(AGENPARL) – gio 05 agosto 2021 Sindacato di Polizia Penitenziaria
Segreteria Generale
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DI GIACOMO (S.PP.): adesso la riforma della giustizia non si fermi ai Tribunali ed
entri nelle carceri
“La riforma della giustizia non può limitarsi alle aule dei Tribunali ma deve
entrare nelle carceri. Aspettiamo adesso che gli impegni che ha preso la
ministra Cartabia dopo la visita del 14 luglio a Santa Maria Capua Vetere,
insieme al Premier Draghi, si trasformino in provvedimenti ed atti recuperando il
tempo perduto dai precedenti Governi”. Lo afferma il segretario del S.PP. Aldo Di
Giacomo ricordando che “l’ultimo tentativo di riforma del Corpo di Polizia
Penitenziaria risale al 1990 alla legge 395 che ha introdotto qualche novità in un
avvio di processo di riforma rimasta incompiuta per la responsabilità di tutti i
Ministri alla Giustizia che hanno preceduto la Cartabia”.
“Tra le promesse contenute nell’intervento a Santa Maria Capua Vetere, come
abbiamo avuto modo di ascoltare dalla diretta tv – ricorda il segretario del
sindacato penitenziari – ci sono nuove assunzioni per la polizia penitenziaria, la
costruzione di 8 nuovi padiglioni con i fondi comunitari, programmi di
formazione per il personale. E’ da anni che segnaliamo una carenza di dotazione
organica che va oltre 5mila nuovi posti se si vuole realmente superare le attuali
condizioni massacranti di lavoro che vanno oltre i turni senza riposo e
riguardano la sicurezza del personale penitenziario.
Ci aspettiamo inoltre programmi adeguati per formazione ed aggiornamento
professionale di uomini e donne in divisa che nelle intenzioni del Governo
dovrebbero aiutare a far sì che la pena sia finalizzata al recupero sociale del
detenuto come prevede la Costituzione e non sia fine a se stessa. Un obiettivo
più che condivisibile e più facile da dire che da realizzare senza strumenti e
strutture adeguati.
Ci sono poi due “nervi scoperti” del sistema penitenziario attuale: i detenuti con
problemi psichiatrici e quindi il problema della salute mentale in carcere; la
presenza nelle celle di alcune decine di bambini con le madri detenute che è
un’offesa alla coscienza civile del Paese.
Sappiamo bene che riaffermare la presenza dello Stato in carcere – continua Di
Giacomo – non è facile perché c’è la necessità di resettare tutta l’attività dei vari
Ministri di Grazia e Giustizia che si sono succeduti in tanti anni. Gli effetti di
decenni di sottovalutazioni, provvedimenti scoordinati, direzione del DAP
inadeguata sono a tutti evidenti.
Se il sistema carcerario non funziona nel nostro Paese non è certo a causa di
rivolte di detenuti o di fatti come quelli di Santa Maria Capua Vetere che sono
solo la spia di un profondo malessere che ha antiche motivazioni chiaramente
individuabili e da risolvere senza dimenticanze o strumentalizzazioni o
sottovalutazioni. Per una vera riforma del sistema continuiamo a ribadire la
piena disponibilità a concorrere a migliorare proposte, progetti, programmi della
Cartabia tenuto conto della conoscenza diretta del pianeta carceri con una
priorità sempre più urgente: si metta fine al clima di delegittimazione e di odio
che sta montando da mesi contro il personale penitenziario”.