
(AGENPARL) – Roma, 24 gennaio 2020 – Servono regole certe per ricominciare a tornare competitivi e non le solite chiacchiere. E quando un sistema non è più in grado di competere, sono purtroppo i lavoratori e le loro famiglie a pagarne le conseguenze. Lo dimostrano le industrie che chiudono in Italia per aprire all’estero mettendo i dipendenti in cassa integrazione o licenziandoli per fine attività. O peggio, sono in crisi per i ritardi dei pagamenti dovuti alla pubblica amministrazione.
Eppure, il parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea avevano emanato una direttiva nel 2011 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento.
Il piano europeo di ripresa economica prevede la riduzione degli oneri amministrativi e la promozione dell’imprenditorialità, in particolar modo assicurando, in linea di principio, il pagamento entro un mese delle fatture relative a forniture e servizi, comprese quelle alle PMI, per alleviare i problemi di liquidità.
E’ palese che i ritardi di pagamento costituiscono una violazione contrattuale resa finanziariamente attraente per i debitori nella maggior parte degli Stati membri dai bassi livelli dei tassi di interessi di mora o dalla loro assenza e/o dalla lentezza delle procedure di recupero.
Quanto tempo ancora si dovrà attendere in Italia per avere un passaggio deciso verso una cultura dei pagamenti rapidi. Un passaggio che dovrebbe, inoltre, includere l’introduzione di disposizioni specifiche sui periodi di pagamento e sul risarcimento dei creditori per le spese sostenute e prevedere che l’esclusione del diritto al risarcimento dei costi di recupero sia presunta essere gravemente iniqua.
In altre parole, ai fini del diritto agli interessi di mora, dovrebbe essere considerato tardivo il pagamento di un debitore qualora il creditore non possa disporre della somma a lui dovuta alla data di scadenza, a condizione ovviamente che egli abbia adempiuti ai suoi obblighi legali e contrattuali.
Oltre ad avere il diritto al pagamento di un importo forfettario per coprire i costi interni al recupero, il creditore dovrebbe poter esigere anche il risarcimento delle restanti spese di recupero sostenute a causa del ritardo di pagamento del debitore. Tali spese dovrebbero comprendere, in particolare, le spese sostenute dal creditore per aver affidato un incarico ad un avvocato o a un’agenzia di recupero crediti.
Le pubbliche amministrazioni godono di flussi di entrate più certi e prevedibili e continui rispetto alle imprese. Inoltre, molte pubbliche amministrazioni possono ottenere finanziamenti a condizioni più interessanti rispetto alle imprese. Allo stesso tempo, per raggiungere i loro obiettivi, le pubbliche amministrazioni dipendono meno delle imprese dall’instaurazione di relazioni commerciali stabili. Lunghi periodi di pagamento e ritardi da parte delle pubbliche amministrazioni determinano costi ingiustificati per le imprese.
I ritardi dei pagamenti sono particolarmente preoccupanti in Italia ed è giusto ed opportuno che il Governo inserisca nella sua agenda la lotta contro i ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione.
Constatare che l’Italia abbia omesso e sta tuttora omettendo di assicurare che le amministrazioni pubbliche evitino di oltrepassare i termini di 30 o 60 giorni di calendario per il pagamento dei loro debiti commerciali e quindi è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della citata direttiva europea relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e, magari, vederla condannare al pagamento delle spese in giudizio perché la Commissione europea l’ha citata in giudizio di fronte alla Corte di giustizia dell’Unione europea (Curia) non darà certamente l’immagine di un Paese efficiente e competitivo.
E quando penso al termine competitivo in Italia chissà perchè mi viene in mente questa frase “mio nonno mi disse una volta che ci sono due tipi di persone: quelle che fanno il lavoro e quelli che chiacchierano e si prendono il merito. Mi disse di cercare di essere nel primo gruppo perché c’è sempre molta meno competizione”. Ah, a saperlo….