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L’ALTRO WEST DI MORRICONE NEL TEX MAGAZINE 2021!

(AGENPARL) – MILANO (ITALY), gio 21 gennaio 2021

Sulle pagine del nuovo Tex Magazine 2021 potete leggere il nostro ricordo di Ennio Morricone. Nel nostro sito internet abbiamo invece pensato di offrirvi una piccola track-list che permette di scoprire e amare alcuni tra i brani western meno conosciuti tra quelli composti dal grande musicista e direttore d’orchestra romano, ma non per questo meno degni di ascolto. Anzi, secondo il modesto parere di chi scrive, i suoi lavori migliori li ha creati proprio al servizio di registi come Sergio Corbucci, Sergio Sollima, Giulio Petroni.

Lo spazio ci consente anche di citare i suoi collaboratori più fidati che hanno fornito un forte contributo alla creazione di queste colonne sonore leggendarie. Primo fra tutti, il maestro Bruno Nicolai, per anni braccio destro inseparabile, arrangiatore e compositore. Dopo la separazione, ha continuato da solo, sfornando ottime colonne che non sfigurano accanto a quelle del più conosciuto  ex partner (sentitevi, come assaggio, il tema principale di “Gli fumavano le Colt… lo chiamavano Camposanto“), eseguito  da Alessandro Alessandroni, chitarra acustica  e fischio, Daysy Lumini, fischiatrice in seconda, Enrico Ciacci (il fratello di Little Tony, suoi gli assoli di chitarra elettrica nel brano dei titoli di testa di “Per un pugno di dollari”) e le sue schitarrate. Per concludere, le voci di Peter Tevis, Christie, Edda Dell’Orso, Gianna Spagnuolo. Senza di loro, la magia non sarebbe stata possibile.

Alcuni film presenti in questo elenco comprendono più brani da ascoltare. Inoltre, citiamo tutti i furti grandi e piccoli effettuati dal super-fan Quentin Tarantino per i suoi film, prima di poter usufruire di una soundtrack tutta sua. In fondo, Ennio Morricone ha sempre considerato le sue opere come Musica Assoluta, apprezzabili anche al di fuori del film per cui sono state originalmente composte.

1.A Gringo Like Me
da “Duello nel Texas” (1962) di Ricardo Blasco

Primo incontro con il western. Morricone è obbligato a fornire qualcosa di molto simile al brano di apertura de “I magnifici sette” di Elmer Bernstein, allora di moda. E lui esegue, con l’aiuto della voce di Peter Tevis.

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2.Pastures of Plenty
con la voce di Peter Tevis

Arrangiamento di una canzone di Woody Guthrie di cui si conserva solo il testo. Basta un secondo di ascolto per riconoscere il brano “Titoli”, ossia il  tema principale di “Per un pugno di dollari”.

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3.Lonesome Billy
da “Le Pistole non discutono” (1964) di Mario Caiano

Una ballad di incredibile purezza. Strano che la canzone (ancora con la voce di Peter Tevis) sia famosa oltreoceano, mentre del film non rimane alcun ricordo. Probabilmente la sua fama postuma è nata dopo essere stata inserita nella colonna sonora di un  successo comico del 2013, “Anchorman 2 – Fotti la notizia”, con Will Ferrell. Per farsi un’idea della popolarità, basta dare una scorsa alle numerose cover del brano presenti su YouTube, dalla versione acustica e casalinga di FatBoy Slim a quella per fisarmonica di Bill Janovitz,  da quella per orchestra sinfonica, cantata dal tenore Peter Shea, accompagnato dal chitarrista Pete Blanchard, fino ai mielosi videoclip casalinghi dedicati al coniglietto di casa che ovviamente si chiama proprio Billy!

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4. Tre brani
da “La resa dei conti” (1966) di Sergio Sollima

In “Run Man Run!” la  voce squillante e capace di note impossibili della cantante Christie (Maria Cristina Brancucci) ricorda la miglior Mina.

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The Virdict” accompagna il primo dei due duelli finali presenti nel film. Qui si affrontano lo sceriffo Jonathan Corbett (Lee Van Cleef) e il barone austriaco Von Schulenberg (Gérard Herter), killer di fiducia del latifondista Brockston, vera eminenza nera di tutto. A commentare la scena, un arrangiamento in stile mariachi di “Per Elisa” di Beethoven. In “Bastardi senza gloria” (2009), Tarantino lo usa per presentare in scena il colonnello Hans Landa.

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The Surrender” è il brano composto per la seconda e ultima sfida, ossia lo scontro apparentemente impari tra la pistola di un gringo (Angel del Pozo) e il coltello del peon Cuchillo Sanchez (Tomas Milian). Sempre in “Bastardi senza gloria”, si rivela il  biglietto da visita perfetto per l’entrata in scena dell’Orso Ebreo (Eli Roth), abituato a sfasciare le teste ai nazi con la sua mazza da baseball. 

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5. Tre brani
da “Navajo Joe” (1966) di Sergio Corbucci

The Return of Joe” e “Silhouette of Doom” raccontano la sete di vendetta da parte del protagonista, un navajo al quale alcuni cacciatori di scalpi hanno sterminato la tribù, moglie compresa.

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After the End” è la triste conclusione che vede lo stallone di Navajo Joe galoppare libero verso il tramonto, mentre la splendida voce di Gianna Spagnuolo sottolinea l’atmosfera di sconfitta.

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Tutti e tre i brani sono usati da Tarantino in momenti cruciali di “Kill Bill volume 2”.

6. “Un monumento”
da “I crudeli” (1967) di Sergio Corbucci

La tromba di Nunzio Rotondo in un brano che sembra una marcia militare fatta apposta per gli sconfitti. Non a caso, Quentin Tarantino lo usa in “Django Unchained” nella lugubre scena del funerale in notturna dello schiavista Calvin Candie (Leonardo di Caprio).

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7.Death Rides a Horse
da “Da uomo a uomo” (1967) di Giulio Petroni

Chitarra, flauto e macabro coro per un lunga doppia vendetta da parte dei due  eroi del film: il vecchio (Lee Van Cleef) e il giovane (John Phillip Law), entrambi con gli stessi nemici da castigare. In “Kill Bill volume 2”, dà il ritmo ideale al massacro dei Novantanove Folli da parte della Sposa in trasferta giapponese.

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8. Due brani
da “…E per tetto un cielo di stelle” (1968) di Giulio Petroni

Chitarra, fischio e un banjo scordato per una magnifica ballad di dolcissima tristezza, “Harry’s Ranch“, a commento della più bella scena d’apertura del West nostrano.

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I passeggeri di una diligenza vengono massacrati senza pietà. La macchina da presa passa in rassegna i cadaveri innocenti con i loro sguardi ancora stupiti di dover morire proprio quel mattino, fino a indugiare sul volto di una ragazza che si copre di un velo di sabbia trasportato dal vento. Una mano maschile accarezza la guancia fredda, togliendole lo strato sabbioso. La mano appartiene a Billy (Giuliano Gemma). Gli assalitori cercavano proprio lui (ci sono di mezzo vecchi conti da regolare), ma per fortuna Billy non ci è mai salito, su quel veicolo di morte. Al suo posto ci sono andati di mezzo i viaggiatori. Il minimo che può fare è scavare una fossa per ciascuno. E proprio mentre sta faticando col badile, si accorge che qualcuno lo sta guardando. È Harry (Mario Adorf), un cercatore d’oro, forte di muscoli, ma lento di cervello. Tra i due non c’è bisogno di parlare, basta lo sguardo. E anche Harry impugna il suo badile. Finite le “esequie” i due, sempre senza sprecare un respiro, se ne vanno ognuno per la propria strada. Ma il destino li farà incontrare di nuovo.

In “Chased“, invece, un violino volutamente stonato e due note di chitarra elettrica, ai quali si aggiunge un’intera orchestra per un brano di pura azione facile, ma indimenticabile.

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9. “L’arena”
da “Il mercenario” (1968) di Sergio Corbucci

Il duello a tre de “Il buono, il brutto, il cattivo” e la musica che lo sostiene sono un modello di unione tra note e immagini difficilmente eguagliabile. Ma in questo “tortilla movie” (gli pseudo-western ambientati nei primi del Novecento durante l’ennesima revoluciòn messicana), lo showdown che vede in scena un trio di personaggi (due buoni, uno cattivo) si svolge in un’arena per corride, ed è composto da Paco Roman (Tony Musante), ex ribelle che ora si guadagna da vivere facendo il clown che precede i toreri e Ricciolo (Jack Palance), malvagio cacciatore di rivoluzionari. A sorvegliare che tutto si svolga regolarmente, senza scherzetti sleali, c’è Sergei Kowalski detto “Il Polacco” (Franco Nero), la pistola in vendita che dà il titolo al film.

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Il brano, composto insieme a Bruno Nicolai come tutta la colonna sonora, è incentrato sulla ripetizione dello stesso motivo, arricchito a ogni passaggio da nuovi strumenti (stile “Bolero” di Ravel, per intenderci). La regia di Corbucci e il ritmo del montaggio dato da Daniele Alabiso rendono  questa scena il secondo “triello” da ricordare dopo quello leoniano. L’eroico sforzo compiuto dalla Sposa in “Kill Bill volume 2” per evitarsi il triste destino di morire sepolta viva è commentato da questo brano. Inoltre, la morte di Ricciolo è identica (lo stesso garofano bianco che si macchia di rosso) a quella di Calvin Candie (Di Caprio) in “Django Unchained”.

10. “Il silenzio”
da “Il ritorno di Ringo” (1965) di Duccio Tessari

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Con la tromba di Michele Lacerenza, “Il silenzio” è un arrangiamento del brano militare che onora i caduti, che Clint Eastwood utilizza nel finale del suo “American Sniper”.

Maurizio Colombo

Tex Magazine 2021“, con una storia di Pasquale Ruju e Mario Rossi e una di Mauro Boselli e Stefano Biglia. Copertina di Claudio Villa. Dal 23 gennaio in edicola.


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Fonte/Source: https://www.sergiobonelli.it/news/2021/01/21/gallery/l-altro-west-di-morricone-nel-tex-magazine-2021-1009098/

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