
(AGENPARL) – mer 17 maggio 2023 L’Italia potrebbe avere una produttività più alta della Germania se il rapporto dimensionale tra piccole e grandi realtà fosse lo stesso tra i due paesi. Siamo il Paese con la popolazione di imprese più numerosa e più frammentata d’Europa e con un tessuto economico costituito per il 95% da micro imprese e per il 4% da PMI, spesso focalizzate solo sul prodotto, rimaste al secolo scorso da un punto di vista strategico, culturale e organizzativo.
Imprese quasi sempre a conduzione familiare, dove di frequente manca sia cultura manageriale e strategica, sia attenzione alla digitalizzazione e all’informatizzazione, e dove raramente si guarda all’innovazione.
Secondo un’indagine condotta sulle imprese italiane da Mama Industry, società di consulenza aziendale fondata da Marco Travaglini e Fabrizio Mecozzi, sono pochissime le mPMI realmente competitive in cui, nella maggior parte dei casi, il management è espressione della famiglia, parentela e delle amicizie, a discapito delle capacità oggettive, un dato simbolo della reticenza e sfiducia nel delegare figure professionali esterne competenti, aperte al cambiamento e in contatto con ambienti, professioni, strumenti e metodologie di trasformazione e innovazione. Le statistiche (da indagine ISTAT sui motivi della mancanza di diffusione dell’innovazione) confermano inoltre che la bassa propensione ad investire in innovazione e in progetti di Ricerca e Sviluppo è correlata alla mancata contaminazione con ecosistemi, filiere e comunità.
Condizioni che incidono in misura significativa sull’economia italiana, costituita prevalentemente da queste imprese che rappresentano il cosiddetto “mercato off”, in difficoltà nel creare valore aggiunto, causa della bassissima produttività del lavoro e del capitale, il primo vero problema del sistema socioeconomico. Dalla stessa ricerca, infatti, si ipotizza un effetto domino che origina altre problematiche fondamentali del nostro Paese: calo dei consumi interni, basse prospettive di crescita, instabilità del mercato del lavoro, precarietà, bassa natalità, disuguaglianze, etc.
Queste imprese si trovano, quindi, intrappolate in una situazione stagnante, producono poco valore aggiunto che difficilmente viene reinvestito e stentano ad avere accesso al credito o a servizi di alto livello di conoscenza o tecnologico. Un circolo vizioso che ne impedisce la crescita e che Mama Industry punta a spezzare con il progetto Consulente Paziente. Una Community che vuole diventare grande, con l’obiettivo di democratizzare la consulenza e i servizi a valore aggiunto per le piccole realtà, mettendo loro a disposizione gli stessi strumenti, le metodologie e le medesime opportunità che hanno i “big”, agevolandone così la produttività mediante un approccio a basso costo economico, emotivo e di effort, dell’imprenditore reticente e diffidente al cambiamento.
“La nostra, in qualche modo, è una missione sociale, di aiuto a chi, nel panorama generale, si trova maggiormente in difficoltà ad accedere a metodologie e strumenti, ma che ha grande merito, spesso buoni prodotti e buone idee – commenta Fabrizio Mecozzi – A differenza di altre società di consulenza, abbiamo deciso di non rivolgerci ai grandi, sebbene siano mediamente più redditizi, ma di spostare il focus sulle mPMI, fornendo loro un approccio diverso, soprattutto all’inizio del percorso, dove serve pazienza, con il supporto di strumenti utilizzati dai grandi, per renderle più produttive e competitive e di abbreviare il costo (in senso lato) di ingresso in determinati sistemi di innovazione.