(AGENPARL) – mar 21 settembre 2021 Pmi italiane fanalino di coda in Europa per digitalizzazione
Federica Argentieri, Ceo Founder di Timotico: “Pesano i ritardi nell’adozione di tecnologia all’avanguardia e nell’utilizzo strategico del content marketing”
Sebbene il giro d’affari del commercio elettronico in Italia abbia totalizzato 48,25 miliardi di euro nel 2020 (dati Caseleggio Associati), le piccole e medie imprese italiane non sono ancora riuscite a sfruttare a pieno le potenzialità di questo strumento.
Infatti, stando al DESI (digital economy and society index), un indice elaborato dalla Commissione europea che misura la digitalizzazione delle economie europee, in termini di vendite online le Pmi italiane si collocano al 26esimo posto su 28, lontane anni luce dai Paesi come Irlanda, Germania e Regno Unito. Inoltre, queste aziende, dimostrano pesanti ritardi nella presenza sul web nell’analisi di Big data e nell’adozione di infrastrutture tecnologiche avanzate.
Un pericolo che riguarda da vicino la spina dorsale del nostro sistema produttivo, come sottolinea Federica Argentieri, Ceo Founder di Timotico, società di comunicazione integrata sul web. “Ci sono aziende, anche molto affermate da generazioni che si trovano in crisi dal momento che la concorrenza online gli sta rubando grossissime fette di mercato”. Non si tratta infatti solo dell’adozione di tecnologie all’avanguardia ma anche di saper sfruttare i mezzi di marketing e di comunicazione digitali resi disponibili dalmondo online. “Per esempio benché l’80% delle Pmi affermi di avere un proprio sito web, sono poche quelle con siti ottimizzati, performanti anche su mobile e costantemente aggiornati”, prosegue la Argentieri. E questo nonostante il fatto che 50 milioni di italiani siano connessi ogni giorno.
Certo, i disagi provocati dalla pandemia hanno spinto numerose imprese a innovare, ma si è trattato in molti casi di un approccio naif, di una risposta istintiva all’emergenza, senza una chiara visione strategica. “Abbiamo assistito a un cambiamento epocale, al quale altri Paesi Europei erano già pronti, mentre l’Italia purtroppo è rimasta indietro ed a ha dovuto reagire in extremis”, sottolinea l’esperta. Con tutte le difficoltà non solo nel tentare la strada dell’online ma anche nel trovare professionisti a cui affidare un settore così delicato come il marketing. “Ci è capitato di parlare con più imprenditori che facevano gestire i canali social al nipote solo perché “sa usarli” – prosegue – ma c’è differenza tra saper condividere un contenuto sui social e saperlo fare a scopo di business e in maniera professionale”.
Inoltre, non basta investire ingenti risorse in promozione se prima non si sono curati nel dettaglio i contenuti da proporre, differenziati a seconda degli obiettivi prefissati e del mezzo attraverso il quale sono comunicati. Anzi, potrebbe addirittura risultare controproducente, causando perdite sotto il profilo economico e reputazionale. La soluzione, allora, consiste nell’affidarsi a chi ha le capacità di fare content marketing, adottando un piano d’azione per la produzione e distribuzione di contenuti testuali, audio-video, foto e grafiche su siti web, blog, ecommerce e social che sia coerente con il brand aziendale. Secondo Argentieri, “un errore frequente da parte delle aziende è pubblicare sui social solo contenuti promozionali che, alla lunga, non fanno che stancare il pubblico, con la conseguente penalizzazione da parte della piattaforma”.
Tutto, insomma, ruota attorno alla costruzione di una narrativa. “È fondamentale alternare contenuti diversi e arricchirli con informazioni utili e di intrattenimento perle persone, in una proporzione del “70/30”: 70% di contenuti reputazionali, ispirazionali, informativi e che coinvolgano sempre di più l’audience e 30% di contenuti destinati alla vendita pura”. L’obiettivo è dunque quello di una graduale fidelizzazione del cliente, attraverso un rapporto empatico che si instaura con l’azienda.
L’importante, insomma, è trattare il consumatore come parte attiva del processo. “Non bisogna abbandonare la propria audience per mesi, per poi riapparire sotto Natale con le nuove promozioni: un comportamento di questo tipo non è gradito né dal pubblico, né dagli algoritmi delle piattaforme social che ridurranno la visibilità dei post e le possibilità che il prodotto venga visto e, conseguentemente, venduto”, conclude Federica Argentieri.