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COMUNICATO STAMPA AGGRESSIONI OPERATORI SANITARI: “L’EMERGENZA NON SI FERMA SOLO CON PENE PIù SEVERE”

(AGENPARL) – ven 14 febbraio 2020 Aggressioni operatori sanitari, ULS: “L’emergenza non si ferma solo
con pene più severe”
Assistiamo all’ennesima scelta politica di un Governo che spera di limitare il bollettino di guerra
quotidiano delle aggressioni al personale sanitario con provvedimenti tampone. L’ inasprimento delle
pene e la procedibilità d’ufficio non faranno abbassare i toni e le mani a chi continuerà a veder leso
il proprio diritto alla Salute a causa di tagli perpetrati da anni a risorse e personale – dichiarano dal
Direttivo Nazionale ULS-Unione Lavoratori Sanità -.
Gli operatori sanitari speravano nelle tutele riconosciute dalla qualifica di pubblico ufficiale, status
riconosciuto a portalettere, capotreni e insegnanti di scuole pubbliche ma non a medici, infermieri e
il restante personale sanitario, tra l’altro con il benestare della Consulta delle professioni sanitarie e
socio sanitarie. D’altronde se si dovesse pensare di fermare atti violenti, aggressioni verbali e fisiche
con il codice penale appeso nelle corsie o nei Pronto Soccorso, ci si scontrerebbe con la realtà un
tantino diversa che affrontano i Lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale da 10 anni a questa parte.
La realtà – sostiene il Sindacato ULS – è quella insostenibile che ben conosce chi deve dare risposte
ai bisogni di una popolazione sempre più anziana con dati alla mano che fanno rabbrividire. Meno
40mila posti letto ospedalieri e meno 35mila unità di personale in dieci anni a questa parte. La
chiusura di quasi 200 ospedali e 1000 presidi di specialistica ambulatoriale in una decade hanno
depauperato drasticamente l’offerta sanitaria ai cittadini. Il risultato, sebbene esemplificato a volte
sotto spinte di cambiamenti culturali in peggio, è invece un livello di esasperazione della popolazione
che trova ingiustificato sfogo contro coloro i quali sono vittime anch’esse di anni di tagli e
riconversioni inutili dettate dalla spending review e dal D.M. 70/2015. Non tutte le fasce di reddito
però possono comprendere a fondo lo stato di esasperazione che scaturisce in violenza quando,
per opportunità consolidate, ci si trova su una barella di un pronto soccorso in attesa di un posto
letto. O quando per prenotare un esame diagnostico tramite Cup le cifre dei mesi di attesa sono
doppie.
Non riteniamo che improvvisamente ci sia stato una virata sociale violenta della popolazione italiana
contro gli operatori sanitari, rei unicamente di essere pochi, stremati, mal pagati e con sempre meno
posti letto a disposizione. Invitiamo le forze in campo – concludono dal Direttivo Nazionale ULS- ad
affrontare il problema in un’ottica obiettiva, senza pannicelli caldi che non scoraggeranno nessuno
da attuare comportamenti aggressivi o peggio ancora violenti verso chi, in condizioni di estrema
difficoltà, si impegna tutti i giorni a garantire con i fatti quanto stabilito dall’art. 32 della nostra
Costituzione.
Roma, 14/02/2020
Il Direttivo Nazionale ULS
Sito internet www.sindacatouls.it

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