| (AGENPARL) – Roma, Martedì 20 Sett. 22 – Domanda. La maggior parte delle infrastrutture e le strade in Umbria sono insufficienti ed obsolete, malgrado sia una regione vicina alla Capitale d’Italia e centrale arteria di snodo tra il Tirreno e l’Adriatico. Cosa intende fare per la Regione e quali tempistiche per mettere mano ai progetti che sono stati presentati anni molto tempo fà? “L’Umbria possiede tutto, bellezza, arte, eccellenze enogastronomiche, industriali, artigianali e artistiche, ma sconta un gap infrastrutturale che la penalizza tutta la popolazione nonostante la Regione rappresenti una connessione strategica importante sia per il centro Italia che per l’intera direttrice Nord-Sud. E’ tempo di portare a termine i progetti avviati, per questo serve una semplificazione delle procedure, per la realizzazione delle opere attraverso una revisione del codice degli appalti, per dare priorità alle opere strategiche per il sistema Paese. Serve procedere speditamente per raggiungere il completamento della Quadrilatero Umbria-Marche, il potenziamento e raddoppio della linea ferroviaria Orte-Falconara e il completamento della E78, la “Fano-Grosseto”.
Domanda. Sono stati firmati i decreti per la sperimentazione dell’uso dell’idrogeno nel trasporto ferroviario in ambito locale e regionale. E’ quanto è stato annunciato il 2 luglio scorso dal ministro Enrico Giovannini, invitato a Perugia – nella sala dei Notari – per parlare di Pnrr e delle opportunità a questo collegate. Tra i progetti a cui viene data così una accelerazione c’è anche quello del collegamento ferroviario tra Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona: un treno a zero impatto ambientale che attraversa il cuore dell’Appennino colpito dai terremoti del 2009 e del 2016 per un totale di 163 chilometri. Cosa intende fare per l’Umbria? “E’ certamente importante innovare, ma credo che lo Stato debba dare priorità alle opere pubbliche e concentrare risorse umane ed economiche per i progetti più urgenti da realizzare o da ultimare; Bisogna deferire la responsabilità delle opere meno urgenti o di rilevanza territoriale alle Regioni, rispettando il principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione stessa”. “Non dobbiamo e non possiamo perdere altro tempo prezioso”. “Stessa cosa vale per i fondi del PNNR e forse – per le parti non appaltate – andrebbe richiesto all’Europa di aggiornarle alla luce del nuovo scenario economico. Non cito in modo specifico il progetto, che sicuramente contribuisce a collegare il sud dell’Umbria con l’Abruzzo in un’ottica di collaborazione Umbria-Marche-Abruzzo (le ultime due governate da esponenti di FDI).
Domanda. Il declino della sanità umbra sembrerebbe essere cominciato già dieci, quindici anni fa. Dal 2019, poi, tutte e quattro aziende della sanità sono state commissariate per lo scandalo “concorsopoli”. Malgrado ciò quello che spaventa gli operatori di settore quali tanti infermieri, anestesisti e rianimatori, che si lamentano fortemente della situazione in Umbria ma che vogliono mantenere l’anonimato per la paura di ricevere richiami dall’ azienda, emerge che la Sanità pubblica in Umbria non funziona. Non perché non ci sono le strutture né mancano gli strumenti tecnologici (a volte perfino in eccesso, come nel caso della medicina robotica), nè i dispositivi di protezione (non come poteva esserlo nella prima ondata), il vero problema è la mancanza di personale. Mancano infermieri, dottori, tecnici. Mancano lavoratori con contratti stabili. Con quelli di dodici mesi gli infermieri non hanno nemmeno il tempo di formarsi. In questi giorni sono usciti i resoconti della corte dei conti sulle assunzioni fatte per potenziare le risorse umane. A fine ottobre 2020 in Italia sono stati assunti 7.650 medici, 16.500 infermieri e 12.115 altri operatori sanitari. In Umbria sono state fatte solo 19 assunzioni di personale sanitario a tempo indeterminato (contro le quasi tremila della Toscana). Numeri molto bassi anche tenendo conto delle dovute differenze di densità di popolazione (in Umbria vivono 880 mila persone, in Toscana 3,7 milioni). Davanti all’ ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia – l’istituto più importante del centro Italia – è stato messo in piedi un ospedale da campo nonostante ci siano ben quattro reparti chiusi e inutilizzati nello stesso ospedale. Di nuovo, per mancanza di personale medico. “La pandemia ha messo a nudo problemi strutturali che c’erano già prima. Cosa pensa che deve esser fatto nell’ immediato per la Regione Umbria, e cosa pensa del numero chiuso e test di selezione per accedere all’ Università per la laurea in Medicina? Sono necessari? “Il giudizio sulla sanità umbra mi sembra molto severo, messo così. Non dico che vada tutto bene, ma abbiamo ereditato una situazione difficile da gestire, quale il precedente commissariamento che è seguito all’inchiesta sulla sanità umbra e che ha portato alla luce fatti giudiziari penalmente rilevanti di chi ci ha preceduto con conseguenti perdite di fondi emersi dai bilanci sanitari; a tutto questo si può aggiungere che c’è mancanza di programmazione”. “E’palese che i problemi finanziari non possono ricadere sui pazienti, servono medici, infermieri e tecnici, strumentazioni all’avanguardia e presidi, ma lo Stato deve ancora rimborsare come previsto per legge, le Regioni rimaste escluse, tra le quali vi è anche l’Umbria, per le spese ingenti sostenute per far fronte all’emergenza Covid. Lo stesso Forum Ambrosetti ha giudicato l’Umbria come modello di sanità efficace di fronte all’emergenza Covid”. “L’emergenza Covid ci ha insegnato, che serve una sanità di prossimità e che serve potenziare la medicina territoriale, ma per farlo servono nuovi operatori e risorse. Abbiamo bisogno di procedure di formazione efficaci e rapide e del riordino delle scuole di specializzazione”. “In merito al numero chiuso per la facoltà di medicina, FDI aveva presentato una proposta, a mio avviso ancora valida, che è quella spostare il test di accesso alla facoltà di medicina al secondo anno, superando così lentezze burocratiche, copiando un po’ il modello francese”.
Domanda. Come immagina la regione Umbria, ed in generale quale organizzazione sociale prevarrà nell’ immediato futuro, se una recessione dovesse colpire l’Italia? “Come dicevo, sono convinto che l’Umbria abbia risorse e potenzialità enormi, chiaramente serve lo sviluppo delle infrastrutture e servizi più moderni, soprattutto nelle aree meno popolate, altrimenti si rischia l’abbandono del territorio con conseguente spopolamento e decadenza dei luoghi. Noi siamo una forza politica di ispirazione sociale, siamo convinti che non bisogna lasciare indietro, chi è in difficoltà, ma per avere sviluppo bisogna dare stimolare l’economia, e le imprese debbono essere autorevolmente seguite dallo Stato che non può e non deve rappresentare un nemico”. “Lo sviluppo, il lavoro e la ricchezza non si creano per decreto, nè per decreto si può abolire la povertà. La ricchezza è creata da una sana economia, che si fonda su imprese dinamiche attive che danno lavoro, il ruolo dello Stato, attraverso i tributi equi, è quello di redistribuire alla comunità attraverso i servizi”. “Un altro tassello fondamentale a mio avviso è quello della denatalità. L’Italia è il paese europeo con il più basso tasso indice di natalità, e l’Umbria è fanalino di coda in Italia. Gli stessi economisti hanno sempre affermato che la crescita economica e la natalità vanno pari passo, ma il nostro Paese è rimasto indietro; quello che serve è una seria politica a favore delle famiglie, c’è bisogno che la spesa pubblica si allinei agli standard europei, abbiamo bisogno di asili nido (anche gratuiti), dell’ introduzione – magari progressiva- del quoziente familiare, di politiche di conciliazione fra famiglia e lavoro, e maggior tutela delle donne e madri lavoratrici”. “Proprio in Umbria un’ imprenditrice illuminata di nome Luisa Spagnoli, quasi 100 anni fa, diede vita al primo asilo aziendale in fabbrica a Perugia, questa donna fu geniale innovatrice in un’epoca in cui le donne neppure avevano diritto al voto, non capisco perché non dovrebbe accadere oggi”.
Domanda. Sulla Giustizia ci sono molti ‘conflitti di interesse’ eppure sono vietati. Intenderà inviare gli ispettori per accertare la reale situazione? “Non capisco la domanda ma mi pare ovvio che il rispetto delle norme di condotta vale per tutti e deve valere anche per chi è deputato a far rispettare le leggi”.
Domanda. Il caro bollette, la crisi, l’inflazione e il timore di perdere il posto di lavoro. Questi sono i motivi che spingono molti cittadini italiani ad avere paura di diventare poveri. Come intende rassicurarli? “E’ un problema reale, non bisogna raccontare frottole alle persone. Purtroppo paghiamo le scelte sbagliate del passato e le politiche del “No a tutto” per motivi ideologici. Servono subito risorse per combattere l’ inflazione, aiuti per chi ha effettivo bisogno, ma se vogliamo fermare la speculazione sul prezzo del gas, che poi trascina quello dell’energia, serve un accordo comune in Europa, per fissare un tetto al prezzo del gas e il disaccoppiamento del prezzo di questo dall’energia, per il quale possiamo agire anche da soli se non lo fa l’Europa. E’ chiaro che, poi va riprogrammata una nuova politica energetica di medio-lungo periodo, capace di portarci fuori da ogni crisi, attraverso il raggiungimento di una nostra autarchia energetica; faccio due esempi: nel mare Adriatico noi possiamo estrarre gas, per motivi ideologici i Governi precedenti hanno ridotto le estrazioni, contemporaneamente il nostro paese acquista gas dalla Croazia, che è estratto dal medesimo bacino; l’Italia, detiene con ENEL il sostanziale monopolio delle concessioni idroelettriche nel territorio nazionale e procede all’ immissione nel mercato delle stesse. Cose di buon senso che Fratelli d’Italia ha spesso denunciato e rilevato.” Così dichiara all’ Agenparl Emanuele Prisco, deputato di Fdl”. | |