10 Dic 2018
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L’UE non riuscirà a salvare l’Iran dalle sanzioni americane perchè i politici europei non hanno contatto con la realtà

(AGENPARL) – Roma, 19 novembre 2018 – E’ chiaro che ancora è troppo presto per capire quali potranno essere le ripercussioni delle sanzioni degli Stati Uniti d’America contro ‘Iran, principalmente perchè i principali fattori sono molto aleatori.

L’attuale paura dell’OPEC di un eccesso di petrolio nel 2019, come indicato dalle banche di investimento, dalla IEA, dalla VIA e da altri, potrebbe non materializzarsi. I fondamentali del mercato sono ancora forti, soprattutto considerando che le raffinerie statunitensi stanno aumentando la produzione dopo essere usciti dal periodo di manutenzione, mentre la fluttuazione del petrolio iraniano finirà presto non appena le sanzioni inizieranno a farsi sentire.

Tuttavia, una delle principali strade di ‘salvezza’ che sta tentando l’Iran è quella dell’accordo con l’Unione europea, un tentativo per arginare e quindi attenuare gli effetti delle sanzioni USA.

Ora tutto sta nel verificare se il futuro roseo dipinto dai burocrati dell’UE corrisponda al vero, anche se gli scenari illustrati presentano gravi lacune, infatti la realtà è estremamente desolante.
Gli sforzi europei per proteggere il commercio con l’Iran contro gli Stati Uniti d’America, come risposta alle sanzioni statunitensi, stanno cozzando contro gli scogli. I politici europei sembrano non essere in contatto con la realtà non solo nei mercati, ma anche riguardo all’atteggiamento di molti dei suoi paesi membri. I politici europei, che lavorano per lo più nei loro brillanti uffici a Bruxelles e Strasburgo, sembrano vivere in una torre d’avorio, dato che nessun vero sostegno pratico per tutte le loro misure è stato mostrato nei rispettivi stati membri.

L’ultimo fattore che mostra la debolezza dell’approccio UE all’Iran è il fatto che nessun singolo paese europeo è disposto a ospitare la cosiddetta Special Purpose Vehicle (SPV) perché temono l’ira dell’influenza americana.

Le Special Purpose Vehicle sono società, o altro soggetto giuridico diverso dalla banca, costituite per veicolare attività finanziarie cedute da terzi, in particolare con lo scopo di effettuare una o più cartolarizzazioni. L’attività svolta è diretta esclusivamente a veicolare attività finanziarie cedute da terzi. La struttura della società veicolo è volta a isolare le obbligazioni della società stessa da quelle del cedente

Washington nella Realpolitik e nei mercati è ancora molto più forte nel suo complesso e persino dal punto di vista bilaterale di quanto Bruxelles non voglia ammetterlo. Le principali potenze europee – Gran Bretagna, Germania e Francia – stanno attualmente facendo pressioni sul membro dell’Unione europea di minoranza, il Lussemburgo, per ospitare la SPV. Quest’ultimo tuttavia è già condannato, in quanto non solo l’influenza di Londra sul Lussemburgo è minima, ma il piccolo stato membro dell’UE può nascondersi dietro il rifiuto dell’Austria di ospitare la SPV. Bruxelles mostra un volto coraggioso, ma è probabile che i paesi membri dell’Europa dell’Est e dei Balcani rifiutino i piani SPV, mentre Italia e Spagna sono ancora in un limbo.

L’SPV attualmente è visto come la chiave di volta delle mosse dell’UE per salvare non solo i loro scambi con l’Iran, ma anche l’accordo generale JCPOA. Attualmente, Bruxelles e i suoi principali sostenitori, Parigi e Berlino, stanno cercando di mantenere l’accordo JCPOA in atto, mettendo a rischio uno scontro diretto non solo con gli Stati Uniti, ma con la maggior parte del mondo arabo.

La SPV dovrebbe facilitare le transazioni finanziarie per le aziende che desiderano mantenere relazioni commerciali con l’Iran, in conformità con la legge europea”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri francese, Agnes Von der Muhll nel mese scorso alla Reuters.

Anche con il pieno sostegno dell’UE, la SPV, secondo la maggior parte degli analisti, non proteggerà le aziende e le banche dell’UE dalle sanzioni statunitensi, perchè saranno considerevoli, sicuramente molte di più di quanto gli attuali volumi commerciali Iran-UE sarebbero in grado di produrre.

Un eventuale fallimento della proposta SPV dell’UE sicuramente farà scaldare il mercato molto presto. La principale linea di ‘sopravvivenza’ dell’Iran al momento è molto debole, infatti i mercati asiatici continuano ad acquistare greggio e prodotti iraniani, ma sembra che stiano per azzerare le importazioni di greggio quando cesseranno le attuali deroghe statunitensi. Allo stesso tempo, gli effetti della decisione del sistema finanziario internazionale SWIFT di non consentire più accordi con l’Iran hanno già rallentato significativamente gli scambi con l’Europa.

Per l’Iran, il futuro sembra oscuro. Un fallimento europeo verrebbe considerato un tradimento e forse la fine dell’accordo JCPOA. Ci si dovrebbe aspettare una reazione iraniana a questo, in quanto un tale fallimento rafforzerebbe gli intransigenti di Teheran.

Bisognerà attendere per capire con estrema chiarezza la forza dell’Iran di aggirare le sanzioni statunitensi, questa è ‘chiave’ che consentirà di valutare gli scenari percepiti di eccesso di produzione di petrolio. E palese che leader dell’OPEC l’hanno messa già in contro per poi istituire un accordo sul taglio della produzione all’inizio di dicembre a Vienna. La situazione iraniana sarà più chiara entro quella data, lasciando all’Arabia Saudita, alla Russia, agli Emirati Arabi Uniti e ad altri ancora più spazio per contrastare in modo reattivo una vera e propria eccedenza di petrolio nel 2019.

Ecco quindi spiegato che ci sono molte incognite, soprattutto capire la posizione e la forza dell’Unione europea.

Il fatto che già alcuni importanti importatori di petrolio iraniani in Asia siano stati molto conformi alle minacce degli Stati Uniti, come la Corea del Sud, dovrebbe essere un segnale che, anche senza un approccio multilaterale delle sanzioni, Washington è ancora in grado di ‘piegare’ l’Iran.

And last but non least la moneta corrente per le transazioni internazionali è il dollaro, ivi compreso il petrolio.

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