
[lid] Signor Presidente!Onorevoli colleghi!
È un grande piacere poter discutere in quest’aula dell’approvazione della Proposta di Legge 752 “Disposizioni per la promozione e lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile nel settore agricolo”, presentata da me e da altri colleghi della Lega, il 9 gennaio scorso.
Il relatore On. Pierro ha ben illustrato le misure contenute nella proposta; lo scopo di questa legge è quello di dare ai giovani degli strumenti, da molto tempo attesi, per aiutarli a scegliere questa attività.
Non ripeto ciò che è già stato detto dal Relatore, ma ci tengo a sottolineare che le misure che verranno introdotte sono il frutto di un confronto con le associazioni giovanili agricole e con tutti i colleghi della Commissione Agricoltura, che in questa sede ringrazio per il lavoro svolto da gennaio ad oggi.
Vorrei soffermarmi soltanto sulla ratio di questa norma: l’attività agricola negli ultimi anni ha avuto una grande accelerazione dal punto di vista tecnologico. Purtroppo, al contrario, è decrescente l’interesse dei cittadini italiani sotto i 40 anni nei confronti di questo settore. Talvolta, infatti, le convenzioni sociali e il sentimento popolare verso questa nobile professione sono state negative, complice anche il retaggio di una certa cultura che considerava il lavoro della terra come un ripiego e non come un valore.
L’agricoltura, in passato, ha avuto sempre un ruolo “marginale” rispetto ai modelli di sviluppo e organizzazione sociale, quasi che il progresso spingesse, soprattutto i giovani, per un “allontanamento del rurale” dalla cultura moderna. Il giovane, per di più se laureato, che sceglieva l’attività agricola, era considerato quasi uno sfortunato!
A questo si aggiunge la sfiducia di molti agricoltori anziani che, nel lasciar continuare ai propri figli o nipoti, intravedono per loro pochi guadagni e molti sacrifici. Con queste norme, invece, vogliamo contrastare tale visione negativa, lanciando un messaggio di speranza a chi voglia intraprendere la strada dell’impresa agricola.
Dobbiamo dire a gran voce che fare il contadino nel 2023 significa specializzazione, innovazione, formazione di alta professionalità, finanziaria e commerciale. Significa introdurre tecnologie all’avanguardia, intelligenza artificiale applicata, ricerca scientifica mitigandole con la sapienza millenaria della tradizione.
Se l’Italia crede nella “gioventù agricola”, deve dimostrare con le leggi che favorisce la cultura dell’imprenditorialità, contribuendo all’alta considerazione sociale del giovane agricoltore che, scegliendo questa vita, sceglie tante soddisfazioni ma anche tanti sacrifici e impegni.
La soddisfazione prima di tutto deve essere di tipo economico, infatti senza redditività, senza remunerare la fatica nessuno potrà mai consigliare ai propri figli di portare avanti un’azienda di famiglia, tanto più di aprirne una ex novo.
La proposta di legge da me presentata pone l’attenzione al grande tema del ricambio e del passaggio generazionale, che rappresenta una delle maggiori sfide nella nostra agricoltura, che purtroppo conta solo un’esigua percentuale di giovani imprenditori agricoli: solamente il 13.4% dei titolari di imprese agricole è al di sotto dei 44 anni di età!
Lo scopo che ci prefiggiamo come Parlamento è quello di impegnare il governo e l’intera maggioranza in un’azione di supporto e rilancio della nostra economia, dando uno strumento tangibile di vicinanza e sostegno alla nostra “gioventù agricola”.
Infine, se il Parlamento crede nei giovani agricoltori, lo dovranno fare anche gli investitori e gli intermediari finanziari mettendo a disposizione garanzie pubbliche e agevolando l’accesso al credito.
Infatti, la diversità di accesso al credito rappresenta una grande distorsione tra società semplificate come le start-up e le aziende agricole gestite da giovani: le prime ricevono, con garanzie pubbliche, fino a 60.000 euro per sviluppare nuove imprese, ma le seconde, quando vanno in banca, non solo non accedono al credito, ma scontano una valutazione del merito creditizio sfavorevole. Un giovane agricoltore, senza le garanzie di genitori o parenti, non riesce ad acquistare i terreni, la tecnologia e le strutture che servono per iniziare un’impresa; ancora troppo poca è la fiducia riposta dalle banche verso i giovani agricoltori.
Insomma, se il nostro Paese vuole vantarsi dell’eccellenza del nostro Made in Italy dal punto di vista enogastronomico, di cui tutti andiamo fieri nel mondo, deve fare in modo che questa straordinaria eredità, che ci arriva dal passato, continui nel futuro. Per questo, sono consapevole che, per dare un futuro all’agricoltura italiana, sia necessario affidarlo a chi lo rappresenta quel futuro!
In questo anno, durante il quale ho avuto l’onore di presiedere la Commissione Agricoltura della Camera, ho conosciuto giovani imprenditori italiani che con passione difendono i valori e le tradizioni dei loro padri, che spesso hanno scelto di abbandonare le città preferendo la campagna. I tempi difficili che stiamo vivendo ci impongono di ritrovare un nuovo modello di crescita, anche al fine di contrastare lo spopolamento delle aree interne, la disoccupazione e l’emigrazione giovanile, e favorire gli investimenti in economia reale.
Tocca a noi, oggi, creare le condizioni per permettere ai giovani di credere che in Italia si possa fare impresa agricola sostenibile e innovativa, producendo energia pulita, tutelando la fertilità del suolo, generando reddito e creando buona e sana occupazione.
Grazie per l’attenzione.
Così l’on. Mirco Carloni (Lega), Presidente della Commissione agricoltura della Camera dei deputati.