(AGENPARL) – ven 18 giugno 2021 Padova, 18 giugno 2021
CRISTIANESIMO ED EMANUELE SEVERINO
Il Seminario dal titolo “Cristianesimo e Emanuele Severino: quali possibilità di confronto? Approcci filosofici e teologici”, realizzato in collaborazione tra la Facoltà Teologica del Triveneto e il Master in Death Studies & The End of Life del Dipartimento FISPPA dell’Università degli Studi di Padova, proposto per giovedì 24 giugno alle ore 9.00 su piattaforma zoom (https://bit.ly/33NxYzh) offre un ampio spazio di riflessione di rilevanza nazionale e internazionale sul rapporto tra Cristianesimo e il pensiero del grande filosofo.
Attraverso le relazioni di importanti esperti si intendono approfondire alcuni temi del pensiero di Emanuele Severino che hanno dato vita a una accesa discussione in ambito accademico e nella Chiesa. L’appuntamento è l’ultima tappa di un dialogo/confronto iniziato dodici anni fa, nei primi mesi del 2009, proprio all’Università di Padova tra Emanuele Severino e Angelo Scola, entrambi allievi dello stesso maestro dell’Università Cattolica di Milano, il filosofo Gustavo Bontadini.
«Sembrava che tra il Cristianesimo e il pensiero rigorosissimo di Emanuele Severino non potesse darsi alcuna possibilità di conciliazione. Era il 20 marzo del 2009 – dice la Professoressa Ines Testoni – quando cominciò, proprio all’Università di Padova, un percorso che prometteva un cambiamento. Il Master in Death Studies & The End Of Life dell’Università di Padova diretto da me e la Facoltà Teologica del Triveneto sotto la presidenza di Andrea Toniolo, infatti, decisero di organizzare un dialogo tra il Cardinale Angelo Scola e il filosofo bresciano, dal titolo “Morire tra ragione e fede”. Con quell’incontro l’Ateneo di Padova mostrò che il confronto non è mai temibile, neppure quando in gioco ci sono i difficili temi che riguardano la gestione dei confini tra la vita e la morte».
Sul Corriere della Sera, Emanuele Severino firmava proprio il 20 marzo 2009 un articolo il cui incipit era questo “Quando incomincia la vita umana? Quando finisce? Cosa significa «vita umana», «uomo»? Pressoché assente, invece, quest’altra domanda: «Esiste l’uomo?». Certo, essa sembra paradossale, un perditempo fuori luogo. Sanno tutti che un uomo è un corpo che agisce e si esprime, guidato da sentimenti e pensieri. Di uomini ne vediamo tanti ogni giorno. Ma a rendere umano un corpo sono quei sentimenti e pensieri; che però non si lasciano vedere, toccare, sperimentare, nemmeno nell’amore più profondo. Se ne deve congetturare il contenuto, l’intensità, la provenienza, la direzione. A volte si coglie nel segno; a volte no. Nella vita quotidiana, comunque, non ci si rende conto che l’esistenza stessa dei sentimenti e pensieri altrui, dunque l’esistenza stessa dell’uomo, è una congettura. Dell’uomo, dico, ossia del «prossimo» e di me stesso in quanto mi credo radicalmente legato al mio prossimo. Tanto poco «evidente», l’esistenza dell’«uomo», quanto lo è l’esistenza di «Dio». La filosofia lo sa da tempo, anche se una delle questioni più complesse è appunto il significato dell’«evidenza»”.
Dalle stesse pagine, il giorno successivo, il quotidiano pubblicò ampi stralci dell’intervento di Scola: “Misurarsi con la morte come dimensione decisiva dell’esperienza umana originaria (sommariamente concepita nella sua dimensione trascendentale – rapporto dell’io col reale fondato sulla capacità dell’umana ragione di ospitarlo – e in quella categoriale – affetti, lavoro e riposo) rappresenta un’insopprimibile condizione dell’uomo di ogni tempo. Anche oggi, epoca in cui l’uomo è tentato di considerarsi “solo come il suo proprio esperimento”, gli strabilianti tentativi della tecnoscienza di allungare la vita occultando la morte non riescono a liberare l’uomo dal rumore di fondo che questa imprime a tutto l’arco della sua esistenza. Rumore che dice di una condizione strutturale su cui grava un destino di totale spossessamento, che chiede a sua volta di essere interpretato in rapporto all’ “unità dell’esperienza” e alla sua domanda di senso: spossessamento significa con Heidegger impossibilità ultima di tutte le possibilità oppure spazio “vuoto” per una possibilità ulteriore e nuova? Possibilità che nella condizione dello spossessamento non potrebbe essere che “donata”. Si capisce pertanto che il morire, proprio investendo la struttura antropologica originaria, chiami in causa l’intreccio di ragione e di fede. E la ragione adeguatamente intesa non può negare a priori cittadinanza all’esperienza cristiana, considerata nell’elemento di continuità/discontinuità con l’esperienza umano/religiosa. Domandiamoci allora: che cosa chiede l’uomo (il paziente) quando chiede la salute? La risposta a questa domanda, consapevole o meno, determina il modo concreto di affrontare la malattia e la morte”.
«Quando è in primo piano l’essenza dell’umano, ossia l’intelligenza e la capacità di ragionare secondo intelletto, svanisce qualsiasi paura e su questa via è possibile trovare le risposte più difficili in cui ognuno si senta rispettato in quanto soggetto. Da allora ad oggi lo studio da parte del mondo cattolico e da parte dei filosofi è continuato – sottolinea Ines Testoni -. Subito dopo la morte di Severino si è quindi istituito tra la Facoltà Teologica, nuovamente sotto la presidenza di Andrea Toniolo, e il Master dell’Università di Padova un seminario permanente che confronta i due territori di pensiero, entrambi rivolti al tema della “verità”. L’intenzione è quella di non dare per scontato che non si diano passaggi e risoluzioni, perché i ponti – conclude Testoni – sono sempre la risposta vincente specialmente sulle questioni più importanti che riguardano l’esistenza».
Giovedì 24 giugno alle ore 9.00, dopo i saluti di Andrea Toniolo, Preside Facoltà Teologica del Triveneto, Egidio Robusto, Direttore Dipartimento FISPPA dell’Ateneo patavino, prenderanno la parola Ines Testoni con un intervento introduttivo sul dialogo tra Cristianesimo e Severino dinanzi alla morte, Pierangelo Sequeri, Presidente Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, su “Ethos e destino: la decisione dell’origine”, Piero Coda, Istituto Universitario Sophia – Loppiano di Firenze con “Se il gioco è su un’altra scacchiera”. Sarà poi la volta di Giulio Goggi, Master Death Studies & The End of Life, su “Il senso dell’eterno e la Gloria dell’essente: nello sguardo del “destino” e nel pensiero cristiano”, quindi Alberto Peratoner, Facoltà Teologica del Triveneto, con “Oltre il giudizio di compatibilità. Intersezioni teoretiche e ragioni di convergenza testimoniale tra la filosofia di Severino e il pensiero cristiano”, Giuseppe Barzaghi, Studio Filosofico Domenicano di Bologna, su “Aevum: l’intensità dell’eterno nella successione del tempo”. Alle 11.30 è prevista prima della discussione finale una Tavola rotonda con Fabio Farotti, Michele Lenoci, Massimo Marassi, Leonardo Messinese, Antonio Staglianò, Antonio Stizzi e Francesco Totaro.