
(AGENPARL) – Roma, 24 marzo 2020 – Senza dubbio, il governo di Giuseppe Conte ha un ruolo importante nel rispondere alle principali emergenze nazionali come la nuova pandemia di coronavirus. Ma le Sue riposte dovrebbero essere chiare, efficaci e a breve termine.
Oggi, l’Italia si trova nel mezzo di una crisi di salute pubblica con il Governo che sta adottando misure restrittive senza precedenti per ridurre il tasso di trasmissione del coronavirus. Ciò ha incluso la chiusura di molte aziende ritenute «non essenziali», innescando potenzialmente un’ondata devastante di licenziamenti e fallimenti con ripercussioni che potrebbero durare ben oltre l’emergenza nazionale stessa.
Il Governo e l’amministrazione devono rimanere concentrati sulle risposte alla crisi del Coronavirus, e lo devono fare in modo tempestivo, risolutivo, mirato e trasparente, ma soprattutto devono fronteggiare – oggi per domani – una recessione economica che sarà non solo devastante ma dietro l’angolo.
Finora la risposta del Governo è stata focalizzata su misure temporanee, mirate ad affrontare direttamente la crisi della salute pubblica ma non le sue ripercussioni economiche più devastanti.
Riemerge la solita Italietta, cioè quella di un Paese provvisorio, a partire dal nostro Inno nazionale «Il Canto degli Italiani», conosciuto meglio come «l’Inno di Mameli» che fu scritto da Goffredo Mameli e musicato dal maestro Michele Novaro e adottato in via provvisoria dal Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946. Ma diventato ufficialmente l’inno nazionale solamente nel 2017, dopo «soli» 71 anni di provvisorietà….
Quando un sistema non è più in grado di competere, sono purtroppo i lavoratori e le loro famiglie a pagarne le conseguenze. Lo dimostrano le industrie che chiudono in Italia per aprire all’estero mettendo i dipendenti in cassa integrazione o licenziandoli per fine attività.
Il Paese arranca e sia le imprese che i cittadini cominciano a far fatica ad arrivare a fine mese (e questo succede ormai da anni).
Da grandi organizzatori del mondo antico, nel settore civile come in quello militare, nel diritto come nell’amministrazione e nell’arte delle costruzioni, ci ritroviamo ad essere un Paese completamente disorganizzato.
Ma cosa è successo?
Forse in Italia vale la massima di Indro Montanelli secondo il quale «Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito è riconosciuto»?
O è più veritiera la frase di Natalia Ginzburg «L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue. È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d’un ingannevole, e forse insensato, conforto»? Ah, saperlo…
Oggi, abbiamo il dovere di competere, perchè l’Italia può tornare a crescere.
Oggi siamo di fronte ad una battaglia e ad una sfida.
La battaglia è contro tutto ciò che in questo Paese non funziona. La sfida è all’ineluttabilità di questa situazione.
Ritorno sulla mia proposta, signor Presidente del Consiglio, che è quella di emanare un decreto legge con TRE soli articoli. Il primo articolo che stanzia 30 miliardi per i 15 milioni di lavoratori del settore privato, concedendogli duemila euro per un mese come rimborso per i danni causati dal Coronavirus. L’assegno di 2000 euro dovrebbe essere spedito per posta direttamente a casa del lavoratore, come il Presidente Donald Trump sta facendo negli USA, e non attraverso la nostra burocrazia, i cui uffici troveranno mille ‘astuzie legalesi’ per non concederli, come se i soldi fossero loro e non dei contribuenti.
Il secondo articolo che stanzia 350miliardi di euro alle aziende, cioè 350miliardi di commesse (lavoro).
Il terzo articolo che nazionalizza le aziende in crisi a causa del Coronavirus, come è stato fatto recentemente dal Ministro federale tedesco dell’economia, Peter Altmaier (CDU), aggiungendo un comma nel quale i direttori generali (cioè gli operativi) devono essere scelti tra i migliori manager in Italia specializzati in rilancio di società in distressed Asset.
Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e scrivere diventa un obbligo. Scrivere oggi è un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre per il bene del Paese.
Con profondo ed immutato rispetto.