
(AGENPARL) – mer 30 novembre 2022 Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano
[Lavori Consiglio: Turbine eoliche verticali, basta catcalling](https://www.consiglio-bz.org/it/attualita/cs-consiglio-attuali.asp?art=Suedt671672)
Consiglio -Mozioni di Freiheitlichen e Gruppo verde
Con la [mozione n. 628/22:](http://www2.consiglio-bz.org/it/banche_dati/atti_politici/idap_scheda_atto.asp?pagetype=fogl&app=idap&at_id=665255&blank=Y) Turbine eoliche verticali e impianti microeolici – sfruttare il vento per produrre energia in Alto Adige (EMENDATA), presentata questo pomeriggio, Ulli Mair (Die Freiheitlichen), evidenziando che secondo l’APPA la copertura del fabbisogno energetico con energia da fonti rinnovabili ha raggiunto in Alto Adige un valore massimo di quasi il 70% nel 2014, e che negli anni successivi questo valore è diminuito di nuovo leggermente – fluttuazione dovuta anche alla disponibilità di risorse rinnovabili (sole e acqua) nel corso dell’anno, particolarmente evidente nel caso dell’energia idroelettrica, nonché che l’Alto Adige è al secondo posto in Italia e tra i leader europei per la quota di energia rinnovabile sul consumo totale, chiariva che a fronte di una domanda in costante aumento era necessario mettere in atto ulteriori sforzi e ricercare alternative. Ricordava poi che, sulla base del Piano Clima, la Provincia di Bolzano si è impegnata ad attuare una serie di misure orientate alla sostenibilità nel settore energetico al fine di contribuire a ridurre le emissioni di CO2 pro capite a 1,5 tonnellate entro il 2050, e che per raggiungere questo obiettivo sono stati previsti, tra l’altro, i criteri per l’utilizzo dell’energia eolica, cambiati di recente con il decreto del presidente della Provincia dell’8 aprile 2020, n. 13, che prevede all’articolo 5, comma 1, che “la costruzione d’impianti eolici può essere autorizzata senza limiti di potenza e indipendentemente dalla destinazione delle aree, con la riserva della valutazione architettonica, paesaggistica e di tutela monumentale, inoltre a condizione che non vi si oppongano preminenti interessi pubblici”. Poiché però le grandi turbine eoliche sono invasive, alterano il paesaggio e deturpano preziose aree culturali e naturali, si dovrebbe prendere in considerazione l’utilizzo di turbine eoliche con rotori verticali che funzionano indipendentemente dalla direzione del vento: ne esistono diversi brevetti, come la turbina Darrieus o la turbina Savonius. Inoltre, anche lo spostamento d’aria generato dai veicoli in transito lungo le autostrade e altre strade trafficate potrebbe essere sfruttato mediante turbine eoliche ad asse verticale; esiste infine anche la possibilità di utilizzare l’energia del vento tramite microturbine eoliche. La consigliera proponeva quindi di incaricare la Giunta provinciale (1) di promuovere, in collaborazione con gli istituti di ricerca, le possibilità di applicazione e l’utilizzo delle turbine eoliche verticali (rotori ad asse verticale) e degli impianti microeolici in Alto Adige, anche in relazione al loro impiego su edifici pubblici, e di avviare a tale scopo un programma di incentivi e una campagna di informazione, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Piano Clima; (2) di adottare tutte le misure a livello amministrativo al fine di consentire alle imprese e alle startup impegnate nell’utilizzo dell’energia eolica, e in particolare nello sviluppo e nel perfezionamento dei rotori ad asse verticale e delle turbine microeoliche, di accedere al NOI Techpark e di avvalersi delle sue strutture, eventualmente anche di quelle distaccate; (3) di rendere accessibile il ricorso all’eolico anche ai nuclei familiari; (4) di utilizzare le strutture e infrastrutture esistenti, come autostrade, strade o edifici pubblici, per installarvi turbine per lo sfruttamento dell’energia eolica.
Ricordando che il suo gruppo era sempre stato contrario all’installazioni di grandi turbine eoliche, Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ribadito la necessità di tutelare paesaggio e ambiente montano; turbine verticali e impianti microeolici erano però una soluzione alternativa accoglibile, come già dimostrava l’impianto allestito al Ponte Europa. In alcuni paesi europei venivano usati a questo scopo i vecchi camini delle case; si potrebbero dotare di questi impianti anche i piloni degli impianti sciistici, anche se andava valutata poi la modalità di trasporto dell’energia ai centri abitati. La STF avrebbe sostenuto la mozione.
Il tema era di grande attualità, ha detto Gerhard Lanz (SVP), e andavano approfondite tutte le opzioni. Egli ha ricordato l’approvazione di una mozione in ottobre, volta a valutare gli sviluppi tecnologici nel campo delle energie rinnovabili, valutando anche se serviva un intervento normativo. Impianti microeolici o turbine verticali sono delle alternative oggi disponibili, e il mercato è molto flessibile alla ricerca di nuove soluzioni. Se ci sono buone idee, il Noi Techpark è sicuramente pronto a collaborare. Va tuttavia considerato che in Alto Adige ci sono situazioni molto diverse. Gli risultava fosse già possibile installare piccole turbine sulle abitazioni private; oltre alla questione della produzione, era necessario considerare anche le necessità di stoccaggio e distribuzione.
Tutte le fonti di produzione di energia rinnovabile piccole, diffondibili e funzionanti con risorse limitate erano da sostenere, ha detto Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde): in provincia l’unica possibilità per i parchi eolici era al confine del Brennero e sulla Malser Haide, quindi l’alternativa dei microimpianti era particolarmente intelligente, anche perché si prestava a un uso diffuso: ormai si andava verso il decentramento della produzione energetica e l’autoproduzione, andava favorita quindi la produzione dal basso.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha considerato che sole e vento sono fonti su cui non mettono mano le grandi multinazionali del fossile, quindi la proposta è da giudicare positivamente. egli sarebbe anche per i parchi eolici, ma positiva è la soluzione dei microimpianti, anche a fronte del fatto che le CER, Comunità Energetiche Rinnovabili, prevedono sovvenzioni anche per questo. L’unico problema potrebbe essere il rumore, visto che le pale di un impianto piccolo devono girare molto velocemente, ma è giusto ricercare, promuovere e informare.
Josef Unterholzner (Enzian) ha evidenziato che in caso di necessità ci si ingegna, e rimandato alla difficoltà di pagare le bollette. Bisognerà valutare costi, profitti e considerazione per il paesaggio, ha aggiunto, ricordando che nella trasferta nello Schleswig Holstein erano stati visti moltissimi parchi eolici, ma l’alto Adige non era così ventoso, al di là di località come l’alta Venosta. Le centrali idroelettriche, tuttavia, producevano più del doppio del fabbisogno locale, e l’acqua si poteva sfruttare ancora di più; ciononostante, la mozione era da approvare per dare ai cittadini la possibilità di dotarsi di microimpianti, sempre nel rispetto del paesaggio. Egli ha proposto di aggiungere un riferimento a iter che fossero il meno burocratici possibile.
Paul Köllensperger (Team K) ha annunciato sostegno anche dal suo gruppo, ricordando che anche i colleghi del Tirolo avevano discusso del tema. esistevano impianti che possono coprire il 65% del fabbisogno di un nucleo famigliare, anche per la produzione di acqua calda. Il Team K aveva depositato anche la proposta di mini turbine sulle tubature idriche. La proposta in esame riguardava una produzione elettrica decentrata e svincolata dai prezzi di mercato, e quindi sostenibile; in quanto avrebbe aumentato il potere d’acquisto dei cittadini.
Sandro Repetto (Partito Democratico – Liste civiche) ha appoggiato la mozione, che rappresentava un’importante opportunità. Ci voleva uno stretto coordinamento tra produttori, distributori ed enti pubblici a supporto di queste iniziative.
Franz Locher (SVP) ha chiarito che la provincia è ricca di energie rinnovabili, ma bisogna pensare al futuro. Già l’ex ass. Laimer aveva parlato spesso delle turbine eoliche, e c’era stato un grande dibattito su chi le poteva installare, se solo la mano pubblica o anche i privati, come per esempio i rifugi, e qualcuno le aveva già installate. Il fotovoltaico non era l’unica tecnologia, e c’erano impianti installabili anche sui muri, non solo sui tetti; le tecnologie del futuro sarebbero state ancora più efficaci. Attualmente l’energia costava troppo, ai privati: era quindi sensato garantire l’approvvigionamento. Locher ha quindi ricordato una recente mozione, approvata, per il sostegno degli impianti a biomassa. La mozione di oggi non sarebbe stata sostenuta, ma era importante continuare a parlare del tema.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen), co-firmatario, ringraziando per gli interventi, ha chiarito che obiettivo della mozione era garantire un ulteriore approvvigionamento a famiglie e aziende, nei casi dove era possibile farlo. Anch’egli ha ricordato i modelli interessanti visti nello Schleswig Holstein, ha però criticato che la SVP non volesse approvare la mozione in quanto ne era stata approvata una simile, ma molto generica. Era opportuno un intervento normativo, e si era in attesa delle disposizioni sul fotovoltaico promesse due settimane fa, che avevano illuso i cittadini,
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha ritenuto che la tecnologia proposta potesse essere interessante e applicabile in varie sedi, aggiungendo però che la provincia non era ventosa, ad eccezione di poche zone. Sulle fonti energetiche rinnovabili c’era molto da recuperare, ed entro il 2030 era necessario recuperare in produzione di energia solare; bisognava inoltre riflettere sul risparmio energetico. L’energia idroelettrica era quasi del tutto sfruttata, poi c’erano le opzioni energia solare ed eolica: i microimpianti, anche se non se ne conosceva ancora il potenziale, potevano essere d’aiuto.
Helmut Tauber (SVP) ha ricordato il documento discusso in ottobre, che comprendeva certamente anche l’energia eolica; bisognava inoltre attendere informazioni da Roma. Il tema era da approfondire, ma c’erano già progetti pilota, e chi aveva proposte interessanti poteva già rivolgersi al Noi Techpark. inoltre, il ricordo all’energia eolica per nuclei famigliari, entro una certa quantità era già fattibile. Molto era già sul tavolo.
A settembre, la Giunta aveva presentato la prima parte del piano clima, che illustrava anche le energie rinnovabili da potenziare, ha detto Magdalena Amhof (SVP), al fine di sfruttare tutto il potenziale altoatesino. certamente l’eolico non era sensato ovunque, in Alto Adige. Ha poi ribadito che già ora è possibile rivolgersi al Noi Techpark per proporre progetti e chiedere informazioni, così come è già previsto quanto richiesto al punto 839, fino a dimensioni di 1-1,5 metri: si può fare richiesta direttamente al Comune, senza autorizzazione paesaggistica. In quanto alle possibilità lungi strade e autostrade, bisogna vedere se è fattibile e in quali zone.
L’ass. Giuliano Vettorato ha confermato che una prima parte del Piano clima era stato approvato, e che esso conteneva il proposito di investire nelle energie alternative per essere il più autonomi possibili. Si spingeva su comunità energetiche e fotovoltaico, e l’eolico non suscitava contrarietà, considerando però che mancavano grandi fonti di vento. la legge provinciale 9/2018 permetteva già l’installazione di mini generatori eolici, con semplice richiesta al comune. Pur condividendo l’obiettivo della mozione, quindi, la proposta non poteva essere accolta. Ulli Mair, ringraziando chi era intervenuto e aveva sostenuto la proposta, ha detto di essersi ingenuamente aspettata l’accoglimento anche da parte della Giunta, e ritenuto che alcuni colleghi SVP sarebbero stati a favore. La mozione SVP approvata nella seduta precedente faceva riferimento a soluzioni non burocratiche per la produzione di energia, compresa quella eolica, ma ora si diceva che la proposta in esame era troppo tecnica: questo la lasciava interdetta. Non è vero che era già tutto regolamentato e possibile: le forme di energia alternative non andavano solo pensate, ma anche messe in atto. L’ass. Vettorato ha proposto di sospendere la mozione, per fare in futuro un ragionamento insieme, ma Mair non ha accolto la proposta, e la mozione è stata messa in votazione e respinta con 16 sì e 16 no. Andreas Leiter Reber (F) ha evidenziato che, se si respingevano mozioni con l’argomentazione che il tema era già compreso in una mozione generica precedentemente approvata, non si sarebbe più potuto discutere nulla, ma la pres. Rita Mattei ha replicato che era possibile discutere qualsiasi proposta.
Facendo riferimento alla recente Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, celebrata il 25 novembre, e ritenendo utile concentrarsi sulla fonte delle forme di violenza, Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha presentato la [mozione n. 637/22:](http://www2.consiglio-bz.org/it/banche_dati/atti_politici/idap_scheda_atto.asp?pagetype=fogl&app=idap&at_id=667330&blank=Y) Basta Catcalling!, con la quale, evidenziando che fenomeni come allusioni, commenti ad alta voce, fischi o altri suoni di apprezzamento che si verificano in strade ben frequentate, nelle piazze, ma anche sui mezzi pubblici o alle sagre di paese, in sostanza nello spazio pubblico, hanno ora il nome di cat-calling, che deriva dal suono riprodotto nei teatri per criticare gli attori sgraditi, aggiungeva che molte volte esso viene declassato a peccato veniale o, peggio ancora, viene fatto passare per un banale complimento, ma in verità intimidisce le donne e le limita nei loro movimenti quotidiani. Uno studio dell’Istituto di ricerca criminologica della Bassa Sassonia ha rilevato che la maggior parte delle interessate è diventata più paurosa dopo un episodio di cat-calling: il 40% ha dichiarato di evitare i luoghi pubblici, e l’8% ha addirittura rivisto il proprio abbigliamento. Non si tratta infatti di complimenti, ma di una forma di potere esercitata nei confronti delle donne, soprattutto delle donne giovani, ma non solo; si tratta di una forma di violenza sessuale verbale, che la Convenzione di Istanbul classifica come violenza di genere. Nella maggior parte dei Paesi europei il cat-calling non è perseguibile; in Francia, in Portogallo, in Belgio e nei Paesi Bassi costituisce invece un reato che viene sanzionato con pene pecuniarie o detentive. In Italia, l’articolo 660 del Codice penale disciplina il reato di molestia o disturbo alle persone, punito con una reclusione fino a sei mesi o con una sanzione pecuniaria fino a 516 euro, ma attualmente il cat-calling non rientra in questa fattispecie di reato: eppure, dicendo in modo chiaro che questi comportamenti sono inaccettabili, il legislatore darebbe un segnale importante. Inoltre, discutere del cat-calling non significa “imporre il divieto di flirtare” per strada, ma far capire cosa prova una donna che non si sente al sicuro negli spazi pubblici. La consigliera proponeva quindi di incaricare la Giunta provinciale (1) di riconoscere il “cat-calling” come forma di violenza sessuale verbale che va contrastata, e di richiamare maggiormente l’attenzione su tale problema; (2) di aggiungere al sito web provinciale “I tanti volti della violenza” anche il cat-calling in quanto forma di violenza sessuale verbale; (3) di avviare in cooperazione con altri attori (la Consigliera di parità, le organizzazioni femminili, la Polizia, la Giustizia, …) corsi di formazione, campagne di sensibilizzazione e di informazione; (4) di svolgere nelle scuole di ogni ordine e grado dei workshop specifici sul cat-calling, ovvero di integrarli nelle lezioni ordinarie, concentrandosi in modo particolare sulla “autonomia corporea” e sui modelli di mascolinità etero-normativi.
Magdalena Amhof (SVP), riferendo di una riflessione sulla mozione, ha chiesto di modificare in senso più generico la parte deliberante, proponendo a questo scopo una seduta dei capigruppo per trovare una formulazione comune e firmabile da tutti. Brigitte Foppa ha chiesto di ascoltare prima il dibattito.
Sandro Repetto (Partito Democratico – Liste civiche) ha ritenuto necessario un cambio di passo, aggiungendo che l’aula doveva dare l’esempio, Si vive in una società patriarcale, e la Commissione api opportunità vale da 32 anni su questi temi: tutti i giorni si vede una prima forma di violenza sulle donne fatta di battute, pubblicità sessiste, scarsa considerazione delle donne, atteggiamenti di base da cui poi si sviluppano atteggiamenti di violenza che arrivano fino al femminicidio. Il catcalling è esercitato da uomini che si sentono in diritto di giudicare ad alta voce il corpo delle donne, e molte donne se ne sono abituate, diventandone anche dipendenti fino a ricorrere alla chirurgia estetica. Tutto ciò ha contribuito a normalizzare questo comportamento di fondo violento. Nessun uomo deve mai difendersi da apprezzamenti per strada o considerazioni sul suo aspetto: l’argomento principe di questo dibattito è il consenso, e senza consenso delle donne gli uomini si devono fermare.
Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha detto di non condividere la parte deliberante, ma non per questo di considerare peccato veniale il catcalling. indicarlo come violenza induce però a minimizzare la violenza: se uno fischia a una donna, non è una forma di violenza, e ognuna la percepisce in modo diverso. Spesso la reazione dipende anche da chi esercita questo atteggiamento. In quanto alla difficoltà di frequentare luoghi pubblici, se ne ha un esempio al parco della stazione, considerando anche che forse culture diverse generano atteggiamenti diversi: “Vengono considerati anche questi gruppi?”. Da considerare se si parla di punire questi atteggiamenti è anche la questione delle prove; un’eventuale riflessione nelle scuole doveva considerare anche l’esistenza di più generi: “se io come donna guardo male un transessuale, il mio è solo desiderio di capire, ma può essere male interpretato”.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha chiarito che si faceva riferimento a un comportamento, “chiunque ce l’abbia”, e non si parlava di carabinieri, ma di sensibilizzazione. Si trattava di una forma di dominio dello spazio pubblico: la non libertà di attraversare uno spazio pubblico era esattamente quanto Mair aveva subito. Forse un tempo non era così, ma oggi i maschi che facevano questo sapevano bene di esercitare un abuso; l’arma fondamentale per contrastare il fenomeno era l’educazione, la riflessione.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha evidenziato che il tema era sensibile, e riguardava in parte anche la percezione personale. quello che per una donna era una forma di violenza, per un’altra era accettabile; andavano però rispettate le sensibilità di tutte le donne, così come quelle degli uomini. per questo era importante tematizzare il tema, diffondendo consapevolezza; il Team K si era confrontato in merito e lei stessa aveva parlato con molte persone, la gran parte delle quali erano d’accordo che servisse un cambiamento di mentalità, tuttavia la parte deliberante al punto (1) non era chiara; si era invece favorevoli alle campagne di sensibilizzazione e al punto (2), in quanto al (4), la scuola non si poteva occupare di tutto.
Anche Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha parlato del punto (4), ritenendo che con la parola “etero-normativo” si volesse intendere la presenza di più di due generi, mentre la biologia ne prevede due. Il fenomeno descritto tra l’altro non era diffuso in Alto Adige a parte al parco della stazione, era un migranti-calling, non un cat-calling. Ha quindi respinto la proposta di Amhof di una riunione dei capigruppo, che toglieva tempo alle proposte degli altri gruppi di opposizione. Dello Sbarba ha chiarito che con il riferimento alla etero-normatività di faceva riferimento alla possibilità di autodeterminarsi o di essere condizionati da altri, “non c’entrano i ruoli sessuali”.
Marco Galateo (Fratelli d’Italia) ha ritenuto che il genere maschile oggi venisse accusato delle cose peggiori, aggiungendo di avere grande rispetto per il genere femminile, ma sottolineando che era curioso che le stesse aree culturali che promuovevano l’ideologia gender con la possibilità di scegliere “tra 58 generi diversi” arrivassero a incolpare così il solo genere maschile. In Alto Adige il problema non erano gli apprezzamenti, ma l’impossibilità di andare in certi luoghi dove si rischiava di essere rapinati. Lo stesso mondo femminista non aveva difeso la pres. Meloni da certi attacchi e il codice penale, come citato dalla stessa Foppa, disciplinava già la materia all’articolo 660.
Josef Unterholzner (Enzian), dicendosi contrario a qualsiasi forma di violenza, ha ricordato che durante il servizio militare era rimasto perplesso dal comportamento dei colleghi militari che fischiavano dietro alle donne; ha aggiunto che attraversando il parco della stazione aveva notato una giovane ragazza che voleva avvicinarsi agli uomini lì presenti, aggiungendo che non si stupiva che potesse accadere qualcosa, a fronte di certi atteggiamenti. In Alto Adige, comunque, non si verificava il fenomeno di gruppi di uomini che rivolgevano epiteti alle donne che passavano.
Magdalena Amhof (SVP) ha ripreso la parola per ricordare l’approvazione della legge contro la violenza in tutte le sue forme, e dire che riteneva giusto promuovere la consapevolezza e in merito, compresa la sensibilizzazione su forme di violenza esercitate negli spazi pubblici, forme di violenza che a volte portavano ai femminicidi. ha proposto a Foppa di incontrarsi per ridefinire il testo, e Foppa ha sospeso la mozione annunciando un emendamento che sarebbe stato sottoposto a tutti i capigruppo; ha poi chiesto di spostare dal 16 dicembre al 19 dicembre il termine per la presentazione delle mozioni per la seduta di gennaio. La presidente Rita Mattei ha chiarito che andava bene, tuttavia le traduzioni sarebbero state fatte successivamente.
(continua)
(Autore: MC)
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