
(AGENPARL) – ven 21 ottobre 2022 CGIL SICILIA
UFFICIO STAMPA
COMUNICATO STAMPA
Eolico: una ricerca della Flai Cgil sull’impatto sulla pesca del parco
eolico offshire al largo delle Egadi. “Aprire la concertazione con tutti
gli interlocutori per evitare di colpire pesantemente l’economia
dell’area legata alla pesca e il lavoro collegato”
Palermo, 21 nov -Lo sviluppo delle fonti rinnovabili è oggi necessario e
urgente ma quali saranno gli effetti sul mondo del lavoro e sulle
produzioni locali? E’ per cercare di dare risposta a questo quesito e
contribuire a un confronto costruttivo per soluzioni che tengano conto
di tutte le esigenze in campo, a partire da quelle dei lavoratori, che
il Dipartimento pesca della Flai Cgil nazionale ha promosso uno studio,
affidandone la realizzazione all’ecologo Franco Andaloro, sull’impatto
sulla pesca dell’impianto eolico offshore che, secondo il progetto di
Renexia, sorgerà al largo delle isole Egadi. La ricerca, che prende in
considerazione oltre 200 lavori scientifici e si avvale dei dati più
aggiornati da più fonti e di interviste alle categorie nelle aree
coinvolte, è finanziata nell’ambito del programma nazionale triennale
pesca e acquacoltura 20/22 e 20/24 adottato con Dm del ministero delle
politiche agricole e forestali del 18/05/2022. Nostro obiettivo- ha
detto Antonio Pucillo, responsabile del Dipartimento pesca della Flai
nazionale- è valutare l’impatto di questa opera sulle attività di pesca
nell’area interessata, per una concertazione che tenga conto di tutti
gli elementi. Siamo a favore del progetto ma la sua realizzazione non
deve avvenire a discapito di marinerie già provate dalla crisi”.
“Dal nostro punto di vista- ha detto Tonino Russo, segretario generale
della Cgil Sicilia- vanno valutate e concertate tutte le misure di
mitigazione e di compensazione che si renderanno necessarie, visto che
l’impatto sulle attività di pesca dell’area ci sarà”. L’impianto,
rileva la ricerca, rischia di sottrarre il 50% della produzione alle 139
imbarcazioni a strascico e alle 18 a grandi pelagici delle flotte che
operano nell’area, quelle di Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e delle
stesse isole Egadi. Si tratta delle imbarcazioni adibite alla pesca del
gambero rosso e di altre specie e al tonno e pescespada, tra le 470
presenti nella zona, che impegnano 1066 pescatori. Lo studio, ha puntato
a mettere in evidenza l’impatto specifico sull’area interessata andando
oltre le valutazioni di macroscala fin qui realizzate che riguardano
l’intera Sicilia e che assegnano percentuali di riduzione di gran lunga
inferiori ma che focalizzandole sull’area in questione si aggirerebbero
comunque intorno al 37%. ”Il tema – ha detto il segretario generale
della Cgil Sicilia, Alfio Mannino- è governare i processi di transizione
energetica necessari per contrastare i cambiamenti climatici ma anche
per rispondere alla crisi energetica contemperando varie esigenze, a
partire da quelle dei lavoratori, e facendo in modo che sia una
transizione giusta”. Il sindacato ritiene che sia necessaria, come
indicano anche le disposizione europee, “una concertazione puntuale con
le categorie e i pescatori delle realtà locali interessate, che finora è
stata limitata”. Concertazione che dovrebbe includere i temi della
localizzazione e del dimensionamento dell’impianto sulla base di dati
precisi forniti dal soggetto realizzatore, di studi sull’impatto sulla
pesca incluse le fasi di costruzione e decommissione, che sono le più
impattanti. I piani di mitigazione e compensazion, per la Flai, dovranno
essere applicabili visto che i pescatori rivendicano il diritto di
continuare la loro attività ma che anche se fosse consentito sarebbe
difficile pescare all’interno dell’impianto per motivi di sicurezza, di
inadeguatezza della flotta e di condizioni meteo difficili nell’area per
attrezzi della pesca artigianale”. Anche nell’ipotesi di
ridimensionamento da 2.500 Kmq a 800 Kmq “l’area effettivamente
sottratta alla pesca non diminuisce, in quanto la riduzione esclude aree
non strascicabili e nelle quali non può effettuarsi la pesca con i
palangari per tonno e pescespada, che sono le attività più colpite”.
Peraltro la pesca a strascico nella Sicilia meridionale vedrà le aree di
pesca sempre più ridotte sia per i limiti spaziali a questo tipo di
pesca, sia per la realizzazione della zona economica esclusiva, sia a
causa di altri impianti di eolico offshore proposti nella Sicilia
meridionale. “Sulla base delle esperienze fatte fino a oggi in altri
Paesi- rileva lo studio- non è possibile immaginare l’effetto che
l’impianto potrà avere sulle risorse ittiche ma possiamo ritenere che si
andrà a una profonda modificazione della biodiversità dell’area e
dell’intero ecosistema”. Una delle ipotesi avanzate dalla Flai è una
realizzazione dell’impianto per piccoli moduli sottoposti a un organismo
di monitoraggio indipendente, applicando un approccio adattativo.
“Andiamo avanti con le energie alternative- dice Russo- eolico, solare e
quant’altro avendo però cura di quello accade alla terra e al mare e
delle ricadute sul mondo del lavoro e sulle comunità locali.Riteniamo
che una concertazione continua e supportata da dati e informazioni
precise sia fondamentale”.
2022 DAC