(AGENPARL) – ven 18 giugno 2021 XXIII Rapporto AlmaLaurea: laurearsi all’Università di Brescia continua ad aprire le porte del mondo del lavoro
Il tasso di occupazione dei laureati dell’ateneo supera anche quest’anno la media regionale e nazionale
In crescita la percentuale di laureati che considerano il proprio titolo efficace sul posto di lavoro
Brescia, 18 giugno 2021 – Anche quest’anno i dati occupazionali dei laureati triennali e magistrali dell’Università degli Studi di Brescia si confermano superiori alla media regionale e nazionale. In crescita la soddisfazione degli studenti rispetto all’efficacia del titolo, un dato che combina la richiesta della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo, nel lavoro, delle competenze apprese in Università. Ad evidenziarlo è il XXIII Rapporto AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati italiani che ha indagato, delle 76 Università aderenti al Consorzio, le performance formative di 291 mila laureati nel 2020 ed ha coinvolto, per la parte relativa alla condizione occupazionale, 655 mila laureati, di primo e secondo livello, nel 2019, 2017 e 2015 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
L’indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 4.581 laureati dell’Università degli Studi di Brescia. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2019 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2015 e intervistati dopo cinque anni.
«Conseguire la laurea all’Università degli Studi di Brescia continua a rappresentare un requisito privilegiato per l’accesso al mondo del lavoro – commenta il Rettore prof. Maurizio Tira -. Le circostanze particolari del 2020 hanno inciso, a livello generale, sul tasso occupazionale, ma anche quest’anno il tasso di occupazione dei laureati dell’Università degli Studi di Brescia supera la media regionale e nazionale. Inoltre, i nostri laureati considerano il titolo conseguito e il percorso di studi intrapreso sempre più efficaci sul posto di lavoro: un risultato che premia senz’altro la scelta strategica della nostra Università di ampliare e aggiornare l’offerta formativa, con proposte di interesse per il territorio, declinate in maniera innovativa».
I LAUREATI TRIENNALI A UN ANNO DALLA LAUREA
L’indagine ha coinvolto 1.531 laureati triennali dal 2019 contattati dopo un anno dal titolo (nel 2020).
Isolando i laureati triennali dell’Università degli Studi di Brescia che, dopo il conseguimento del titolo, non si sono mai iscritti a un corso di laurea (46%), è possibile indagare le loro performance occupazionali a un anno dal titolo.
Ad un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è dell’87,2%, superiore alla media regionale (75,1%) e a quella nazionale il 69,2.
Il tasso di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) è pari al 6,6% (13% il dato lombardo).
Il 28,4% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 43,2% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il 13,5% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). La retribuzione è in media di 1.359 euro mensili netti.
Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? Cresce la percentuale di chi considera il titolo molto efficace o efficace per il proprio lavoro: quest’anno è l’82%, contro il 75,8% del Rapporto 2020.
I LAUREATI DI SECONDO LIVELLO A UNO E A CINQUE ANNI DALLA LAUREA
I laureati di secondo livello del 2019 contattati dopo un anno dal titolo sono 1.026 (di cui 587 magistrali biennali e 439 magistrali a ciclo unico), quelli del 2015 contattati a cinque anni sono 973 (di cui 541 magistrali biennali e 432 magistrali a ciclo unico).
A un anno
Ad un anno dal conseguimento del titolo, l’81,3% dei laureati di secondo livello del 2019 è occupato (88,4% tra i magistrali biennali e 74,4% tra i magistrali a ciclo unico); la media regionale è pari al 75,7% (77,7% tra i magistrali biennali e 71,9% tra i magistrali a ciclo unico); la media nazionale, il 68,1%. Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 7,5% (5,6% tra i magistrali biennali e 9,6% tra i magistrali a ciclo unico). Il 25,4% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 23,2% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il 27% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 39,3%, 25,5% e 4,9%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 5,4%, 20% e 58,9%. La retribuzione è in media di 1.680 euro mensili netti (1.485 euro per i magistrali biennali e 1.969 per i magistrali a ciclo unico). Cresce di 2,6 punti rispetto allo scorso anno la percentuale di laureati che ritengono efficace il titolo di studio conseguito.
A cinque anni
Il tasso di occupazione dei laureati di secondo livello del 2015, intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo, è in crescita rispetto allo scorso anno: 95,3% rispetto al 94,2% del Rapporto 2020 (98,4% per i magistrali biennali, cresciuti di 5,5 punti rispetto all’anno scorso e 91,6% per i magistrali a ciclo unico, in leggero calo rispetto al 92,9% del 2020); la media regionale è pari al 92,7%, la media nazionale l’87,7%. Il tasso di disoccupazione è pari all’1,9% (1,1% per i magistrati biennali e 2,9% per i magistrali a ciclo unico). Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato sono il 58,1%, mentre gli occupati che svolgono un lavoro non standard sono l’8,2%. Svolge un lavoro autonomo il 27,5%. Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 75,3%, 5,4% e 13,9%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 29,4%, 12,8% e 50,2%. Il lavoro part-time coinvolge il 6,9% degli occupati (4% tra i magistrali biennali e 11,8% tra i magistrali a ciclo unico). Le retribuzioni arrivano in media a 1,796 euro mensili netti. Il 69% degli occupati (+2,9 punti rispetto al 2020) ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo; il 64,7% (+8,1 punti rispetto al 2020) dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università.