
(AGENPARL) – Roma, 24 marzo 2020 – Un quesito veloce: cosa succede quando molte persone producono sempre più prodotti, ma meno persone vogliono acquistarlo?
E’ una domanda semplice per i bambini in età scolare.
Non devi possedere un master in economia o in business di qualche rinomata Università, e non hai nemmeno bisogno di risposte a scelta multipla per indovinare.
Ma ecco un’altra domanda, di maggiore difficoltà: quanto ha influito il Coronavirus nel crollo del prezzo del petrolio?
Questa è una domanda più difficile a cui rispondere. E bisogna aver studiato all’Università Economia Politica…
Proviamo a spiegarlo.
L’epidemia virale – che è iniziata in Cina nel mese di dicembre – ha avuto quasi 14.700 decessi a livello mondiale, infettando 339.000 di persone in decine di paesi, e ha causato la chiusura dei confini.
E’ stato dichiarato lo stato di emergenza, il lavoro a distanza, le scuole sono state chiuse e la didattica avviene ora a distanza.
Tutto questo è la nuova vita quotidiana — si spera temporanea — dove le persone sono rinchiuse a casa e stanno ansimando per uscire all’aria aperta.
Questo è probabilmente il peggior shock della domanda di petrolio che l’industria abbia mai visto nella storia.
Quanto sia grave l’effetto della pandemia sui prezzi è facilmente visibile nel continuo calo del prezzo del petrolio.
Il prezzo a gennaio era di $ 50, quando il virus aveva appena iniziato la sua «lunga marcia» dalla Cina e prima che si diffondesse nel resto del mondo.
Ora alcuni esperti prevedono che il Brent potrebbe scendere fino a $ 10 al barile se la situazione attuale dovesse continuare.
Secondo alcuni calcoli ci sono circa 750 milioni di barili di petrolio nel mondo immagazzinati sia a terra che in mare aperto e si stima che potrebbe salire fino ad 1 miliardo di barili, nell’attuale situazione.
Ultima riflessione è che nonostante la domanda di petrolio ancora sia debole, la Cina dovrebbe continuare a riempire le sue riserve strategiche e commerciali di greggio con il petrolio ora ad un prezzo ultra economico, ma questa volta il tasso di riempimento dello stoccaggio sarebbe inferiore rispetto agli anni precedenti. Infatti, il motivo principale è dovuto ai limiti alla capacità della riserva, che dovrebbe raggiungere un tasso di utilizzo del 90% quest’anno. Anche se la Cina potrebbe costruire una riserva di greggio di scorte commerciali e strategiche fino a 1,15 miliardi di barili nel 2020, equivalenti a 83 giorni per soddisfare la domanda di carburante interno.
Al di là di chi sia il colpevole, rimangono i fatti: a meno che qualcosa non cambi rapidamente il petrolio è in calo e il mondo si sta avviando verso la recessione.
Tra i lati positivi, ciò aiuterebbe le economie più colpite da Covid-19 a recuperare un po’ più facilmente, come potrebbe essere quella dell’Italia. Ma siamo in grado di sfruttare questa opportunità?
Attualmente il comparto petrolifero da noi è in crisi e molti gestori stanno chiudendo o sono in procinto di chiudere se la situazione dovesse continuare.
A proposito ma noi in Italia come stiamo messi con le nostre riserve di greggio?