
[lid] 03 novembre 2022 –
Al via alle ore 09.30, il 5° Congresso sulle Madri Strappate, lunedì 7 novembre, presso la Sala Gonfalone di Palazzo del Consiglio di Regione Lombardia, Via Fabio Filzi, 22 Milano.
Negli eventi precedenti, che si sono tenuti in diverse città si sono succedute storie e testimonianze, di esperti e di mamme che hanno subito l’allontanamento dei propri figli perché giudicate da ctu e giudici alienanti, ostative, iperprotettive. Il primo congresso si è tenuto nella sala consiliare Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma. Un secondo congresso è stato ospitato in Campidoglio a Roma, il terzo congresso nella Sala consiliare Comune di Palermo e il quarto presso l’auditorium del Comune di Venezia “Candiani” a Mestre.
Nella giornata milanese parteciperanno la deputata Stefania Ascari, già membro giustizia antimafia e prima firmataria del Codice Rosso e Orietta Vanin, già senatrice commissione Diritti Umani e Cultura del Senato – XVIII legislatura. Tra i relatori l’avvocata Maria Elisa Capitanio, Imma Cusmai, presidente del Comitato Femminicidio in Vita, Pieranna Pischedda, psicologa dell’Associazione “Il Laboratorio del possibile APS” e Cristina Rontino, responsabile equipe multidisciplinare sportello antiviolenza “Punto D”. Criminal Profiler Albo Anespp.
La “bigenitorialitá” non sempre è un valore, in questi ultimi anni, infatti, “l’affido condiviso” tra ex coniugi, sta diventando un limite. Pratica lunghe attese, impoverimento e torture a madri, figlie e figli. La bigenitorialitá non è spostare i bambini nella casa di chi mette i propri interessi al di sopra dell’interesse superiore dei minori. Quando le circostanze lo richiedono, il tribunale deve iniziare a monitorare, sorvegliare e/o limitare il contatto del genitore violento che confonde il collocamento dei figli come “esclusivo” mettendo in seria difficoltà anche i comuni che ne devono gestire la tutela. L’applicazione della legge 54/2006 obbliga a tossiche frequentazioni, vedi “mediazione”, con ex partner abusanti. Le consulenze tecniche di ufficio (CTU) purtroppo stanno pregiudicando buone capacità genitoriali, minimizzano i tempi di cura dei figli, le rinunce personali, i sacrifici quotidiani di tante madri che desiderano solo allontanarsi da abusi e ricatti. Per educare e rispettare la crescita di un bambino occorre che la società si prenda cura anche del “contesto familiare” in cui vive. Serve compensare l’assenza di una vera rete integrata di servizi e di sostegno alla “maternità”. Essere “povera” non può e non deve essere una colpa, è una “condizione” che va sanata con servizi dedicati. Spostare i figli non può e non deve essere la soluzione. Dopo il collocamento dal padre o in casa famiglia rischiano di perdere completamente le tracce della “propria” madre causa “progetto disumano” che li condannerà a prolungato isolamento. Rischiano “dissociazione cognitiva” e “autolesionismo”. La l. 54 va abolita, costa troppo e non solo in termini prettamente economici.