(AGENPARL) – ven 30 luglio 2021 Riforma giustizia, Confsal UNSA: “Atto pilatesco che non affronta problemi strutturali”
Battaglia: “Riforma da terzo mondo, che non risolve criticità segnalate da lavoratori e magistrati”
“Mentre in un imbarazzante teatrino della politica i partiti litigano per attribuirsi i meriti di una riforma inconsistente, ancora una volta al sindacato tocca l’amaro compito di battersi il petto come Cassandra per ricordare a tutti quali sono i problemi reali della giustizia italiana. Ci riferiamo alle questioni che riguardano i cittadini e i lavoratori, non di certo all’imbarazzante dibattito sugli sconti di pena per chi patteggia e al comitato scientifico che vigilerà sullo lo smaltimento degli arretrati. La verità è che la riforma della giustizia non andava bene prima e non va bene ora, perché non affronta le criticità che vengono denunciate da tempo”.
Lo afferma Massimo Battaglia, segretario della federazione Confsal UNSA, prima sigla sindacale del comparto Giustizia.
“La riforma cerchiobottista varata dal Governo non affronta i problemi strutturali della giustizia, come quello del personale, ridotto ai minimi termini e demotivato da retribuzioni medio-basse e da ritardi di tre anni nell’erogazione del salario accessorio. Con i tribunali e gli istituti penitenziari al collasso e, soprattutto, con le difficoltà legate alla gestione del lavoro quotidiano, sarebbe forse prioritario rendersi conto della situazione in cui versano migliaia di dipendenti e di magistrati di tutta Italia. Siamo di fronte ad una non-riforma, ad un atto di mediazione pilatesco e in quanto tale malriuscito, che sembra scritta dai soliti non addetti ai lavori, gente incapace di ascoltare cittadini e lavoratori dopo anni di promesse inutili. E’ la triste fotografia di un Paese da terzo mondo, senza offesa per il terzo mondo. Ecco perché abbiamo dichiarato lo stato di agitazione del personale e stiamo organizzando una manifestazione a Roma per il mese di settembre”.