(AGENPARL) Roma, 27 agosto – Riceviamo e pubblichiamo la nota del Presidente Onorario della SIS118, dr. Fedele Clemente, in precedenza Direttore del SET118 del Molise e Direttore del DEA di II livello della’Azienda Sanitaria Regionale del Molise, sul tema in oggetto:

“Ho letto, inizialmente con distratta curiosità, l’ultimo comunicato di FIMEUC – Federazione (?) Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza e delle Catastrofi – del 24 agosto 2021 che mi è stato inviato, non so se scientemente o per errore, ma che in ogni caso ha stimolato alcune mie inevitabili riflessioni che, se il testo non avesse riflessi, a mio parere, concretamente “catastrofici”, si sarebbero limitate ad un certo sorriso di benevolenza.

Nel comunicato, al di là degli aspetti autocelebrativi (ci si chiede quali sarebbero state le Società Scientifiche federate che avrebbero delegato FIMEUC ad elaborare standard per il personale impiegato nelle proprie attività), si richiama l’attenzione sulle 450 borse di Specialità in Medicina di Emergenza non assegnate perché, in qualche modo, non sarebbero state “scelte” dai giovani medici, che pare si siano orientati verso altre specialità considerate più attrattive. E da qui nel comunicato parte una disamina sulle motivazioni che renderebbero poco attrattiva la specialità in Medicina di Emergenza ed alle quali si chiede, giustamente, rimedio. Sorprendentemente, poi, invece di fornire indicazioni per agevolare il percorso di specializzazione, si aggiungono altri elementi, di non minore impatto nell’alimentare le perplessità dei presunti medici aspiranti, rappresentati dai suggerimenti sul creare uno specialista da utilizzare (a piacimento di chi e secondo quali criteri?) in un fantomatico ed inesistente “Sistema di Emergenza Integrato”. Si ritiene che ci si riferisca ad un sistema in cui siano strutturalmente fusi il Sistema di Emergenza Ospedaliero e quello Territoriale.

Al di là dell’impossibilità di creare tale fusione strutturale, stanti le sostanziali differenze organizzative ed operative della Medicina Territoriale rispetto a quella Ospedaliera, nonché di finanziamento, ampiamente considerate e regolamentate dalle numerose norme vigenti, si porrebbe il medico specialista in Medicina di Emergenza nella condizione ambigua di dover capire quale sarebbe la sua sede di lavoro. Inoltre si sentirebbe alla mercé di un servizio che oggi potrebbe impiegarlo in un modo e domani in un altro, senza garanzie di specificità.

Cioè, mi sembra che nel vocabolario FIMEUC sia comparsa una nuova definizione, probabilmente in prosecuzione di quella di “medico unico” utilizzata in passato (cioè di medico buono per tutte le salse a disposizione degli umori di chi gestisse l’ipotetico Sistema Integrato di Emergenza, totalitario ed omnicomprensivo) per il quale mi permetto la licenza di richiamare la proprietà transitiva e di definirlo a questo punto medico “integrato”: è evidente che si continua a mancare di riguardo ad una figura professionale che meriterebbe ben altra considerazione.

In buona sostanza, in un modo o nell’altro, FIMEUC non perde occasione per ribadire la sua idea di un assetto egemonico e confusionario dell’emergenza, eludendo le differenze che oggettivamente esistono tra la medicina territoriale e quella ospedaliera e provando a mettere in mezzo a questa distorsione l’incolpevole medico specialista in Medicina di Emergenza. Non sfugge che il tutto sottende ad una visione ospedalocentrica della sanità, secondo concetti arcaici e superati. È comprensibile, a questo punto, che i giovani medici non accettino di buon grado una specialità che, oltre alle difficoltà intrinseche al settore,  li metterebbe in queste condizioni ulteriormente sfavorevoli.

Altrettanto singolare, poi, è la spontanea dichiarazione di aver presentato una propria proposta di legge, facendosene vanto, e dimostrando in tal modo l’arroganza di ritenere di potersi attribuire una prerogativa che invece è specifica dei legislatori componenti il Parlamento.

A tal proposito, invece, è il caso di precisare cha la SIS118 condivide appieno e, per quanto in sua potestà, appoggia il DDL presentato a prima firma dalla Senatrice Maria Saveria Castellone (Riforma del Sistema di Emergenza Territoriale) che, al contrario, rispetta e valorizza di fatto tutto il personale del 118, medici, infermieri ed autisti-soccorritori, figure professionali dedicate che, tra le altre, attraverso il modello dipartimentale, sono valorizzate nelle loro competenze in quanto rese partecipi al governo clinico ed alle scelte strategiche del Sistema di Emergenza Territoriale, essendo prevista nel Comitato di Dipartimento (organo collegiale e deliberante) la rappresentanza di tutte le figure che vi operano, ognuna con piena dignità e con uguale potere decisionale, e non considerate come mera forza lavoro per la disperata necessità di evitare l’impressionante implosione degli organici medici della evidente realtà del Pronto Soccorso nazionale.

Inoltre, a proposito della specialità, lo stesso DDL ne rimarca la necessità per l’Emergenza Territoriale ma, senza prevaricazioni e nel rispetto dei professionisti, prevede uno specialista puro in Medicina di Emergenza, con pari dignità e che si possa confrontare pari grado con tutti gli altri specialisti del panorama sanitario, autorevole e preparato nel suo campo d’azione e, come tutti gli altri, libero di scegliere, in piena autonomia a seconda delle inclinazioni individuali, il settore inerente la sua branca in cui svolgere la propria attività, sul territorio oppure in ospedale, potendo usufruire di tutti i diritti contrattuali già ampiamente previsti dalle norme vigenti (mobilità, trasferimenti, ecc.)

In conclusione, si osserva che l’invito ad assegnare le borse di specializzazione in Medicina di Urgenza al personale medico convenzionato, che si sottolinea essere presente solo nei Sistemi di Emergenza Territoriale 118, vede da oltre 3 anni, e per prima, proprio la SIS118 reiterare tale motivata, più urgente ed inderogabile proposta attuativa alle autorità ministeriali e parlamentari competenti.”