decise la cessazione dei finanziamenti all’ UNLA; nel Dicembre 1967 l’ UNLA deci-
se la chusura dei Centri d Cultura Popolare. Il Governo intervenne con la Legge n. 470
del 2 Aprile 1968 a favore dei Centri di Cultura Popolare disponendo un finanziamento
annuo per evitare la chiusura di gran parte dei Centri.Nel 1966 I Centri di Cultura Popolare
erano 90 : 87 nel Mezzogiorno ( Calabria, Campania, Lucania, Puglie,Sardegna e Sicilia),
2 a Milano per gli immigrati del Sud, 1 a Roma; contavano 32.000 allievi, 1200 sezioni,
2200 collaboratori.
Al dibattito mondiale sulla crisi dell’ Educazione dal quale è emerso il concetto di Educa-
zione Permanente in una società in continuo mutamento hanno dato un contributo impor-
tante anche la Chiesa e la Radio-Televisione. Chi non ricorda la dura denuncia nei confron-
ti di una scuola fortemente classista e fortemente selettiva, a danno dei soggetti socialmen-
te più svantaggiati, rappresentata dal libro “Lettera a una professoressa” dei ragazzi della
Scuola di Barbiana di Don Milani.
Il convegno di Tokyo aveva affermato il ruolo di estrema importanza della Radio e della
Televisione quali mezzi insostituibili per diffondere l’ istruzione ad ogni livello.
La trasmissione “Non è mai troppo tardi”, iniziata regolarmente nel 1960 con 3 lezioni
settimanali tenute dal maestro Alberto Manzi, contribui’ ad abbassare il numero degli
analfabeti che nel 1965 passò a un milione e mezzo dai cinque milioni e mezzo del 1951.
I corsi di”Tescuola”, nati alla fine degli anni ’50, rappresentano un esperimento Pilota nel-
l’ applicazione dei mezzi audiovisivi all’ insegnamento scolastico, creando una sorta di mo-
dello avanzato di nuove tecniche di apprendimento. La funzione di Telescuola non è stata
solo di contributo e di stimolo, d’ appoggio e di estensione della nostra organizzazione sco-
lastica, ma anche di avanguardia e di scoperta; ha rappresentato la punta pioneristica di
un’ azione didattica ad ampio raggio che per la prima volta è riuscita a raggiungere zone e
strati della popolazione rimasti tagliati fuori per secoli dai benefici dell’ istruzione. Non
ultima, la rubrica “Il tuo domani” venne incontro ad un bisogno avvertito dai giovani: l’
orientamento sulla scelta professionale, un problema fino allora sostanzialmente trascura-
to.A conclusione del primo ciclo triennale di corsi scolastici televisivi la Direzione dei
Centri di Telescuola ha rilasciato al Prof. Carnevale , direttore del Centro di Tor di Quin-
to, un attestato per la efficace opera prestata a favore dei Telealunni del posto di ascolto
n. 1 di Roma(Apr.1962).
Quanto fin qui riportato testimonia il ruolo che la partecipazione dell’ Italia alla campagna
mondiale di alfabetizzazione non è stato irrilevante, ma contrassegnato da prestigio politi-
co e morale, anche per il grande rilievo che l’ Italia assunse nei confronti dei popoli del Ter-
zo Mondo. Il lavoro dell’ UNLA è stato apprezzato e conosciuto in tutto il mondo, tanto da
essere l’ Associazione più visitata e studiata in Europa, portata avanti come esmpio nei vari
Congressi nazionali e internazionali, premiata nel 1958 dall’ Accademia dei Lincei con il
premio “ Antoni Feltrinelli” per ‘ un’impresa di alto valore morale e umanitario’, dall’UNE
SCO con il premio” Mohamed Reza Pahlavi” conferito al dirigente del Centro di Cultura
Popolare di Santu Lussurgiu (OR) per ‘ un lavoro meritevole nel campo dell’ alfabetizza-
zione’; il premio “ Nadejda K. Kroupskaia” viene conferito dall’ Unesco all’ Associazione
‘ per la complessa attività pratica e per il contributo concettuale a livello nazionale e inter-
nazionale; nel 1977 Anna Lorenzetto è stata insignita della Medaglia d’ Oro ai Benemeriti
della scuola, della cultura, dell’ arte.
Questo breve excursus sulla genesi dei Centri di Cultura Popolere è sicuramente incom-
pleto, parziale, perchè descrivere e definire che cosa sono i Centri di Cultura popolare
avrebbe significato misurarsi con il complesso di idee filosofiche, pedagogiche e politiche-
sociali che costituiscono l’ asse portante dell’ intero lavoro dell’ UNLA e avrebbe richiesto
altri spazi, altri tempi, altre competenze. L’ aspetto più interessante e rivoluzionario dei
Centri, che abbiamo voluto sottolineare, è il tentativo di creare un organismo permanente
che fosse un metodo, un nuovo metodo di educazione degli adulti che ha saputo esprimer-
si in un tutto unitario, ha saputo trovare una propria organicità in un immediato e reci-
proco rapporto tra teoria metodologica e soluzioni organizzative. Un’ organicità che non
è venuta meno neppure quando i Centri, nella loro evoluzione, hanno subito cambiamenti
strutturali legati all’ istruzione professionale, in quanto al di là della mera azione educati-
va, essi si sono rivolti all’ inserimento dell’ adulto in modo concreto e responsabile nel
campo del lavoro e della comunità con l’ impegno costante della formazione civica e demo-
cratica necessaria. Ancora oggi i Centri, quale epressione di un immediato tradursi della
teoria nella pratica, nel realizzarsi di una idea che non rimane più soltanto tale nel
momento che prende forma nella realtà, rappresentano una ricchezza di potenzialità pe-
dagogiche. Ancora oggi la scuola avrebbe da imparare dai Centri riguardo a quelle che so-
no alcune delle sue carenze più rilevanti, vale a dire la non educazione al pensiero critico,
alla cooperazione, all’analisi di situazioni concrete, alla scelta razionale, alla demistificazio-
ne delle formule, alla corretta impostazione del rapporto docente-discente. I Centri sono il
risultato di una profonda intuizione: l’ educazione è un momento della vita, i termini
lavoro ed esperienza vanno posti sullo stesso piano dei termini istruzione e cultura. Dice
Anna Lorenzetto:” L’ insegnamento dell’ alfabeto perchè abbia un significato deve avere la
sua naturale premessa e il suo naturale compimento proprio nella vita, nel lavoro, nella
società “. La scuola adatta alla società in cui viviamo deve avere il fine di insegnare ad im-
parare fuori della scuola e senza la scuola , per tutto l’ arco della vita, che non significa
passiva fruizione dei beni culturali, ma un’ intelligente partecipazione ai fenomen culturali
sociali, politici, economici della società, diretta a maturare nelle persone la capacità criti-
ca; solo cosi’ la scuola può evitare di inserire nella società individui impreparati ad affron-
tare situazioni nuove , che si adattano con molte difficoltà al moderno ritmo di trasforma-
zione dell’ ambiente in cui vivono ed operano. “ La cultura non è sapere enciclopedico, la
cultura è una cosa ben diversa. E’ organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è pre-
sa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si
riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita,i propri diritti
e i propri doveri “. ( Gramsci) E’ evidente che per realizzare questi obiettivi è necessario ri-
vedere il mito umanistico dell’ educazione come “formazione generale” che si preoccupa di
insegnare non quello che si deve pensare, ma “ come” si deve pensare. La cultura disinte-
ressata degli umanisti, pur nella sua indubbia portata universale, è spesso fuori del tem-
po e della vita, esprime un linguaggio e abitudini di secoli passati. Questa cultura va in-
tegrata con la cultura che nasce dalla vita di oggi e che è essa stessa parte della vita.
La legge n.107 del 2015 ( La Buona Scuola) ha individuato nella formazione dei docenti la
risorsa chiave per superare le debolezze del sistema scolastico italiano e allinearlo ai mi-
gliori standard europei, obiettivo prioritario da raggiungere per il 2020. A nostro avviso
abbiamo bisogno di leggi organiche, di un vero cambiamento, non di presunte riforme le-
gislative dalle quali ci si aspetta una palingenesi del sistema educativo;la scuola va tenuta
fuori dallo scontro politico, da inutili visioni ideologiche, dai piani di contenimento della
spesa pubblica; la scuola dovrebbe essere una priorità, non un capitolo di bilancio
qualsiasi. Potremmo incominciare a creare un sistema educativo pluralistico, nel quale
convergano sia i canali scolastici che quelli extrascolastici, con caratteristiche di de-
centramento e di apertura tali da potersi autonomamente adattare all’ evoluzione dei
bisogni sociali, superando le tradizionali ripartizioni disciplinari e, attraverso un approc-
cio integrato per blocchi tematici organici, abbracciare un determinato campo della realtà
i cui temi siano legati alle esigenze e ai problemi della vita.I cambiamenti radicali che
un mondo in continuo divenire richiede non possono avere origine dai sistemi scolastici
attuali, perchè questi per la loro natura rigida realizzerebbero trasformazioni sempre nel
quadro logico delle proprie strutture. Per concludere, vorrei dire che in una Comunità sen-
za cooperazione tutte le possibilità umane e culturali sono destinate ad impoverirsi; nel-
l’attuale momento storico, pur restando la scuola una delle più grandi e organizzate istitu-
zioni, non è più la sola ad operare la formazione dell’ uomo, ma l’ intera società deve assu-
mere una funzione “ educante “, questo potrebbe significare, fra l’ altro, il trasferimento
del centro di gravità dell’ istruzione e dell’ educazione dal ‘Collegio dei Docenti’ in seno al-
la stessa vita comunitaria.
“ .
1953.Il breve film documentario “Cristo non si è fermato ad Eboli”consegue il Gran Premio
della specifica categoria alla Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia.
1958- La Prof. Anna Lorenzetto, quale responsabile dell’ U.N.L.A., riceve dal Presidente
della Repubblica il premio “Antonio Feltrinelli” dell’ Accademia dei Lincei, conferito al-
l’ Associazione “per un’ impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario “.
1959-il breve film documentario “Non basta soltanto l’ alfabeto”consegue il Gran Premio
della specifica categoria alla Mostra Internazionale del Film Documentario di Venezia.
I due documentari sono stati recentemente restaurati e sono ora disponibili in DVD, repe-
ribili in biblioteche e musei specializzati; per altro, sono utilizzati nel corso di Perfeziona-
mento in “Teoria e Prassi dell’ Educazione Permanente” c/o l’ Università Roma Tre, del
quale Anna Lorenzetto è stata uno dei Presidenti onorari.
1960-La Prof. Anna Lorenzetto, più volte chiamata a fare parte dei Comitati Internazionali
per l’ avanzamento dell’ educazione degli adulti, partecipa alla conferenza mondiale sulla
Educazione degli Adulti organizzata dall’ Unesco in collaborazione con l’ONU, tenutasi a
Montreal dal 21 al 31 Agosto 1960. In detta Conferenza vengono ribaditi I principi sui qua-
li il lavoro dei Centri di Cultura Popolare dell’UNLA è stato impostato fin dall’ inizio.
1961-Quale membro di rilievo dell’ UNESCO, in occasione delta campagna di alfabetizza-
zione di Cuba, Anna Lorenzetto viene incaricata di condurre uno studio sul progetto Cu-
bano.”Il Rapporto sulla Campagna di alfabetizzazione a Cuba”, voluta da Fidel Castro,vie-
ne redatto dalla Lorenzetto e adottato come Rapporto Ufficiale dal Governo Cubano.
1965- Quale membro della Delegazione Italiana al Congresso Mondiale dei Ministri della
Educazione sull’eliminazione dell’analfabetismo, che ebbe luogo a Teheran (8-19 Sett ),
Anna Lorenzetto presenta la relazione “La nuova educazione degli adulti che nasce dalla
alfabetizzazione”. La relazione, definita ufficialmente “La Tesi Italiana” suscita grande
interesse in vari paesi, tant’è che viene tradotta in varie lingue, fra le quali l’ arabo e il viet-
namita.Nel 1972 la Prof. Lorenzetto partecipa alla conferenza mondiale di Tokio.
1970- La prof.Lorenzetto riceve dall’ UNESCO il premio internazionale “Nadejda K. Kroup-
skaia”, per la sua complessa attività pratica e per il suo contributo concettuale a favore del-
la alfabetizzazione, sia nel suo paese che a livello internazionale.
1972-74- la prof. Lorenzetto assume la Direzione della Divisione alfabetizzazione della
UNESCO.
1977- La Prof. Lorenzetto viene insignita della Medaglia d’ Oro ai benemeriti della scuola,
della cultura, dell’ arte.
1983-L’ Università dell’ UNLA per la Terza Età e per l’Educazione Permanente, inagurata
in Campidoglio nel novembre 1983, svolge quest’anno il suo 32° anno accademico, –
prevede numerosi corsi tenuti prevalentementi da professori universitari e sono integrati
da cicli diconferenze, di visite guidate e da altre atività socio-culturali.
Oggi, I Centri di Cultura UnLA per l’ Educazione Permanente , considerati dall’ UNESCO
“un modello di istituzione polivalente per l’ Educazione degli Adulti “, sono circa 40; la lo-
ro azione coinvolge circa 300 comuni della Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia,
Sardegna e Sicilia.A sostegno delle attività svolte dai Centri dell’ Unione, la sede Centrale
UNLA di Roma promuove studi e ricerche sui problemi e sulle iniziative di educazione de-
gli adulti, mantiene le necessarie relazioni con gli Enti e gli Organismi Culturali, nonchè
con le associazioni nazionali e internazionali che operano più specificatamente nel campo
dell’ Educazione degli Adulti.