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Reddito di cittadinanza: Grieco, il Governo collabori di più con le Regioni, c’è il rischio caos. Mazzuto: riaffermare ruolo Regioni non solo per le loro competenze, ma anche rispetto alle richieste pervenute dai territori

(AGENPARL) – mar 22 gennaio 2019 lavoro che ieri hanno incontrato il Ministro Luigi Di Maio hanno
manifestato una forte preoccupazione su tempi, personale e modalità
organizzative che caratterizzeranno la fase attuativa del decreto sul
reddito di cittadinanza”, lo ha dichiarato Cristina Grieco –
Assessore della Regione Toscana, Coordinatrice della Commissione
istruzione e lavoro della Conferenza delle Regioni e delle Province
autonome – all’indomani del confronto avuto con il Vicepresidente del
Consiglio e Ministro dello sviluppo economico. “Le istituzioni
regionali hanno precise competenze legislative in materia di politiche
attive per il lavoro e sono pronte a fare la loro parte in un’ottica
di collaborazione istituzionale. Ma occorre che ci sia
un’interlocuzione continua e costante che accompagni sia l’iter della
conversione in legge del decreto, sia la fase attuativa. Visto che la
strategia ipotizzata dal Governo non prefigura una misura meramente
assistenziale e punta sul rafforzamento dei Centri per l’impiego (Cpi)
che oggi fanno capo alle Regioni, questa collaborazione è
indispensabile. Per questo motivo abbiamo chiesto al Ministro,
trovandolo disponibile – ha proseguito Grieco – l’apertura immediata
di un Tavolo tecnico e un calendario di periodici confronti politici.

Ci sono almeno quattro ordini di questioni che preoccupano fortemente
le Regioni.

Il primo riguarda proprio il rafforzamento dei Cpi rispetto ai quali
urge la predisposizione di un piano nazionale per lo sviluppo dei
servizi per il lavoro a cui facciano da contraltare specifici piani
regionali. Occorre poi che i finanziamenti destinati al rafforzamento
di tali centri siano strutturali, prevedendo uno specifico capitolo di
spesa nel bilancio del Ministero del Lavoro. Quanto poi all’assunzione
di 4.000 unità di personale che rafforzerà il complesso dei centri –
ha sottolineato Grieco – serve una procedura di massima urgenza, con
una specifica decretazione che avvii velocemente l’iter amministrativo
di tali concorsi. Diversamente non sarà possibile far coincidere
l’attivazione del reddito di cittadinanza con il rafforzamento
amministrativo dei servizi per l’impiego. Il rischio è il caos e
questo strumento potrebbe travolgere come uno tsunami i centri per
l’impiego, anziché potenziarli e valorizzarli. Tra l’altro – ha
proseguito Cristina Grieco – stiamo attendendo ancora il completamento
dell’iter del piano di rafforzamento dei servizi per le politiche
attive per il lavoro con l’ingresso di 1.600 unità di personale già
stabilito dal precedente Governo. Pur rispettando le scelte politiche
dell’esecutivo per le Regioni va chiarito bene il ruolo del cosiddetto
‘navigator’, le cui competenze riguarderebbero anche le politiche
attive per il lavoro la cui titolarità istituzionale è
incontestabilmente regionale. Va chiarito poi in quali uffici
dovrebbero garantire il loro operato, giacché le attuali strutture
dei Cpi risulterebbero in gran parte inadeguate. E va chiarito bene il
loro rapporto di lavoro e quali relazioni dovranno avere con i
dipendenti dei Cpi.

La seconda grande questione che ci preoccupa è il ritardo che si sta
accumulando per quello che riguarda la formazione del personale Cpi.

La terza questione riguarda i meccanismi gestionali e
l’organizzazione anche perché si prevede il coinvolgimento di diversi
soggetti: Inps, Comuni, Cpi, Agenzia nazionale per le politiche attive
lavoro (Anpal), Agenzie per il Lavoro (ApL), i servizi per il sociale,
gli Enti di formazione e le imprese. Soggetti che dovranno dialogare
per cui sarà fondamentale una governance condivisa. Soprattutto
andrà chiarito il rapporto tra il ‘patto per il lavoro’ e il
‘patto di servizio personalizzato’.

Infine forti dubbi riguardano le attività di vigilanza e controllo,
ad esempio sulle anomalie degli stili di vita dei beneficiari del
reddito di cittadinanza, che certamente non possono rientrare nelle
competenze dei Cpi. Quarta ed ultima problematica di fondo è quella
che riguarda le infrastrutture tecnologiche ed informatiche su cui
abbiamo richiamato la massima attenzione del Governo. Serve – ha
concluso Grieco – un forte coinvolgimento delle Regioni per
predisporre un piano tecnico di attivazione e interoperabilità e
servono tempi che consentano davvero l’implementazione dei sistemi
informativi a livello nazionale e regionale e garanzie sul fatto che
le nuove piattaforme nazionali dialoghino con i sistemi regionali”.

Anche per gli Assessori alle politiche sociali esistono alcune
criticità nel testo attuale del decreto. In particolare “solo in un
passaggio del provvedimento – ha sottolineato Luigi Mazzuto, Assessore
della Regione Molise e Coordinatore della Commissione Politiche
sociali della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – si
fa riferimento alla necessità di una Intesa Stato-Regioni relativa
alle Linee guida per il Patto per il lavoro. Non si prevedono altre
Intese, che secondo le Regioni sarebbero necessarie, per gli impatti
che il reddito di cittadinanza inevitabilmente produrrà sulla
organizzazione e sulla dinamica della domanda dei servizi alla persona
e alla famiglia la cui programmazione e organizzazione sono di
competenza esclusiva delle Regioni, che affiancano i Comuni.

Occorre che l’intero flusso procedurale previsto dal decreto sia
oggetto di specifica Intesa tra Stato e Regioni anche per definire le
condizioni di collaborazione interistituzionale sullo stesso reddito
di cittadinanza e altre misure regionali di sostegno economico.

Insomma – ha concluso Mazzuto – va riaffermato il ruolo delle Regioni
non solo in ordine alle competenze loro affidate dal Titolo V della
Costituzione in materia di Politiche sociali, ma anche rispetto alla
richiesta pervenuta dai territori (Comuni, Città metropolitane e
agenzie per la tutela della salute) di un ruolo forte delle Regioni
per supportare i diversi enti territoriali”. (2019-012sm)


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