
(AGENPARL) – mar 29 novembre 2022 ANBI:
SONO LE RICORRENTI EMERGENZE
A SOLLECITARE LA REVISIONE DEL CODICE APPALTI
NEL RISPETTO DEI CONTROLLI DOVUTI
“Tra lo spiccio modello Genova per la ricostruzione del ponte Morandi e le lentezze
burocratiche, concausa della tragedia alluvionale di Senigallia, è necessario creare un sistema,
che contemperi esigenze di controllo democratico e velocità di spesa, riducendo le possibilità di
inutili rallentamenti nei lavori pubblici”: ad appellarsi al Governo è Francesco Vincenzi,
Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e
delle Acque Irrigue (ANBI), alla vigilia dell’approvazione della riforma del Codice Appalti.
Prosegue: “Oltre alle già complesse procedure istruttorie, l’iter autorizzativo è spesso rallentato
dalla concertazione fra pubbliche amministrazioni, cui seguono gli inevitabili ricorsi in sede
giudiziaria per l’attribuzione dell’appalto – In queste condizioni è evidente, perché in Italia ci
vogliano almeno 10 anni per realizzare una grande opera.”
“Per ciò – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – chiediamo l’istituzione di una
procedura accelerata per le infrastrutture strategiche, tra cui devono rientrare a pieno titolo le
opere idrauliche finalizzate al contrasto del dissesto idrogeologico, indispensabili a garantire le
condizioni di sviluppo per il territorio ed il made in Italy agroalimentare. Nell’assoluto rispetto
delle regole è necessario rispondere tempestivamente ad una crisi climatica, che non conosce
rallentamenti; è indispensabile un forte richiamo ai valori della comunità ed al superiore
interesse collettivo per superare egoismi di parte, ma è altrettanto importante che, laddove si
operi una scelta, la si persegua con veloce determinazione, evitando inutili bizantinismi, che
pregiudicano il futuro delle comunità. In campo idraulico – conclude il DG di ANBI – la lentezza
burocratica mal si accompagna alle necessarie politiche di prevenzione, che non solo
ridurrebbero costi economici e di vite umane, ma abbatterebbero il ricorso a stati d’emergenza
che, a fronte dell’urgenza d’intervento, ovviamente scavalcano le consuete procedure di
controllo. Anche in questo, prevenire è meglio che curare!”
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