
(Si AGENPARL) – Roma, 13 feb 2020 – Abbiamo chiesto all’Avvocato -Criminologa Luana Campa, Direttore Scientifico dell’Associazione “La Giusta Difesa”, di fare un punto sull’evoluzione dell’uguaglianza di genere in ambito lavorativo e sui progressi del nostro paese in tema di pari opportunità, anche alla luce dell’ultimo Rapporto della Banca Mondiale che sottolinea come il sesso femminile sia ancora oggi il più penalizzato a livello mondiale.
Avvocato Campa, Lei è da sempre in prima linea contro la violenza sulle donne e a favore della promozione delle pari opportunità. A che punto siamo in Italia? Vi sono politiche integrate per il raggiungimento della parità di genere?
Il Rapporto “Woman, Business and the Law 2019” della World Bank evidenzia come, a livello mondiale, le donne abbiano solo i tre quarti dei diritti garantiti agli uomini. E che soltanto in sei Paesi al mondo – Belgio, Danimarca, Francia, Lettonia, Lussemburgo e Svezia – uomini e donne hanno pari diritti in ambito lavorativo. La nostra amata Italia è in fondo alla classifica dell’Unione Europea. Permangono, dunque, le numerose disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro. Nonostante i tanti passi per il riconoscimento dei nostri diritti negli ultimi 50 anni, di fatto manca ancora nel nostro Paese una cultura delle pari opportunità. Analizzando l’Italia, emerge con evidenza l’arretratezza su questi temi. È importante sottolineare che la violenza sulle donne è figlia di questa asimmetria di potere tra uomini e donne, deriva da questa cultura patriarcale millenaria fondata su una predominanza maschile. Non sono storie lontane da noi. Non sono storie di pazzi o di mostri. La violenza non ha passaporto nè classe sociale, nella maggior parte dei casi (82%) ha le chiavi di casa e si ripete nei tribunali e nelle istituzioni. L’aumento della violenza domestica dimostra come questa sia il prodotto di una sottocultura di conservazione del nucleo familiare a tutti i costi. Deve essere chiaro che la violenza non è frutto di raptus o “tempeste emotive”, ma si annida nella cultura patriarcale ancora esistente. Di conseguenza, è chiaro che la battaglia più difficile è quella culturale, formativa, educativa sul tema delle pari opportunità. La violenza di genere è un fenomeno che può essere prevenuto solo con un’azione culturale capillare e costante. In Spagna hanno la metà dei femminicidi che ci sono in Italia perché hanno tanto investito nelle attività di formazione. Per raggiungere le pari opportunità serve una volontà politica sostenuta e una leadership da parte delle donne e degli uomini in grado di cambiare norme e atteggiamenti culturali radicati.
Lei sostiene da sempre che la violenza si annida nella disparità anche economica tra uomini e donne. Ci spieghi meglio.
Si, esattamente. Intendo dire che le disuguaglianze sono alla base della violenza. La radice della violenza è nella disparità anche economica. Per essere delle donne libere dobbiamo conquistare una solida autonomia economica, perché nessuno possa mai controllarci e comandarci. Occorre colmare l’inaccettabile gap occupazionale e retributivo che ci nega libertà e opportunità: non può esistere libertà senza tutela dei diritti! Il gender pay gap, ovvero la disparità salariale tra uomini e donne, esiste a tutti i livelli gerarchici e nonostante il maggior livello di istruzione delle donne. Ancora, l’accesso delle donne alle posizioni apicali resta ancora molto basso. Occorre che l’Italia si allinei con gli obiettivi di progresso, modernità e sviluppo sostenibile dei Paesi più avanzati. Il lavoro femminile deve essere considerato fattore strategico per la crescita economica, la prosperità e la competitività. Un tema ormai al centro delle politiche dell’Unione Europea è quello della conciliazione famiglia lavoro. È doveroso un progetto politico unitario e condiviso di promozione dell’occupazione delle donne e di sostegno a favore delle madri lavoratrici. Ci vogliono congedi parentali anche per il padre. Va riconosciuto il valore sociale della maternità. Prendiamo per esempio la Svezia che è il Paese Europeo più generoso con i genitori. Qui le famiglie con un neonato o un bambino adottato hanno diritto a 480 giorni di congedo parentale pagato. Fra questi, 90 giorni di congedo sono riservati alle mamme e 90 giorni ai papà. I restanti giorni possono essere divisi liberamente tra i genitori. Quella che auspico, pertanto, per il bene del nostro Paese, è una vera rivoluzione culturale.